Il BAIL-IN entra in vigore. E il crac delle quattro banche?

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Ernesto Calluori

Ernesto Calluori

Esistono dei diritti che spettano ai cittadini. Il primo diritto è a fronte dell’arroganza del potere finanziario e degli Istituti di Credito che hanno negato il potere della conoscenza ai risparmiatori sui rischi delle operazioni finanziarie, in particolare sulle obbligazioni. Solo oggi si legge nei dispositivi della Banca d’Italia che la vendita di qualsiasi prodotto deve essere accompagnata da una informazione semplice e comprensibile. Non è mai stato così. I risparmiatori vengono generalmente rassicurati a voce da qualche funzionario o impiegato e firmano kili di carte incomprensibili. E’ stata introdotta la nuova norma dell’Unione europea chiamata Ball-in che sta a significare “garanzia interna” di una banca in dissesto finanziario, accollando i costi a carico di azionisti, obbligazionisti e correntisti al di sopra della soglia di 100mila euro. Tuttavia, la crisi delle quattro banche risale intorno al 2012 e la vigilanza della Banca d’Italia ha fatto scattare le misure previste dal Testo Unico Bancario (TUB). Le banche sono state commissariate. Per la banca d’Etruria, invece, il commissariamento è stato disposto solo nel mese di febbraio 2015, dopo che la stessa era stata trasformata in SpA. Le vicende sono precipitate e, quindi, con provvedimenti di urgenza le banche sono state ammesse alle procedure di risoluzione europea, introdotta il 16 novembre 2015 nel nostro Paese. Le banche, in mancanza di questa legge, sarebbero state assoggettate come una procedura dagli aspetti liquidatori di LCA previsto nel Testo unico. Sono seguiti vari contatti con la Commissione Europea, sfociati in una lettera ufficiale al Ministro dell’Economia e delle Finanze, con la quale, pur nel formale rispetto dell’autonoma decisione del Governo, si downloadsuggeriva di limitare al massimo l’intervento ausiliare dello Stato, ricorrendo al Fondo di risoluzione nazionale, costituito dai contributi interbancari. La Banca d’Italia, d’intesa con il Ministero delle Finanze, ha scelto la procedura di costituzione di quattro enti-ponte, con denominazione uguale a quella delle banche in risoluzione con l’aggiunta della parola “NUOVA”. Queste nuove banche, una volta ristabilito la loro piena attività bancaria e finanziaria, saranno cedute con immaginabile plusvalenza, a operatori d’intermediazione finanziaria interessati. La liquidità necessaria (3,6 miliardi) è stata fornita da tre banche che hanno finanziato il Fondo a tasso di mercato, divenendo titolare dell’intero capitale delle nuove costituite. Una volta effettuata questa vendita, le banche in risoluzione saranno cancellate dall’ordinamento giuridico. Allo scarico di responsabilità susseguito, verso l’anello superiore o inferiore, ha fatto seguito – viva Dio – la dichiarazione di Matteo Renzi alla conferenza di fine anno “serve un foglio con tre cose scritte chiare e non fare firmare 47 documenti incomprensibili”. Questo scandalo, alla fine, viene classificato nella categoria delle mele marce in albero sano.

 

           

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