Francesco contro certi poteri e l’appello per una società solidale

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evalgelii gaudiumCi sono tanti volti del potere, tanti aspetti di un unico idolo che domina il mondo, tanti tentacoli di un’unica piovra che si ramificano in una società. C’è il potere del denaro, che manovra l’economia e la politica di Paesi grandi e piccoli. C’è il potere politico, spesso ammantato da nobili ideologie, che rappresentano soltanto la facciata esterna di una realtà fatta di compromessi, di finzione e di interesse. C’è il potere della notorietà, che plagia le coscienze e crea opinioni a senso unico.
C’è il potere della persuasione, più o meno occulta, usata massicciamente dai mass media con ampi disegni che sembrano a volte geniali mentre sono soltanto perversi.
Particolarmente il potere dei mass-media, nella sua forma ovviamente alienante, ci ha tolto il gusto dell’amicizia, dei contatti veri, concreti, reali, interpersonali, fatti di volti che si mirano, di sguardi che si cercano, di mani che si sostengono, di voci che si richiamano, di visi che esprimono gioia, dolore, tenerezza.
In tale deprecabile contesto socio-culturale si staglia la granitica figura di Papa Francesco, di colui che senza mezzi termini deplora e smaschera i ributtanti egoismi, l’idolatria del denaro, la corsa asmatica al carrierismo, quindi l’arrivismo, la bramosia di primeggiare (la famosa poltrona, la casta!), di colui che stigmatizza la corruzione e soprattutto la globalizzazione dell’indifferenza.
La Chiesa per mezzo di Bergoglio, non solo esalta l’uomo, predicando un umanesimo trascendentale, ma riconosce ed attesta di essere destinata al servizio degli uomini.
La Chiesa è di Dio ed è per gli uomini, pone al centro dell’azione pastorale i poveri, coloro che vivono nei bassifondi della Storia, dunque, nella lotta contro le ingiustizie, nell’impegno per la costruzione di una società di uguaglianza, di giustizia sociale, in una prospettiva puramente evangelica.

Foto appartenente all'archivio fotografico "don Camillo Perrone"

Foto appartenente all’archivio fotografico “don Camillo Perrone”

A proposito Francesco ha istituito la giornata nazionale del povero e insiste sul fatto che occorre convertirsi ai poveri praticando lo spirito di condivisione e di volontariato che supera l’elemosina e l’offerta; la accoglienza del povero come portatore di valori; la denuncia di violazione di dignità e di discriminazione sociale. È attraverso queste piste che passa la conversione evangelica.
L’opzione preferenziale dei poveri qualifica ed identifica la Chiesa e la rende credibile.
L’attuale momento storico, segnato da eventi di singolare rilevanza sociale e politica, costituisce per tutti noi un forte richiamo alla decisione e all’impegno. Non possiamo dimenticare che la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo vivono una quotidiana precarietà, con conseguenze funeste. Aumentano alcune patologie. Il timore e la disperazione si impadroniscono del cuore di numerose persone, persino nei cosiddetti Paesi ricchi. La gioia di vivere frequentemente si spegne, crescono la mancanza di rispetto e la violenza, l’inequità diventa sempre più evidente. Bisogna lottare per vivere e, spesso, per vivere con poca dignità.
Bergoglio condanna l’economia dell’esclusione e della inequità. Grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Predomina la cultura dello scarto.
La crisi finanziaria che attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano! Abbiamo creato nuovi idoli. L’adorazione dell’antico vitello d’oro ha trovato una nuova e spietata versione nel feticismo del denaro e nella dittatura di una economia senza volto e senza uno scopo veramente umano.

Foto appartenente all'archivio fotografico "don Camillo Perrone"

Foto appartenente all’archivio fotografico “don Camillo Perrone”

C’è un no deciso di Bergoglio a un denaro che governa invece di servire. Affiora l’esortazione alla solidarietà disinteressata e ad un ritorno dell’economia e della finanza ad un’etica in favore dell’essere umano.
Il contesto sociale poi nel quale noi lucani ci troviamo a vivere e ad operare presenta caratteristiche che non possono essere ignorate. Esse si riflettono sul modo di vivere collettivo e, per questo, anche su quel vasto mondo della solidarietà, chiamato in modi diversi (volontariato, solidarietà, no profit, terzo settore), ma che ha come comune obiettivo quello di agire in risposta alle esigenze sociali di un territorio. L’attuale dinamica sociale appare segnata da una forte tendenza individualistica che svaluta la dimensione sociale, fino a ridurla a una costrizione necessaria e a un prezzo da pagare per ottenere un risultato vantaggioso per il proprio interesse.
Nella visione cristiana l’uomo non si realizza da solo, ma grazie alla collaborazione con gli altri e ricercando il bene comune, cioè il bene di tutti e di ciascuno, la difesa del povero e il rispetto di ogni cittadino, le prestazioni ordinarie e la considerazione delle emergenze-urgenze, la priorità dei valori primari, come la vita e la salute.
Vogliamo anzi dobbiamo formare i giovani alla passione civile, vissuta nel servizio al bene comune e alla vicinanza agli ultimi. Nella fattispecie le nostre Chiese di Basilicata debbono efficacemente impegnarsi in quella nuova evangelizzazione a cui ci sollecita ogni Papa. Se nella coscienza collettiva non sono presenti i motivi della comunione e della solidarietà, se si acuiscono egoismi e sopraffazioni, è perché manca l’animazione evangelica. Evangelizzazione è soprattutto promozione umana. C’è un valore fondamentale che deve diventare anche ethos civile, il valore dell’universale fraternità umana che si apre all’invocazione del Padre. Perché questo fondamentale valore diventi il fermento di una nuova cultura e si collochi come punto di riferimento nella coscienza collettiva c’è bisogno del peso determinante di una comunità che prendano sul serio il Vangelo e intraprendano un cammino per attuare il comandamento del Signore. “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati”.
Occorre che le nostre comunità coltivino costanti rapporti intersoggettivi di comunione ecclesiale e di solidarietà civile, impegnandosi a inserire il fermento evangelico nelle strutture e nelle istituzioni.
Le istituzioni fomentino la cittadinanza responsabile, pratichino una politica vera per il rilancio del lavoro, un investimento su scuola, università e ricerca, lotta alla criminalità, tanto quella piccola e diffusa quanto quella organizzata e pervasiva.
In conclusione, ogni parrocchia della nostra Basilicata, quale soggetto sociale, dovrà anche fortemente incidere sul tessuto della società. Il prete lucano è chiamato a essere il direttore e l’animatore del cantiere, in cui giorno per giorno si costruisce questo soggetto sociale. Con una costante e illuminata azione educativa mirata alla solidarietà civile, politica ed economica, le Chiese della Basilicata dovranno far passare la cara popolazione lucana dal soggettivismo degli interessi egoistici alla consapevolezza e responsabilità di un popolo che vuole farsi soggetto costruttivo del suo nuovo futuro.

 

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