I figli si fanno

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Il recente articolo di Innocenza Ciancia è uno di quelli scritti che non ammette dubbi.
Tuttavia vi sono affermazioni che impongono una approfondita riflessione.
In particolare, mi hanno colpito due affermazioni, molto severe, per me inaccettabili.
La prima riguarda i figli. (“Tutti i figli sono dono di Dio e perciò non si fanno ma si hanno“; “Il figlio è il prodotto di un’atto d’amore tra un uomo ed una donna. Il creatore della vita è Dio e lui sa quando donare un figlio ad una coppia“; “Guai a sposarsi per avere un figlio“; “Il figlio si deve accogliere come dono di Dio.“).

La seconda affermazione riguarda l’aborto (“lo Stato può approvare l’aborto ma si tratta sempre di un crimine“.)
Parole forti, tipiche di un pensiero che non ammette ed accetta posizioni diverse e che considerano l’essere umano come semplice esecutore del volere divino, imperscrutabile.

Io non mi sento affatto così e voglio argomentare brevemente la mia diversità.

I figli si fanno.

Il figlio è il prodotto di un atto fisico tra un maschio ed una femmina; e questo vale sia nel mondo umano che in quello animale.
L’amore, sicuramente, darà all’atto una valenza sublime, completa e partecipata; ma senza quell’atto, così semplice e naturale, il figlio non c’è.  Punto.

I figli si fanno. E si debbono fare con la consapevolezza di una vita nuova che nasce, che crescerà e che condizionerà, per il solo fatto di esistere, la vita futura sua e degli altri. Soltanto così si assicura la vita sul nostro pianeta Terra.

Quanto all’aborto, trovo che considerarlo un crimine, a prescindere, sia il modo più superficiale di affrontarlo e di rimuoverlo. Attenti, perché se l’aborto è un crimine, la madre che lo procura e lo mette in atto è un’ assassina.

Una madre assassina.

Questa madre, non solo non vede riconoscere in alcun modo il suo dolore, il suo dramma ma, addirittura, viene indicata come assassina.
Le cronache riportano, sempre più spesso, di donne violentate da uomini, soli o in branco, spinti soltanto da un istinto bestiale ed incontrastato.
Per i ben pensanti, anche il “prodotto” di questa aggressione dovrebbe essere considerato, un dono di Dio. E’ così ? Non credo.
Questa donna, come può considerare “dono” un figlio così drammaticamente concepito?

La sua decisione di abortire è, perciò, senza alcun dubbio, giusta e va accettata, condivisa e rispettata. Pretendere che il frutto di questa violenza sia inteso erroneamente “dono” divino, è atto irresponsabile che tanto somiglia ad un umiliante castigo.

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