Sopra le medie stagionali

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Armando Lostaglio

Sopra le medie stagionali”. E’ lo slogan d’apertura della meteorologia e dei suoi santoni, parlare delle temperature sopra le medie stagionali. O, al contrario, quando nevica (che rarità), al punto da aprire i notiziari con immagini consuete, di repertorio ormai. Come quelle delle lunghe code in autostrade in questi giorni di esodi biblici e di bollini colorati: il rosso e il nero, come in Stendhal.

Ma chi avrà avuto l’idea geniale di inventare le vacanze d’estate? Chi avrà deciso per tutti che è normale incolonnarsi per decine di chilometri durante l’estate dei bollini a colori? Un esercito di vacanzieri che, nonostante la crisi, si mette in viaggio: “infelici che si affidano all’industria della felicità”, recita un adagio. Sarà normale tutto questo, persino per coloro che decidono di amare il tempo liberato piuttosto che quello libero. Una differenza apparentemente lessicale, che riecheggia quella calda voce di Bruno Martino quando (in controtendenza) cantava “Odio l’estate”. Ma no, non si può odiare (se non per l’amore perduto) questa stagione che consente di godere del sole, del mare e dei monti, senza maglioni e cappotti, che lascia asciugare la biancheria in meno di un’ora, che fa riscoprire le nudità senza sentirsi osceni.

Ancora immagini di film semisconosciuti si addensano: “Domenica d’agosto” del compianto Luciano Emmer che, nel 1950, era capace (come pochi) di trasferire l’esperienza del neorealismo nella commedia. Film supremo, un bianco e nero di alta scuola. E sempre di calure estive e di conseguenze bizzarre, è quel gioiello del regista austriaco Ulrich Seidi col suo “Canicola” (Hundstage), quando lo presentò (e vinse) a Venezia una decina di anni fa. E’ il concetto stesso di vacanza da ripensare, dunque, è quel sentirsi apparentemente evoluti solo se si va in ferie, e nei posti sempre più alla moda. Forse evoluzione sarà anche questo: sentirsi nella massa, e scopritore della propria individualità. L’auspicio di mezza estate è di indurci davvero “sopra le medie stagionali”, superando il tempo e le temperature.

 

“Voi fate conto v’abbian colto

Queste visioni così a sorpresa

Mentr’erravate in preda al sonno;

in lieve sonno sopiti, ed era

ogni visione vaga chimera”

 

(il folletto Puck nel “Sogno di una notte di mezza estate” , Shakespeare)

 

Commenti

  1. enustrini ha detto:

    Negli anni ’50 la chiusura estiva della FIAT e di tutto il relativo vasto indotto, dettava il rigido calendario delle ferie degli italiani. Era come dire : chiude la Fiat, chiude l’Italia.
    Oggi le cose sono cambiate : lo scaglionamento delle ferie, sia estive che invernali, in tutto l’anno non ripropone più il copione di una volta. Ma una nota di vero cambiamento c’è : nelle citta grandi e piccole, semivuote per le ferie di Ferragosto, colpisce la quantità di immigrati che vivono o bivaccano nelle nostre piazze e strade.
    E’ una realtà con la quale ci dovremo sempre di più confrontare.

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