Povertà? combattiamola con il reddito d’inclusione

Stampa questo articolo Stampa questo articolo

L’Italia soffre l’assenza di una misura per famiglie in povertà assoluta: universale, misto, attivante, graduale e sostenibile, ecco il Reis.

In Basilicata la povertà aumenta e va inquadrata nel contesto di una regione in cui è ormai assurta a livelli epidemici. E’ divenuto un caso lucano e prende corpo in un Paese, l’Italia, dove le risorse destinate al contrasto delle condizioni di povertà e di inclusione sociale sono di gran lunga inferiori alla media UE. Una famiglia su dieci non è in grado di riscaldare la casa in modo adeguato e non riesce a fare un pasto adeguato almeno ogni due giorni. La proposta del Reis contiene la più approfondita disamina degli aspetti attuativi legati all’introduzione di una misura contro la povertà. Questa misura non può farci dimenticare la dimensione e la diffusione della povertà assoluta del nostro Paese.

ll numero di famiglie in povertà è 1,8 milioni (4,6 milioni di cittadini).

Il reddito di inclusione è indubbiamente un provvedimento importante; ma servono maggiori risorse e servizi sociali moderni per sostenere le famiglie e i più deboli. E’ uno strumento importante di lotta alla povertà che da gennaio permetterà alle famiglie più deboli di beneficiare di un assegno mensile di sostegno al reddito.

Quindi solo un primo passo, per quanto significativo, a cui ne devono seguire altri e con la stessa urgenza di quelli fatti quando si è trattato di mettere capo alle sofferenze economiche prodotte da una finanza irresponsabile.

Misura unica a livello nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, non deve farci perdere di vista la necessità di accelerare l’attuazione del Reddito Minimo di Inserimento che da noi doveva essere da tanti mesi già avviato.

Per lungo tempo ha prevalso l’ipotesi che, grazie a un proprio equilibrio, distorto ma funzionale, il welfare italiano potesse prescindere da una misura contro la povertà assoluta. Lo si sosteneva sulla base di una certa tenuta del quadro occupazionale, del supporto offerto dalle reti familiari e informali e dell’utilizzo – spesso improprio rispetto agli obiettivi primari – di altre politiche pubbliche (pensioni, invalidità, vari interventi per l’occupazione) in funzione anti-povertà.

Non sappiamo se ciò fosse vero in passato; di certo non è vero oggi. Le persone in povertà assoluta sono infatti aumentate del 39% tra 2005 e 2011. E il protrarsi dell’assenza di un reddito minimo rischia di produrre conseguenze letali sulla coesione sociale del paese.

I destinatari del Reis sono le famiglie in povertà assoluta, la forma più dura di disagio. Hanno il diritto di accedere alla misura, in presenza dei requisiti reddituali previsti, tutti i cittadini di qualsiasi nazionalità, cittadini stranieri in possesso di permesso di soggiorno di lungo periodo, titolari di protezioni internazionali, purché residenti in Italia da almeno due anni al momento della presentazione della domanda.

Il Reis si contraddistingue per essere una misura composta da un mix di denaro e di servizi e per comportare un insieme di diritti e doveri. Oltre al trasferimento economico, comprende percorsi di attivazione sociale e lavorativa mirati ad alleviare le situazioni di povertà, sia migliorando per quanto possibile le condizioni di vita, sia agendo sui comportamenti che le hanno provocate (logica dell’inclusione attiva).

Il percorso d’inclusione viene realizzato mediante una presa in carico e una relazione stabile con i servizi sociali e le organizzazioni del terzo settore territoriali. La regia applicativa nel territorio è del comune, che agisce in stretta partnership con i soggetti del terzo settore, la cui valorizzazione rappresenta un fattore fondamentale.

Una grande opportunità per costruire un Paese che non lasci indietro nessuno; ma per non trasformare il reddito di inclusione in una riforma incompiuta serve uno sforzo in più, economico. Servirebbero 7 miliardi l’anno ma sul piatto ce ne sono poco meno di 2. E il rischio è che solo 1/3 dei potenziali beneficiari riesca ad aggiudicarsi l’assegno.

Molto opportunamente è intervenuta la Regione escogitando il Reddito Minimo di Inserimento. Attualmente convenzioni, decisioni e risposte da parte dei nostri Comuni.

Nuovo welfare: mentre è necessario che le Istituzioni affrontino il problema in maniera organica, strutturata, ordinata per corrispondere realmente alle esigenze delle famiglie in difficoltà, riteniamo si debba investire significativamente più risorse e delineare un carattere universalistico nell’alveo dell’indigenza o del disagio estremo.

Commenta

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi