Un’idea di sviluppo locale dell’area meridionale della Basilicata. Considerazioni per un “progetto aree interne”.

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Voci dal Pollino

Su un’idea di sviluppo locale, che l’Associazione “Voci dal Pollino” va elaborando, e sul “progetto aree interne” dell’area meridionale della Basilicata giovedì scorso, a San Costantino Albanese, si è tenuta una assemblea dei soci, cui hanno partecipato anche cittadini e Amministratori locali.

Vi è stato un approfondito esame di contesto, seguito da un animato dibattito, che ha consentito di mettere a fuoco gli indicatori più rilevanti e significativi delle condizioni territoriali, ambientali, sociali, economiche, culturali e politiche dell’area interna meridionale della Basilicata.

Nel resoconto introduttivo dell’attività dell’Associazione si è ribadito come in un’area e in una situazione, in cui gli spazi sociali e culturali necessitano di una presenza attiva e di un impegno continuo a vasto spettro, “Voci dal Pollino” sia nata con l’intento di orientare la propriavisione” al territorio e alla comunità, con cui pienamente si identifica. Con le sue attività, che interessano un ambito con un orizzonte ampio nello spazio e nel tempo, l’Associazione persegue, quale “obiettivo strategico”, la tutela, la valorizzazione e la fruizione del “paesaggio identitario”. Nel ruolo di soggetto “culturale” collabora, inoltre, con la comunità e con le istituzioni in tutte le iniziative, le azioni e i processi culturali di crescita e di miglioramento della coscienza del bene comune, del diritto e dovere di cittadinanza e di partecipazione attiva delle popolazioni locali. E lavora nella consapevolezza che la via “culturale” è la infrastruttura, di cui il territorio e il suo patrimonio hanno assoluta necessità per ri-generare risorse, luoghi, processi economici e produttivi.

In sintonia con la Convenzione Europea del Paesaggio, quale risultante di tutti i caratteri del territorio, dal patrimonio naturale e culturale, alla comunità insediata, alla storia, alle trasformazioni, cioè: quale campionario di esperienze “vive”, il “paesaggio identitario” è la “voce” dominante di qualsiasi iniziativa. È il filo conduttore delle attività. Rappresenta l’emblema, l’icona di ogni manifestazione. Gli stessi caratteri fisici del Pollino sono elementi culturali, oltre che naturali, identificativi da conoscere, da tutelare, da valorizzare e di cui fruire come “sapienza” produttiva, come testimonianza di virtù, di maestrie, di buone pratiche, come distillati plastici di “saperi”, da utilizzare per indagare, conoscere, sperimentare, innovare prodotti e processi utili alla crescita, al progresso, al benessere, alla compatibilità ecologica.

Ispirato al “Documento di Intenti”, già acclamato nella conferenza di presentazione dell’Associazione a Terranova di Pollino il 4 febbraio 2017, è, ora, in cantiere, in fase di avanzata elaborazione, un Documento su un’idea di sviluppo locale , nel quale vengono esposti in dettaglio strategia, obiettivi e modalità attuative e vengono evidenziati i punti di forza, intesi non come bellezze naturali o bellezze culturali, di cui il territorio è ricco, ma come capacità umane, che gli abitanti del posto non solo hanno, ma sono anche pronti a mettere in moto per il miglioramento e la crescita del benessere della comunità.

La proposta di interventi da realizzare ha, infine, lo scopo di far prendere in considerazione:

  1. a) il recupero, il riuso, la messa in funzione e fruizione di spazi, luoghi, strutture e infrastrutture pubbliche esistenti, inutilizzate, abbandonate;
  2. b) la acquisizione, la consapevolezza, lo sviluppo, la promozione, la divulgazione delle conoscenze del patrimonio naturale e culturale, delle ricerche scientifiche, dei servizi ecosistemici, delle biodiversità, della agricoltura-zootecnia biologica, di qualità, tradizionale;
  3. c) la formazione e la promozione dell’interpretazione naturalistica e culturale;
  4. d) la promozione di attività escursionistiche nelle campagne, lungo antichi tratturi, alla ricerca di antichi frutti, di antichi semi, di antiche specie vegetali e animali, di emergenze, di luoghi, di punti panoramici, di viste, di suoni o di silenzi;
  5. e) la promozione di visite guidate alla ricerca dello “spirito del luogo” nei centri storici, nei musei, nelle botteghe artigiane, nei laboratori di strumenti musicali (zampogna), nelle feste tradizionali, nelle relazioni sociali, nelle caratteristiche socio-culturali, architettoniche, nei linguaggio, nelle abitudini delle popolazioni locali;
  6. f) la valorizzazione dei prodotti tipici, tra i quali: il cibo locale, tradizionale, naturale, genuino, i suoi sapori e i suoi odori.

Il dibattito si è via via arricchito, poi, di considerazioni stringenti ed attuali sul “Progetto Aree Interne” e sulla sua “Strategia” che hanno riguardato, in particolare, la difficoltà di gestione delle risorse, nelle comunità locali troppo piccole e deboli, da parte sia dei responsabili istituzionali sia degli operatori privati, questi ultimi, spesso, fortemente condizionati nell’esercizio dei loro diritti, nella tutela dei loro interessi. Per far diventare la condizione stessa di “area interna” il vero “punto di forza”, qual è realmente, è emersa la urgenza di mettere l’area interna periferica del Sarmento e del Sinni al centro delle politiche locali, regionali e nazionali e di colmare il deficit di partecipazione alle scelte e di protagonismo nella loro gestione. E con riferimento più diretto al dibattito sulla Strategia Nazionale Aree Interne sono stati richiamati temi rilevanti quali: la strategicità dell’ambiente e del paesaggio naturale, culturale, antropico, sociale, economico, produttivo; i servizi alla cittadinanza; le politiche attente ai luoghi; le strategie di lungo termine; le esperienze già “vive” ; la rilettura della tradizione; l’alleanza strategica scuola-territorio; l’esperienza delle “pluriclassi” quale elemento propulsivo per la innovazione del “fare” didattica e per la salvaguardia di identità , di storie e di future narrazioni; la difesa della scuola contro la spoliazione del servizio più vitale per la sopravvivenza della comunità e dei suoi ultimi spazi di aggregazione; la difesa della scuola come “vissuto” della comunità e come presidio strategico del territorio; il Parco Nazionale del Pollino quale istituzione di eccellenza e quale fattore identitario.

I partecipanti all’incontro hanno, infine, condiviso l’impegno dell’Associazione “Voci dal Pollino” di elaborare e presentare in un pubblico confronto, nei prossimi mesi, il documento su “Un’idea di sviluppo locale dell’area meridionale della Basilicata”, accompagnato da una ipotesi di “Accordo di programma quadro”.

 

Hanno partecipato al dibattito: Pasquale Dragonetti, Renato Golia, Pietro Abitante, Domenica Antonietta Palmira, Rossella Spagnuolo, Anna Santamaria, Dina Iannibelli, Cristina Libonati, Mosè Antonio Troiano, Pietro Valicenti, Giuseppe Natale, Lucio Vitarelli, Annibale Formica, Renato Iannibelli.

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