No ius soli

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Lo IUS SOLI costituisce un fattore di attrazione di ulteriore immigrazione; il miraggio di una cittadinanza facile incrementerebbe gli arrivi, nella speranza, da parte degli immigrati, di garantire ai propri figli un futuro da cittadini nella “ricca” Europa.

Beatrice Ciminelli

In Paesi come Francia o Belgio, lo ius soli ha chiaramente fallito: gli stranieri e i loro figli sono spesso animati da un rancore antieuropeo. Non c’è stata alcuna integrazione di genti diverse in un orizzonte culturale europeo, ma solo la disintegrazione della società autoctona in favore di un mosaico male assortito e caotico. Inoltre, le reazioni identitarie antieuropee più feroci arrivano proprio dagli immigrati di seconda o terza generazione, quindi da coloro che hanno goduto del diritto del suolo. La cittadinanza sulla carta non ha creato alcuna cittadinanza reale.

Non tutti gli immigrati sono terroristi, ma tutti i terroristi sono immigrati o figli di immigrati. Il legame tra i due fenomeni è del tutto evidente, per chi lo voglia vedere. In Francia, le autorità hanno censito 15mila radicalizzati, mentre nel Regno unito si calcola che ci siano 23mila potenziali jihadisti, di cui 3000 sospettati di costituire una minaccia imminente.
Poichè questi individui sono “francesi” o “britannici”, non è possibile espellerli. Ecco a cosa ha portato lo ius soli. 

Inoltre, insieme allo ius soli, il Parlamento ha pensato di collegare una sorta di ‘ius culturae’, una cittadinanza data ai minori di 12 anni che abbiano frequentato almeno cinque anni di scuola. Qualcuno ha mai pensato che se il bambino con regolare licenza elementare e successiva cittadinanza italiana continuasse a frequentare predicatori di odio, in famiglia, in moschea o da qualunque altra parte, sarebbe integrato solo formalmente?

Insomma, per dirla come Sartori: «Lo ius soli è un’idea demente, sarebbe l’ultimo colpo per consentire l’accesso a tutti, migranti e clandestini». E’ in atto una sostituzione etnica: Buongiorno, Eurabia.

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