EUROPA… matrigna ?

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In risposta all’articolo “Il sogno di un’Europa madre, non matrigna” del 4 maggio a firma di don Camillo Perrone.

leader europei

Abbiamo di recente festeggiato due ricorrenze oltremodo liete e molto vicine per sentimenti e valori: la festa dell’Europa e la festa della Mamma. Molte persone, in Italia, sono sempre più convinte che l’Europa si stia trasformando da progetto politico ed economico capace di dare al nostro continente una pace prolungata, una tutela dei diritti ed un benessere condiviso, ad una sorta di progetto incompiuto nel quale è molto difficile ritrovare la sua originaria identità.
 Concepita Madre, nel lontano 1957,  ce la ritroviamo Matrigna dopo un percorso di 60 anni.
Siamo portati, con molta leggerezza, a fare l’elenco di ciò che è più negativo, dall’economia alla occupazione, dalla sicurezza all’immigrazione, dalla paventata povertà alle disuguaglianze, dalle nostre libertà messe in pericolo dal terrorismo, allo strapotere bancario. Tutto questo per dimostrare quanto grande è stata la delusione rispetto alle aspettative originarie e quanto grande il cambiamento del volto dell’Europa divenuta, ormai, matrigna,  forse cattiva matrigna.
A primo impatto sembrerebbe un fallimento. Ma è veramente così ? No; assolutamente no. Chi afferma questo fa solo del qualunquismo, incline al vento populistico preso a prestito per alimentare un pessimismo che non giova a nessuno.
Chi cavalca questo scenario non fa, certo, un servizio all’Europa ne a noi cittadini europei. Lo fa in mala fede, spacciando per mali europei quelli che invece sono, purtroppo, soltanto mali italiani.


Perché non diciamo con franchezza che nella classifica europea siamo, in tutti i settori, al penultimo posto; soltanto prima della Grecia, perfino dietro alla Romania?. Abbiamo un debito pubblico da incubo (+ 133% del PIL) che solo la permanenza nell’euro ci evita un catastrofico fallimento.  Per avere una maggiore percezione di questo disastro basta pensare alla economia cinese che con una popolazione di un miliardo e mezzo di abitanti (elefanti a parte) si attesta a poco più del 30% del PIL.
Abbiamo toccato i 2.260 miliardi di euro di debito, che tradotti nella nostra tanto desiderata liretta fanno una cifra impossibile da pronunciare. Per tutti gli altri Paesi  noi siamo il primo e unico vero spauracchio europeo.
Politicamente siamo talmente immaturi che occupiamo mesi e mesi a discutere di  dimissioni  ora di questo, domani di quest’altro; delle telefonate tra Renzi e suo padre, della Raggi, dei Salvini, dei 5stelle ignorando  totalmente i veri e grandi problemi che ci impediscono di crescere.
Socialmente, poi, siamo in una posizione, rispetto agli altri paesi europei, semplicemente vergognosa: una disoccupazione giovanile ormai cronica, più del doppio delle altre nazioni europee.
Siamo così ipocriti da far passare i nostri studenti all’estero come se fossero costretti a partire da condizioni avverse quando, invece, lo fanno spontaneamente perché sanno perfettamente  che solo così non rischiano di perdere impegno, sacrificio e perseveranza nello studio e troveranno un lavoro certo, di qualità e ben retribuito.
Infine, ma non ultima per importanza, la certezza che solo questa Europa  ci salverà da guerre nel nostro continente europeo, così come lo è stato in questi 60 anni. E che dire della sicurezza alimentare, della libera circolazione dei beni e persone, del vero senso di libertà che sentiamo dentro di noi.
 Manca una unione di stati; è vero. Arriverà anche questa e l’Italia non dovrà trovarsi impreparata come purtroppo lo è ora.
  Sono nato sotto un regime autoritario; ho trascorso la mia infanzia sotto le bombe, in una guerra senza fine e confini,  e la mia gioventù trascorsa sotto l’insegna di enormi sacrifici. E come me, tantissime persone della mia età, non solo in Italia ma in tutta Europa. E come unico paesaggio da ammirare, città distrutte, povertà dilagante, famiglie in lutto. Anche noi, allora giovani,  abbiamo puntato il dito accusatorio contro i nostri genitori: perché avete permesso tutto questo! Ma poi, di fronte allo sguardo abbassato, ci siamo rimboccati le maniche ed abbiamo, tutti  insieme, ricostruito l’Italia e l Europa.
Ecco, credo che se i  giovani  di oggi avranno lo stesso coraggio nel puntare il dito verso i veri responsabili dei nostri mali, allora saremo anche noi protagonisti di questa unione.
 Grazie Europa, sei veramente Madre.

 

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