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“Quell’ultimo sguardo” commentato dal Prof. Renato Di Nubila

Scritto da Renato Di Nubila in data 5 settembre 2016 @ 22:46

copertina del libro "quell'ultimo sguardo"

copertina del libro “quell’ultimo sguardo”

Ho letto passo passo e con emozionante interesse l’accurata descrizione di “Quell’ultimo sguardo” anche per la fluida e affascinante forma di narrazione ricca di partecipazione e di pathos commovente. Ci sono momenti in cui essa assume i tratti della scrittura psicologica e del trasporto affettivo che vuole avvicinarsi alla vicenda dolorosa di Tania e della sua famiglia così tragicamente provata (i fatti, la cronaca, lo smarrimento della gente, la ferocia di quei criminali…i passi del processo…)

Ma in modo particolare ho apprezzato come dal testo venga fuori una figura di giovane Carabiniere di grande spessore umano e di generoso senso del dovere, insieme alla voglia di vivere la vita pienamente sul lavoro e a casa sua.

Complimenti allo scrittore Lamboglia per come abbia saputo tratteggiare, senza vuota enfasi celebrativa, la figura di questo “eroe del quotidiano”, con tutta una ricchezza di particolari, meticolosamente documentati, che fanno onore alla serietà del cronista partecipe e insieme rigoroso. Nel contempo trapela tra le righe tutta la rabbia di chi scrive e della gente che incontra, per i non più isolati fatti di morte violenta (nei funerali, nei commenti, nella partecipazione delle Autorità dell’ARMA…).

La lettura riesce a suscitare momenti veramente commoventi che rendono i fatti duraturi e vissuti nel tempo, così come non è difficile cogliere tanta emozione che trapela anche dal repertorio fotografico che traccia il percorso della giovane vita di Claudio, di Tania e della sua famiglia.

Prof. Renato Di Nubila

Prof. Renato Di Nubila

Veramente una figura come questa merita non solo l’encomio della Medaglia d’Oro, ma anche la forza del ricordo o meglio ancora della “memoria” nelle presenti e future generazioni.

I tratti poi che riguardano Tania e il suo Alessio si presentano delicati e affettuosi fino a dimostrare che in lei viene a generarsi un encomiabile e coraggioso impegno sociale di dialogo educativo per far conoscere non solo i tratti di un “gigante di umanità” come Claudio, ma di tanti servitori dello Stato, davanti alla furia di tanta criminalità.

Merita questo impegno un incoraggiamento, visto che noi adulti rischiamo di trasmettere alle nuove generazioni solo un imperdonabile senso di rassegnata impotenza, quando invece oggi queste generazioni aspettano di vedere in noi un segno di ribellione interiore e di operoso impegno contro tutto ciò che offende la legalità e la giustizia. La “memoria” di Claudio può concorrere a questo. Grazie a Tania e ad Alessio!

La partecipazione dei Francavillesi a questo grave evento sia tenuta desta e sia educata ad un reciproco impegno di solidarietà civile e sociale.

Il libro riesce a farlo sentire profondamente e sicuramente concorre a mantenere viva la memoria di una vicenda che si affianca alla grandi e dolorose pagine della storia di questo Paese. Un vivo complimento all’autore del testo!


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