Così nasce “frammenti di memoria”

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Vincenzo Viceconte

Vincenzo Viceconte

Quando, nel dicembre 2003, mio zio Antonio (fratello di mia madre), dopo una conversazione sul tema del valore della fotografia nell’ambito locale, mi portò nella vecchia soffitta della sua casa di Francavilla sul Sinni, ereditata dal padre, non avrei mai immaginato che, da lì a poco, sarei entrato in possesso di un patrimonio iconografico di incommensurabile valore.

Da un baule riposto in un angolo del sottotetto, infatti, mio zio tirò fuori due scatole di cartone di antica fattura al cui interno vi erano una decina di contenitori con oltre un centinaio di lastre fotografiche a gelatina di bromuro d’argento marca “Cappelli”, “Westendorp & Wenner” ed “ELSA”, nonché alcune decine di negativi di celluloide.

Lì per lì, pensai che quelle lastre fossero “pezzi da museo” e niente più, ma quando cominciai a vedere che, invece, erano impressionate e vi si notavano, pur se in maniera indistinta, ombre di persone singole o in gruppo, uomini con forconi, processioni religiose, oltre a vari angoli del nostro paese, capii che si trattava di un ritrovamento eccezionale, anche se andava verificata la qualità delle immagini impresse.      

Mio zio mi disse che quelle lastre erano state realizzate da mio nonno, Vincenzo Di Nubila, nei primi anni del Novecento e che, da allora, non le aveva mai più tirate fuori, tant’è che neanche mia madre (che ben conosceva la mia passione per la fotografia) aveva mai saputo di questa seconda attività del padre.

Rientrato a casa, mi misi a visionare tutte le lastre e, dato che con un gioco di luci, riuscivo anche a vedere le immagini in positivo, cominciai ad esaminarle una per una e capii che bisognava assolutamente passare alla fase di acquisizione delle stesse.

Acquistai, quindi, uno scanner professionale e, dopo aver rimosso la polvere dalle lastre e dai negativi, cominciai a scansionarle. Subito mi resi conto della loro elevatissima qualità e del loro grande interesse storico-antropologico!

Grandi furono la gioia e la meraviglia nel veder apparire le immagini sul computer e, anche se non ero in grado di riconoscere i soggetti fotografati, alla visione di ogni foto rimanevo con il fiato sospeso fino a quando non si delineavano tutti i suoi contorni.

Mi sembrava di rivivere le stesse emozioni di quando, giovane studente liceale all’Istituto Salesiano “Villa Sora” di Frascati, anziché passare l’ora di ricreazione a giocare a calcio, mi chiudevo nella camera oscura (allestita dal professore di Chimica in uno “sgabuzzino”) per sviluppare negativi e stampare foto.

Quella della fotografia è stata ed è per me una vera e propria passione che dall’epoca del collegio ho sempre coltivato fino al punto da allestire una camera oscura anche nella mia casa di Francavilla dove mi dilettavo a stampare foto di famiglia ed immagini a sfondo sociale che realizzavo nel corso delle mie “scorribande fotografiche”.

3Aver appreso, dunque, a distanza di tanti anni, che la passione per la fotografia mi è stata trasmessa nel DNA da mio nonno Vincenzo (autentico pioniere dell’arte fotografica) mi ha commosso e piacevolmente lusingato, considerata l’importanza e la qualità del materiale che ci ha lasciato.

Così, nella consapevolezza che il fondo fotografico di Vincenzo Di Nubila rappresenta, insieme a quello di suo fratello Prospero, a quello della famiglia Nuzzo di Vallo della Lucania ed a quello di Saverio Marra di San Giovanni in Fiore, uno degli archivi più importanti del Mezzogiorno d’Italia, dopo anni di lavoro certosino ho ritenuto giusto pubblicare il presente volume per rendere omaggio alla memoria di mio nonno ed anche allo scopo di mettere a disposizione della collettività e degli studiosi la sua pregevole opera.

Innanzitutto un ringraziamento va alla Sig.ra Maria Rosaria Romaniello (Fotografa ed autrice del volume “Lo sguardo ritrovato”), al Dott. Matteo Claudio Zarrella (Presidente del Tribunale di Lagonegro) ed al Prof. Ferdinando Mirizzi (Docente di Discipline demoetnoantropologiche all’Università degli Studi di Basilicata e Direttore del Dipartimento di Culture Europee e del Mediterraneo) che, con il loro qualificato apporto e con la loro passione per lo studio degli aspetti antropologici ed etnografici nel campo della fotografia, hanno collaborato scrivendo, con il cuore e con qualificata competenza, i testi introduttivi del presente volume: a loro vanno, dunque, i miei più sentiti sentimenti di stima e di riconoscenza.

