Il sorriso e l’abbraccio di Mons. Giovanni INTINI alla sua Diocesi (Tricarico)

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Anna Giammetta

Era molto più rilassato del giorno della sua ordinazione Episcopale avvenuta lo scorso 22 febbraio al palasport “San Giacomo” di Conversano, Mons. Giovanni Intini accolto calorosamente  ,  a Tricarico, sede della sua (prima) Diocesi.  Certamente un impegno non da poco, il passaggio da una parrocchia ad una intera diocesi e per giunta posizionati in due luoghi geograficamente differenti, seppur vicini, caratterizzati da un clima mite l’uno, e da temperature più rigide l’altro.

Sorridente e visibilmente commosso, Mons. Intini è entrato subito in sinergia con la gente che lo ha accolto. Ha abbracciato bambini, stretto mani ad anziani, salutato tutto il clero e le istituzioni e non ci ha pensato due volte a “mettersi in gioco” concedendosi una foto di gruppo con tanto di cappello giallo da clown  con gli animatori del gruppo di clownterapia che lo hanno accolto con tanto di nasi rossi e palloncini colorati. Un nuovo avvio, per Mons. Intini, in una piccola Diocesi punto di riferimento prezioso per diciannove micro paesi che la compongono e che ieri lo hanno abbracciato con tutto il calore possibile.

Di seguito i saluti del Vescovo:

 

Indirizzo di saluto di S. E. Rev.ma mons. Giovanni Intini

Vescovo della Diocesi di Tricarico

in occasione del suo ingresso a Tricarico

don Giovanni Intini Vescovo di Tricarico

Gentilissima Sindaca,

Gentilissimi Sindaci,

Gentilissime Autorità civili e militari,

Gentilissimi Amici e Amiche della diocesi di Tricarico,

vi saluto con affetto fraterno e stima.

Nel momento di arrivare in terra di Basilicata ho sentito risuonare nel mio cuore le parole del profeta Isaia: “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annunzia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza…” (Is 52,7).

Si, intendo presentarmi così a voi, come messaggero di pace, messaggero della buona notizia del vangelo di Cristo, che è salvezza donata a tutti.

Infatti vengo a voi ricco solo della forza del vangelo di Cristo, perciò sento di dover ripetere questa sera le parole dell’apostolo Pietro: “Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!” (At 3,6).

Alzati e cammina gente del territorio della Diocesi di Tricarico!

In piedi e in cammino…

In piedi, per vivere quella piena dignità che è dovuta ad ogni uomo e donna creati da Dio a sua immagine.

Dignità per la quale Chiesa e società civile, se pur con modalità e competenze diverse, devono sempre operare perché nessun modello di sviluppo sacrifichi la dignità umana sull’altare di un benessere per tutti mascherato da profitto per pochi.

In piedi per costruire insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà una rete di relazioni e legami capaci di non escludere nessuno ma di accogliere tutti per collaborare alla costruzione di un mondo casa comune.

In piedi per vivere questa nostra terra come opportunità di nuovo sviluppo solidale nel solco delle antiche risorse umane, tradizioni e sapienza contadina che costituiscono una eredità da non disperdere ma da investire e armonizzare con i tempi nuovi che non possono prescindere da quelle radici.

Stare in piedi è fondamentale per mettersi in cammino; solo la consapevolezza della propria dignità umana può aiutare tutti a mettersi in cammino.

La sedentarietà appiattisce, il cammino arricchisce.

Uniamo le nostre forze per costruire cammini di solidarietà, di umanità, di dignità, di crescita, di fraternità, di bene, di verità, di giustizia.

Raccogliendo l’invito di Papa Francesco nella Evangelii gaudium vogliamo come credenti guardare la città degli uomini con sguardo contemplativo, “uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze.” (EG 71).

Animati dalla premurosa misericordia di Dio vogliamo attraversare i luoghi del vivere quotidiano per trasformarli in luoghi di incontro e dialogo, come Gesù stesso fece con la donna Samaritana, presso il pozzo di Sicar, dove lei cercava di saziare la sua sete.

A partire dai bisogni veri che abitano la vita dei nostri fratelli e sorelle, come credenti vogliamo costruire opportunità di dialogo, di collaborazione, di partecipazione con tutti coloro che hanno a cuore il bene comune di questa nostra bella terra.

Il cammino è la modalità pedagogica scelta da Gesù Risorto per trasmettere vita e riaccendere speranza nel cuore rassegnato dei due viandanti di Emmaus.

Anche noi, chiesa di Tricarico, desideriamo metterci in cammino per intercettare quei percorsi a volte stanchi, delusi, rassegnati di tanti nostri fratelli che si sentono schiacciati dalle sconfitte della vita.

Mettendoci a loro fianco vogliamo deviare su strade di resurrezione, di vita, di speranza, consapevoli che nulla è impossibile a Dio e perciò nessuna resurrezione è impossibile per chi crede. In cammino, dunque verso orizzonti nuovi, senza paure ma con la consapevolezza di avviare processi di crescita che ci faranno guardare al futuro con serenità.

Io per primo vengo per mettermi in cammino con voi, desidero affiancarmi in punta di piedi ai vostri percorsi di speranza e promozione umana che già sono in atto, per imparare da voi ad amare questa terra aspra ma bella, capace di genuina umanità.

La storia di questa terra ci insegna che nonostante le ombre di un Sud sempre indicato come problema e raramente come risorsa, se si liberano le energie umane, intellettuali, sociali, religiose della nostra gente è possibile un progresso genuino e sostenibile perché radicato in una tradizione che non vuole essere freno ma volano alla crescita e al benessere di tutti.

Stringo in un abbraccio tutti gli uomini e le donne di questo nostro territorio e a voi mi permetto di ripetere le parole che il Santo Papa Giovanni XXIII pronunciava aprendo il Concilio Vaticano II, l’11ottobre 1962: “È appena l’aurora: eppure, già toccano soavemente i nostri animi i primi raggi del sole nascente!”.

Oggi, come allora, siamo soltanto all’inizio:TANTUM AURORA EST!”.

E, tuttavia, questa consapevolezza basta per impegnarci da veri “prigionieri della speranza” (Zaccaria 9,12), a trasferire nell’oggi della nostra vita un raggio della bellezza di Dio, promessa per il futuro.

Vi voglio bene! GRAZIE.

fonte: http://giornalemio.it/cronaca/il-sorriso-e-labbraccio-di-mons-giovanni-intini-alla-sua-diocesi/

 

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