No, questi uomini non sono più uomini

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Don Camillo Perrone

Don Camillo Perrone

Il mondo giovanile oggi vive una travagliata crisi culturale e di valori. Deluso e frustrato nelle sue aspirazioni più profonde ed elementari, non crede più nella stessa società e nei valori che dovrebbero stare alla sua base. Ciò provoca un forte sbandamento: il giovane non sa più dove indirizzarsi e quindi si sente alienato. Di qui il vuoto esistenziale con manifestazioni ovvero sintomi patologici e svolte drammatiche o tragiche.

A Roma un giovane viene massacrato da due amici. I quali, interrogati su cosa fosse accaduto, hanno riferito che <<volevano vedere l’effetto che fa>>. È difficile commentare questo crimine senza cadere nel già detto. Eppure è nostro dovere cercare di capire qualcosa in più perché simili aberrazioni non abbiano a ripetersi. Una sbornia di emozioni, una prepotenza omicida.

Certe idee, esasperatamente libertarie, abbondantemente diffuse, tolgono ogni inibizione all’aggressività, e anzi, la stimolano e la moltiplicano. Non possiamo non essere preoccupati per l’emergere di una certa insensibilità morale, di forme di smarrimento e di disintegrazione delle coscienze, tipiche espressioni di un’epoca attraversata da un vuoto etico presente in vari settori della cultura e della vita sociale. I valori vengono disattesi o falsati se non addirittura rigettati, particolarmente il valore della vita, della giustizia e dell’amore.

Il problema – mi sembra – e’ si di polizia e di magistratura, ma è soprattutto di cultura, di mentalità, di tensione morale, di sensibilità etica…

Se, infatti, dilagano e imperversano la droga e l’alcool, la colpa non è solo degli spacciatori, ma anche di una società consumistica e godereccia, che non si fa troppi scrupoli, anzi con certa stampa e certi spettacoli esalta e fomenta l’egoismo, la violenza, la sete del denaro, la corruzione.

webÈ necessario agire anche sul piano economico, rimuovendo tutte quelle condizioni che avviano i giovani sulla strada della delinquenza, come la disoccupazione e la sottoccupazione, la difficoltà di trovare un onesto lavoro.

Io credo che tutti i responsabili, tutti insieme, non abbiano dato sufficiente spazio e sufficiente fiducia ai giovani, non abbiamo fatto in modo che assumessero responsabilità costruttive. Li abbiamo ridimensionati, costringendoli a fare quello che volevamo noi; oppure li abbiamo dimenticati, abbandonandoli alla loro autonomia di singolo o di gruppo. Questo li ha privati di una vera educazione, che consiste nel proporre ideali e nello stimolare a realizzarli con le proprie forze. Lasciati a se stessi, trascurati, magari anche emarginati, hanno finito per assumere posizioni negative, colpevoli…

Se si vuole che un’ azione preventiva contro la droga sia efficace dovremo ripartire dalla famiglia e dalla scuola.

Il grande problema diventa allora quello dell’educazione, anzi della convinzione che bisogna educare la personalità. Se noi non torniamo ad insegnare che l’uomo deve perseguire dei valori, ed in questo si differenzia dall’animale, ricadiamo nella barbarie.

Urge educare i giovani a cercare la vera giovinezza che risiede e fiorisce in chi non si chiude alla vita, a compierne i desideri, i sogni, le esigenze in modo profondo, è una sfida oggi centrale.

Se non si educano i giovani al senso e dunque al rispetto e alla valorizzazione della vita, si finisce per impoverire l’esistenza di tutti. “L’educazione è partecipazione di valori, che avviene a livello vitale, mediante la testimonianza insieme con l’insegnamento” (Paolo VI)

A questo punto non possiamo non ricordare un grande parroco della città di Avigliano, un amico dei giovani che amò, più d’ogni altra cosa, in un dialogo ricco e articolato sul piano pastorale.

È Don Mimì Mecca, venuto a mancare trentaquattro anni fa, sempre ricordato con rimpianto e stima essendo stato un educatore intelligente e sensibile. Seppe escogitare strategie educative perché Cristo diventasse punto di riferimento nella vita dei giovani, che avrebbero avuto valide motivazioni per dare un senso ad ogni giornata.

Prete oggi! Ma come? Una ricetta si dà solo per il minestrone. Ma un prete che capace di reale riferimento ai valori costruisca delle comunità, un prete che con un grano di simpatia voglia cogliere tutto, un prete senza pregiudizi aperto esistenzialmente all’uomo e immerso nello storico per leggerlo da profeta, un prete <<buon Sammaritano>> che si incarni tra gli ultimi e renda viva la parola che si fa storia, un prete cosi è atteso da tutti (specialmente dai giovani).

Don Mimì Mecca si attesta come perla del clero non solo dell’Archidiocesi potentina ma come lustro di un intera regione da evangelizzare e responsabilizzare.

La Chiesa ha la preoccupazione di aiutare l’uomo ad essere uomo, a rendersi conto della sua preziosità, della sua dignità. Di qui l’appello della Chiesa anche al coraggio dell’ascesi, dell’autodisciplina per un valore più grande. Dobbiamo far capire che ci sono dei no per il si.

La Chiesa non è la società degli inibiti, di quelli che dicono no e basta; è la società di coloro che sanno rinunciare ai disvalori per i valori, ma questi valori costano.

Nel Vangelo troviamo tutto questo, e non solo come dottrina che difende la vera libertà e la dignità dell’uomo, ma come Persona, quella di Cristo, che potenzia e salva i nostri sforzi.

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