Vincenzo Di Nubila, con la sua opera fotografica, ci restituisce uno spaccato di vita quotidiana, comunicandoci attraverso la sua acuta osservazione la vita, i costumi, le dinamiche familiari e sociali di un paese lucano, Francavilla sul Sinni, nel primo Novecento.

Tutte le fotografie che compongono il fondo (circa 275 lastre fotografiche e negativi in celluloide di formato prevalentemente 9×12, 6,5×9, 10×15, ma anche 18×13, oltre a 25 riproduzioni cartacee), sono state realizzata in studio con alle spalle del soggetto un fondale artigianale o in strada.

L’importanza di tale patrimonio etnografico è stata subito apprezzata da alcuni esperti del settore, i quali, appena saputo della sua esistenza, si sono mostrati interessati al suo acquisto (come nel caso della Fondazione Alinari di Firenze), ma io ho ritenuto giusto non far disperdere un simile “tesoro” ed ho deciso di conservarlo nel territorio a cui appartengono i personaggi ed i luoghi rappresentati nelle foto, predisponendo, di concerto con l’Università di Basilicata, un Museo permanente della fotografia locale, dove esporre le opere dei fratelli Vincenzo e Prospero Di Nubila.

Commenti

  1. flora febbraio ha detto:

    Nel congratularmi per la prestigiosa opera che hai composto e pubblicato, desidero chiederti come e dove reperirne una copia perché mi farebbe piacere conoscere il passato della mia terra natìa dove ancora mi sento legata oltre che essere in possesso di qualcosa che potrebbe richiamarmi ad un pezzo anche del mio vissuto, dato anche il legame affettuoso che vi era con la cara signora Carmela, tua madre. Un affettuoso saluto Flora Febbraio.

    • Vincenzo Viceconte ha detto:

      Cara Flora,
      Ti ringrazio per le parole di apprezzamento verso la mia opera e per l’affettuoso ricordo che hai di mia madre Carmela. I rapporti di amicizia e di affetto che c’erano tra le nostre famiglie contribuiscono a rafforzare, ancora di più, il legame verso il nostro paese. Ricordo sempre con nostalgia quell’epopea dell’Amministrazione comunale “Aratro e Croce”, di cui Tuo padre è stato, insieme al mio ed a tanti altri amici, un protagonista. Sarebbe bello far rivivere alle generazioni attuali quelle atmosfere di vera ed intensa passione sociale, più che politica.
      Il libro è reperibile a Francavilla sul Sinni presso la libreria di Antonio Capuano.
      Un abbraccio
      Vincenzo Viceconte

  2. Maria laura ha detto:

    Carissimo Vincenzo congratulazioni per il libro, ci hai fatto un bel regalo. Unica precisazione Angela Giangreco era mamma di Tanino e Maria Iannibelli(mamma di Angela Figundio,mia mamma) grazie Maria Laura Mele

    • Vincenzo Viceconte ha detto:

      Cara Maria Laura, Ti ringrazio per le parole di apprezzamento verso il mio libro.
      Mi dispiace che nella didascalia relativa alle bellissima foto di Angela Giangreco è stata omessa l’indicazione di Tua nonna Maria, ma nelle indicazioni che mi sono state fornite mi è stato solo riferito che era la madre di Tanino Iannibelli (padre di Gino, Prospero, Maria Antonietta e Franca). Comunque, la Tua segnalazione è graditissima e la terrò presente quando tutte le foto del libro saranno esposte nel Museo che sarà allestito a Francavilla.
      Colgo l’occasione per invitare tutti coloro che hanno riconosciuto qualche familiare o rilevato qualche omissione a comunicarmi eventuali aggiunte.
      Un saluto
      Vincenzo Viceconte

    • Vincenzo Viceconte ha detto:

      Cara Maria Laura, Ti ringrazio per le parole di apprezzamento verso il mio libro.
      Mi dispiace che nelle didascalie relative alle bellissime foto di Angela Giangreco è stata omessa l’indicazione di Tua nonna Maria, ma nelle indicazioni che mi sono state fornite mi è stato solo riferito che era la madre di Tanino Iannibelli (padre di Gino, Prospero, Maria Antonietta e Franca). Comunque, la Tua segnalazione è graditissima e la terrò presente nel momento in cui apporrò le didascalie definitive sotto le foto che saranno esposte nel Museo che sarà allestito a Francavilla.
      Colgo l’occasione per invitare tutti coloro che nel libro hanno riconosciuto qualche familiare o rilevato qualche omissione a comunicarmi eventuali aggiunte.
      Un saluto
      Vincenzo Viceconte

      • Maria Laura ha detto:

        Grazie carissimo Vincenzo, quando verrà allestito il museo fotografico a Francavilla? Vorrei organizzarmi per esserci. Ti abbraccio. Maria Laura

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