Questo nuovo anno 2016

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Don Camillo Perrone

Don Camillo Perrone

Tutti si affannano per preparare un anno migliore al nostro Paese; o, almeno dicono di farlo: se poi lo facciano veramente è un altro paio di maniche. Tutti: governo, sindacati, partiti, economisti, giornalisti, ecc. Tutti hanno le loro ricette più o meno miracolose per far andare le cose meglio ed ognuno cerca di venderle come meglio può e sa.

Noi non abbiamo ricette belle e pronte. Soprattutto non crediamo che per rendere migliore il 2016 rispetto al 2015 basti risolvere o almeno avviare a soluzione i problemi economici che ormai da tempo travagliano il nostro Paese. Siamo infatti convinti che la crisi è più profonda, che è una crisi morale (crisi di valori) e che le soluzioni economiche e strutturali pure necessarie, doverose ed urgenti non valgano da sole a scalfirle. Anche perché la crisi morale in cui siamo precipitati non è figlia della crisi economica (come qualcuno crede) Ma è figlia del materialismo sfrenato, del ributtante egoismo, del relativismo e soprattutto della corsa asmatica al denaro, al potere e al sesso.

Il nostro modo di vivere quindi è caratterizzato da un’orgia consumistica che porta a una crescita illimitata di bisogni da soddisfare, di beni da consumare e accumulare, di traguardi da raggiungere a ogni costo e a qualunque prezzo.

Si sono persi quei valori morali che per generazioni sono stati i pilastri sui quali poggiava la famiglia e l’intera società. A sentire i mass media, sarebbe da credere che la nostra società stia vivendo una regressione in termini di de-civilizzazione, di imbarbarimento dei costumi e dei rapporti relazionali, da destare non poche preoccupazioni.

In effetti, sembra di essere dinanzi a situazioni e problemi che pare ci sovrastino, ma che non potranno mai essere risolti se non a partire dal basso, dall’impegno di ogni singola persona, di ognuno di noi, attraverso un lavoro di conversione e di liberazione da ciò che inquina il nostro spirito, la nostra anima, che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi e a non guardarci in faccia. Nel cuore di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il male, e ciascuno deve innanzitutto prima di giudicare gli altri sentire il dovere di migliorare se stesso. È indispensabile la presa di coscienza che siamo tutti “attori” e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha influsso sugli altri. Purtroppo, la nostra vita sociale è divenuta troppo superficiale e non riusciamo a percepire la profondità delle dinamiche collettive, per cui le persone sono solo degli “altri”, corpi senza anima o oggetti senza volto, scambiabili e consumabili. Necessita spezzare la logica di un sistema culturale univoco e perverso, di cui si subiscono tutte le contraddizioni e le perversioni, proponendo un’alternativa credibile che riaffermi i valori evangelici della fraternità, della carità, della comprensione e del dialogo, pur confidando nel Signore Dio che ci salva e ci libera da ogni determinismo e sventa i foschi pronostici dei cosiddetti esperti.

Il 2016 potrà vedere il nostro Paese avviarsi fuori dal tunnel oscuro della crisi economico-sociale in cui versa, se lo vedrà avviarsi fuori dal tunnel ancora più oscuro della crisi morale in cui è precipitato. Le strade da battere sono parecchie e tutte importanti. Occorre intanto che ognuno ricominci a pensare ai propri doveri prima e più che ai propri diritti; occorre finire di ingannare noi stessi e gli altri, dileguando le cortine fumogene degli inganni reciproci; delle falsificazioni ideologiche, delle manipolazioni della verità operata a fini di parte; occorre ridare agli uomini una coscienza personale e per questo occorre uscire dalle gabbie dell’economicismo.

Purtroppo la nostra civiltà è radicalmente abnorme poiché si lascia corrodere da una sempre più grave involuzione dei valori ideali, civiltà segnata dalla dirompente contraddizione del progresso e del regresso. E’ una grave iattura per cui urge reagire e andare controcorrente.

E’ la coscienza di tutto un popolo – il nostro popolo e ciascuno di noi che ne facciamo parte – che è da ricostruire.

 

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