Non c’è rispetto, non c’è sviluppo senza cambiamento

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L’estate 2017 è da archiviare con un bilancio assai pesante: calura africana, siccità, crisi idrica, roghi boschivi, agricoltura in ginocchio, uragano a Livorno, cambiamenti climatici, eventi sismici e quant’altro. Conseguentemente si avvertono oggi pericoli, rischi sempre incombenti e tanta insicurezza. Tutto ciò ora sollecita anzi fomenta ineludibili problematiche e tematiche ecologiche complesse, in primis la tutela dell’ambiente e soprattutto della salute delle persone.

Particolarmente sono da somatizzare i drammatici dati sulla valutazione di impatto sanitario in Val d’Agri. La nostra regione e soprattutto la Val d’Agri deve fare i conti con problemi di inquinamento, con elevati fattori di rischio per le popolazioni autoctone, e addirittura con molti casi di decessi per alcune patologie (dell’apparato respiratorio e cardiocircolatorio in particolare) ed i dati legati all’inquinamento dell’aria (mentre per le falde ed il suolo non sarebbero state riscontrate anomalie, se non in un campione relativo alle acque di falda).

In particolare la VIS evidenzia a Grumento e Viggiano che la mortalità per tutte le cause per gli uomini è del +14% rispetto al dato regionale. Al presente la Regione scende in campo per affrontare il problema dell’inquinamento da tricloroetilene, da cromo esavalente e da altre sostanze nell’area
Enea-Sogin della Trisaia.
Stando così le cose è necessario riportare in primo piano l’interesse sociale, economico, ambientale e culturale delle popolazioni e dei territori investiti da un fenomeno estraneo alla loro cultura e al loro sviluppo.
Lo sviluppo non è un processo rettilineo, quasi automatico e di per sé illimitato, come se, a certe condizioni, il genere umano debba camminare spedito verso una specie di condizione indefinita. Simile concezione, legata ad una nozione di progresso dalle connotazioni filosofiche di tipo illuministico, piuttosto di quella di sviluppo, operata in senso specificamente economico-sociale, sembra posta seriamente in dubbio.

Al concetto puramente economico di sviluppo, occorre dunque aggiungere una dimensione che rispetti la natura umana. E’ venuto il momento di ripensare al concetto di vero sviluppo umano e l’unica risposta sembra essere il cambiamento. Tutte le istituzioni devono unirsi per risolvere i complessi problemi su esposti. Non ci può essere soluzione alla sfida della crisi ecologica e dei cambiamenti climatici senza una risposta concertata e collettiva.
Non è il caso di accettare l’assioma: “videant consules
E’ il momento di iniziare una radicale inversione di mentalità e di comportamento.
Lo sfruttamento delle risorse e la mancanza di ogni interesse per la natura hanno portato l’ambiente a un alto livello di inquinamento, all’effetto serra, alle piogge acide, al modificarsi del ritmo naturale delle stagioni, alla diminuzione delle aree coltivabili, al dissesto idrogeologico del territorio.
Anche la Chiesa che è in Basilicata deve accettare in primis la sfida culturale facendo sì che il Vangelo diventi cultura, quindi impegno di tutti i cattolici nell’ambito pastorale, nei contesti educativi, anche attraverso il ruolo insostituibile dei media: la cooperazione allo sviluppo, che non deve riguardare la sola dimensione economica deve diventare una grande occasione di incontro culturale e umano.
La seconda sfida è finalizzata a formare le coscienze circa una reale conversione ecologica per plasmare una chiara e precisa cultura ecologica.
La Chiesa ha un ruolo importante nel far crescere fra gli uomini la coscienza della loro solidarietà, nell’educarli a un comportamento sobrio e responsabile, a reagire agli eccessi e agli sprechi della società dei consumi, sprechi ed eccessi le cui conseguenze morali, economiche, ecologiche stanno ormai davanti agli occhi di tutti.

Educazione permanente e capillare.
Diciamo poi che i veri attori dello sviluppo non sono i mezzi economici, ma le persone.
E queste vanno educate e formate. Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello del bene comune. Deve formarsi, ripetiamo, una vera coscienza ecologica in modo che si sviluppi e maturi trovando adeguata espressione in programmi e iniziative concrete.
In conclusione e in linea generale diciamo che la dignità e la prosperità umane sono profondamente connesse alla cura dell’intera creazione. La chiamata e la sfida urgenti a prenderci cura del creato costituiscono un invito ad adoperarsi per uno sviluppo sostenibile e integrale.

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