La risorsa petrolio, meglio governarla che subirla.

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Giacinto Grimaldi

Giacinto Grimaldi

Ho letto, varie volte, e con profondo interesse l’articolo “Nero di Lucania, un reportage del cambiamento, tra decadenza e modernità” pubblicato su questo giornale in data 30 gennaio u.s.,a firma di Federica Olivo,  trovandovi vari spunti di riflessione.
Le tematiche energetiche, soprattutto quando trattano di risorse non rinnovabili, generano discussioni e polemiche spesso, a mio parere,  legate all’emotività del momento piuttosto che ad analisi approfondite ( il referendum sul nucleare del 1987 potrebbe esserne un esempio).

E’ sicuramente vero che il radicamento dell’industria petrolifera in Val d’Agri  ha prodotto una “mutazione genetica” all’economia dell’area e, allo stato delle cose, questa mutazione parrebbe essere negativa.

Sono certo che le royalties non siano in grado di compensare gli effetti negativi prodotti da una industria invasiva quale quella del petrolio.
Ma, mi domando, perché si pensa solo a come ottenere un compenso e non a sviluppare progetti che possano trasformare questa inevitabile  “mutazione genetica” dell’economia da negativa a positiva?

Penso per esempio alle università, in particolare alle facoltà di chimica, geologia ed ingegneria, che potrebbero creare specializzazioni legate all’industria  petrolifera e, allo stesso tempo, alla ricerca di materiali sostitutivi della plastica.
Perché, ci piaccia o no, la maggior parte dei beni che utilizziamo, produciamo e consumiamo è legata all’estrazione del petrolio e, ad oggi, non ci sono alternative industrialmente valide.
Fino a quando non si investirà seriamente in progetti che sviluppino queste alternative, penso sia più produttivo concentrarci su come sfruttare una risorsa piuttosto che subirla come un problema.

 

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