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Meno leggi e più legalità

 

un-patto-per-la-legalitaEsattamente 25 anni or sono (ottobre 1991) fu emanato un importante documento pontificio sulla legalità: la nota pastorale preparata dalla Commissione ecclesiale Giustizia e Pace in cui si fa un’analisi dei mali che affliggono le istituzioni e la nostra società e un forte invito a ricostruire nel Paese una vera cultura del bene comune.
Sono stigmatizzati il neo-feudalesimo, le corporazioni e le lobbies.
Ci chiediamo: siamo consapevoli di che cosa significhi la caduta della legalità che si registra in Italia? In che misura ciascuno è connivente, in azioni ma anche più semplicemente in omissioni, con quelle forze che spingono in basso la giustizia? Che cosa bisogna fare perché le regole valgono per tutti, non solo per i deboli e gli onesti ma anche per i “forti” e i “furbi”? Come impedire, quindi, l’assuefazione all’illegalità?
Dall’analisi alla proposta, ruotando attorno a quegli interrogativi di fondo, il documento della Commissione episcopale Giustizia e PaceEducare alla legalità” va al cuore di un problema di grande attualità, un problema sentito da tutti. Il documento si inserisce nel cammino pastorale indicato negli orientamenti per gli anni novanta su “Evangelizzazione e testimonianza della carità”.logoprogettoculturalegalitaw_2501
La caduta della legalità favorisce molto la prepotenza, quella prepotenza che finisce con lo schiacciare i più deboli. Ecco, in questo senso, il nostro documento è un invito ad un esame di coscienza. Compie un’analisi della situazione e propone alcune linee nella prospettiva dei credenti, facendo appello all’impegno di tutti, non solo di chi ha potere, perché la caduta di legalità di cui parliamo è a tutti i livelli.
Per questo nel testo si insiste particolarmente nel sostenere il rapporto intimo tra moralità e legalità, dal momento che non potrà mai esserci una legalità autentica se questa non è radicata nella moralità.
È proprio nello sviluppare questo discorso, infatti, che diventa evidente come si possa arrivare ad un recupero della legalità solo attraverso l’impegno di ognuno, ciascuno per la propria parte, a cominciare dalla famiglia, dalla scuola e dagli strumenti di comunicazione, per impedire che la gente, i giovani, vengano su con quella mentalità oggi diffusa che crea i fondamenti per l’illegalità. La vera sfida, dunque, è di combattere la rassegnazione, di contrastare quella grossa tentazione all’assuefazione che da alcune parti sembra prevalere.

don Camillo Perrone

don Camillo Perrone

Articolato in tre parti (Legalità e giustizia sociale; L’eclissi della legalità; Vie alla crescita della legalità), il documento di Giustizia e Pace insiste sui contenuti di civiltà, cittadinanza e bene comune come chiavi per una riflessione approfondita sull’educazione alla legalità.
Le leggi non bastano: al punto in cui siamo c’è bisogno di una ripartenza morale, individuale e collettiva, se vogliamo uscire dalla palude corrotta in cui ci troviamo e di cui abbiamo puntuale riscontro ogni giorno sui mass media. L’attuale crisi del tessuto etico della società investe tutti gli aspetti della vita civile e soprattutto la politica.legalita

Bisogna vivere la legalità partendo dalle cose semplici, riappropriandosi di quei valori fondamentali espressi nella nostra Carta Costituzionale. La legalità non è un concetto astratto o un rispetto passivo della legge. E’ un modo di vivere con la consapevolezza dell’importanza dei valori civili e nel rispetto degli interessi di tutti.

Purtroppo quotidianamente, ci giungono notizie di arresti o di comunicazioni giudiziarie per “tangenti” o similari, senza contare, poi, tutte le notizie di cronaca “spicciola”: quelle cioè riguardanti la così definita microcriminalità: piccoli furti, scippi, etc.
La Basilicata non è affatto immune dalla criminalità organizzata, nonostante gli sforzi profusi negli ultimi anni da forze dell’ordine e magistratura che hanno portato a inchieste, arresti, processi e condanne contro i clan dei Basilischi e quelli operanti nella zona del Vulture-Melfese. La criminalità lucana sembra però riorganizzarsi, soprattutto grazie all’appoggio di storiche famiglie campane e calabresi. Nella nostra regione operano il clientelismo, il racket, l’usura, ma anche la guida in stato di ebbrezza ed il gioco d’azzardo, tutto ciò che può rappresentare una minaccia al rispetto delle regole.
In genere, nella nostra Italia, c’è tutta una serie di escrescenze tumorali che stanno uscendo e che bisogna debellare.

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E diciamo che proprio nel vuoto dei valori avanza la criminalità. Ripeto: se vogliamo uscire da questa corrotta palude, bussola decisiva resta la coscienza di ogni individuo. Occorre rafforzare l’azione educativa di famiglie, scuola, parrocchia.
Manca ancora purtroppo quella mobilitazione delle coscienze che può frenare il crimine. Si tagli l’iniquo legame tra politica e affari e sia facilitata la partecipazione diretta. In conclusione, c’è per tutti un forte invito a ricostruire nel Paese una vera cultura del bene comune, ossia un grande recupero di moralità personale e sociale, di regalità a vasto raggio.