Emigranti: uno smarrimento senza fine

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Il sindaco di un minuscolo paese si è ribellato allo Stato e, indossata la fascia tricolore, ha bloccato i cancelli di un albergo chiuso ed in disùso dove il Prefetto aveva trasferito 47 richiedenti asilo, diventando, così, il capopopolo della prima rivolta antimigranti del sud. Un eroe da prima pagina su tutti i quotidiani nazionali. Dalle modeste fortune della lista locale ad ambizioni più vaste per le prossime elezioni politiche e forse, chissà, la guida della Lega Sud!. Ai sogni non c’è limite.
Giuliano Ferrara, con molto acume, avrebbe, poi, commentato l’episodio come lo “smarrimento filisteo” delle nostre classi dirigenti sulla questione migranti: dai leader nazionali ai sindaci delle grandi città e fino ai Comuni minuscoli e dimenticati.

Macron

La paura, le barricate, il cavillo, la lagna diffusa, il no anche ai minori e persino alle donne incinte (“i neonati poi crescono”!), stanno spingendo l’Italia nel ridicolo dei muri cittadini come unica via maestra per il consenso.
Anche il ripetuto ed accattivante slogan “Aiutiamoli a casa loro” ha già perduto la sua originaria spinta propulsiva. E’ durato giusto il tempo della polemica mediatica senza lasciare dietro di sè nulla di concreto. Ne poteva essere diversamente.
Come è possibile pensare che paesi africani totalitari distribuiscano queste risorse alle popolazioni anziché farle affluire sui propri conti personali?  Ma nemmeno nei paesi privi di regimi totalitari tutto fila liscio: corruzione ed iniqua distribuzione delle risorse esistono, eccome! Come pensare che gli aiuti andrebbero ai veri destinatari anziché distratti per finanziare e consolidare le èlite al potere?.
A meno che non si voglia tapparsi il naso e chiudere gli occhi purché nessun immigrato sbarchi nei porti europei.
Tutte queste considerazioni non vogliono demolire un’idea ne abbandonarla senza indicare le alternative, che pure ci sono, ma solo sottolineare che la realtà è più complessa dello slogan.

La questione rifugiati, profughi, immigrati o comunque li si voglia chiamare, è questione nazionale nostra e tocca a noi governarla senza allarmi apocalittici ma con auspicata razionalità.
Non dimentichiamo, e troppo spesso lo facciamo, che a sbarcare è il ceto medio africano e non i morti di fame che non avrebbero certamente i quattromila euro per intermediari e scafisti. Non appena conquistato il pezzo di carta che ne attesti lo status di profughi consentendo loro di varcare le frontiere, questi vogliono la Germania, la Svezia, il Belgio, la Francia l’Inghilterra dove stanno i loro parenti e amici e dove c’è il lavoro, quello vero, non la raccolta dei pomodori e dei cocomeri. Chi non ha diritto a questo foglio va rimpatriato.
Gli accordi ci sono e vanno fatti rispettare.

Ci lamentiamo dell‘Europa, tutti i giorni e ad ogni occasione. Siamo sicuri di aver fatto e di fare bene il nostro compito?
Ci siamo rimangiato tutto: prima Mare Nostrum, poi Frontex, poi Ong, poi i Piani di decentramento, infine anche l’incapacità di richiamare al loro posto Sindaci di Comuni infinitesimali, imponendogli di fare il proprio dovere.
Siamo sicuri che la strategia della lagna permanente nei confronti dell’Europa e di quei Paesi che, per questo, sopportano stragi ed attentati, non abbia come unica reazione : ” Uffa, ecco i soliti italiani” ?

L’ultima bufala sono i permessi umanitari. Vero? credibile? praticabile?
Sembra tutto una storia tragicomica senza fine: Da “Aiutiamoli a casa loro” a “Spediamoli in casa altrui“. Proviamo; tanto quando ci saremo ulteriormente incasinati saremo sempre capaci di inventarci qualcos’altro.

Forse l’iniziativa personale di Macron, l’ultima in ordine di tempo, sugli Hotspot in Libia, con o senza l’Europa, sembrerebbe andare per la giusta strada, visto il buon risultato in Turchia. Ma chi li gestisce ? Ce la farà ? Sarà credibile ? Ballon d’essai ?.

Ma questa è un’altra storia di smarrimento senza fine.

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