Don MILANI, “prete irrequieto, educatore irregolare”

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Mario Di Nubila

La Chiesa “riabilita” don Lorenzo Milani, 50 anni dopo la sua morte, avvenuta il 26 giugno 1967. E’ Papa Francesco, che ricorda e difende l’opera di Don Milani. Già il 10 maggio 2014 il Papa, in un discorso al mondo scolastico, riandava ad un “grande educatore italiano, che era un prete, don Lorenzo Milani”. Fu la prima volta che quel nome risuonava nella piazza simbolo della cristianità. Ed è Papa Francesco, che qualche settimana prima aveva “liberato” “Esperienze pastorali” di don Milani dai “testi proibiti, per restituirlo al popolo di Dio”, dopo che era stato per anni “interdetto” dal Sant’Uffizio”. Quel prete, priore di Barbiana, che la Chiesa fiorentina aveva esiliato in “una sorta di Siberia ecclesiastica”, come la definiva il Presidente del Tribunale dei minori di Firenze Gian Paolo Meucci, amico del priore. Un gruppo di piccole case, una ventina, una piccola chiesa con la canonica, alberi e rovi, una novantina di abitanti, costituiti da contadini e montanari, che vivevano tra mucche, pecore, senza acqua, posta e luce, ”invisi ed estranei allo Stato”, come raccontava lo stesso priore nei suoi scritti. Da quella piccola comunità lo Stato era percepito essenzialmente nella funzione di esattore di tasse e di chiamata alle armi, nemico come lo era dei contadini e dei montanari meridionali”. Era una specie di esilio, di confino. Il priore di Barbiana era colpevole, con altri dissensi anche verso la gerarchia ecclesiastica, di avere scritto la “Lettera ai Cappellani Militari”,con la quale difendeva l’obiezione di coscienza al servizio militare e, quindi, sarà processato il 15 febbraio 1966 e condannato nel processo di appello nell’ottobre 1967 pena estinta per effetto della sua morte. Don Milani, considerato un “rompiscatole”, certamente immerso in una sorta di “inquietudine sociale e religiosa”, stabilì a Barbiana il suo “quartiere generale”, e quell’ambiente era la finestra, aperta sul mondo della miseria e della ignoranza e delle sue battaglie per combatterle.

don Lorenzo Milani

La centralità della sua azione e della sua opera era la cultura; osservava padre David Maria Turoldo: “Io che vengo da un mondo di poveri, subito ho davanti a me l’affamato. Lui, fiorentino, ha davanti a sé l’ignorante. Lui ha scelto un tipo di povertà: la mancanza di cultura e di istruzione. Io ho scelto l’altra”. La risposta alla miseria, per don Milani, era la cultura, che doveva avere, come cardine educativo, la legalità, quale valore. La sua pastorale, quale prete, era fornire ai suoi parrocchiani della sua piccola Parrocchia di Barbiana, attraverso la scuola, i mezzi culturali anche per comprendere ed amare Dio. In questa ottica decise di organizzare una scuola popolare. “Quando un giovane operaio o contadino ha raggiunto un sufficiente livello di istruzione civile non occorre fargli lezione di religione per assicurargli l’istruzione religiosa. Il problema si riduce a turbargli l’anima verso i problemi religiosi”. La cultura, la scuola, per don Milani, erano gli strumenti, essenziali, in quanto “la povertà dei poveri non si misura a pane, a casa, a caldo, ma sul grado di cultura e sulla funzione sociale” e la distinzione in classi sociali “non si può dunque fare sul’imponibile catastale, ma sui valori culturali” Funzione, allora, duplice, della cultura per don Milani: sociale, perché l’istruzione consente di ridurre il divario tra il ricco e il povero e l’esercizio di libertà, e pastorale, in quanto il sapere facilita e promuove la comprensione dell’insegnamento religioso. La sua destinazione all’esilio di Barbiana, con trasferimento da S.Donato di Calenzano, i cui parrocchiani, non accettando il trasferimento, organizzarono una vivace protesta, senza risultato, verso il Cardinale Elia Dalla Corte, non turbò don Lorenzo, nonostante Barbiana apparisse, anche nella descrizione giornalistica “una stanza sperduta, un sentiero che scoraggia, quattro muri di campagna, un crocifisso piccolo piccolo”. La cultura, che insegnava, era viva, legata ai fatti della società, letti attraverso la lettura dei giornali, anche se, per difficoltà finanziarie, l’unico giornale in abbonamento era “il Giorno”, quotidiano vicino alla sinistra laica e cattolica, su cui scrivevano giornalisti famosi, come Giorgio Bocca ed Enzo Forcella. Don Lorenzo, prete degli “ultimi” è stato accostato al Santo di Assisi da Papa Francesco, che propone con vigorosi richiami, solidarietà fraterna agli “scarti “ della umanità!

                                               Mario di Nubila – già Senatore della Repubblica –

Potenza, 6-5-2017

 

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