Difendiamo il Paesaggio e i Beni Culturali

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don Camillo Perrone

Nei principi generali della Costituzione Italiana c’è una norma che tutela il paesaggio della nazione, insieme al patrimonio storico e artistico. Questa intuizione la ebbero i costituenti e la inserirono nell’art.9  “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”.
Tutela del paesaggio e dei beni culturali (art.9): l’avere introdotto tra i principi fondamentali una norma che prevede la tutela del paesaggio è stata una felice intuizione dei costituenti, tanto più meritevole perché codificata in un periodo storico dominato dall’esigenza immediata della ricostruzione, appena terminato il conflitto ossia la Seconda Guerra Mondiale che purtroppo con i lutti lasciò un cumulo di rovine e devastazioni. Tutto fu ricostruito.
Oggi imperversa la devastazione ambientale per cui occorre educarsi alla natura, trattando il mondo come casa propria, come raccomanda Papa Francesco nella sua enciclica:
Laudato si”. Bergoglio lancia un invito ad amare la terra e ad abitarla con sobria leggerezza, ripensando gli stili di vita, tutelando il clima, rafforzando un’economia sostenibile, analizzando quanto danno abbiamo fatto alle cose e alle persone impostando i nostri modelli di sviluppo in maniera dissennata, per cui abbiamo lasciato che la nostra politica soggiacesse all’economia e l’economia alla tecnologia.
Nella sua prima parte lo scritto è un perfetto riassunto, altamente educativo, della situazione in cui si trova il mondo: inquinamento e cambiamento climatico, la questione dell’acqua, la perdita di biodiversità con le conseguenze del deterioramento della qualità della vita umana, il degrado sociale, il diffondersi dell’iniquità in un mare d’indifferenza e di presunta impotenza. Un quadro che non lascia spazi a dubbi, neanche scientifici: su molte questioni concrete la Chiesa non ha motivo di proporre una parola definitiva e capisce che deve ascoltare e promuovere un dialogo onesto fra gli scienziati, rispettando la diversità di opinione. Basta però guardare la realtà con sincerità per vedere che c’è un grande deterioramento della nostra casa comune.
Ed ecco cosa succede, ecco un esempio. Troppo spesso dei vacanzieri immergendosi nelle bellezze della natura non si comportano da custodi rispettosi delle meraviglie del Creato.
Questi visitatori producono e abbandonano montagne di rifiuti, sporcano mari, fiumi, torrenti e spiagge, disturbano con il loro frastuono la fauna selvatica, raccolgono la flora incuranti dei divieti che la proteggono, non rispettano i boschi e le foreste che riducono in cenere a causa della loro incoscienza, si comportano da selvaggi nei luoghi d’arte e nei musei, invadono vociando scompostamente. Bergoglio quindi focalizza il suo richiamo, nella predetta enciclica, sulla “ecologia integrale” che spinga a un mutamento radicale, che dovrà rinnovare sia l’uomo e sia le cose fatte dall’uomo.
Come pure diciamo che il tradizionale paesaggio agrario, urbano, costiero, fluviale e montano conosciuto e descritto dai nostri nonni è quasi del tutto cambiato.

Nella campagna, nei boschi, nelle valli e nei paesi della Basilicata di 100 anni fa sono stati aggiunti negli ultimi decenni viadotti, i tralicci dell’ENEL, le antenne televisive, le nuove tubature dell’acquedotto, i nuovi lampioni stradali, i cartelloni pubblicitari, nuove gallerie e la segnaletica, mentre i fiumi sono stati in parte arginati anche se l’acqua scarseggia, il groviglio di grossi fili penzoloni tra una casa e l’altra di fronte.
Abbiamo una certa tolleranza per questi ultimi inconvenienti prospettati. Nessuna tolleranza invece per quanto riguarda l’Italia che sta crollando mentre qualcuno ci guadagna, dalle strade alle scuole. Crollano ponti, cadono soffitti. Le opere pubbliche soffrono della corruzione e delle cattive leggi. La norma sugli appalti che premia comunque l’offerta più bassa significa spesso cattiva qualità, continui aumenti in corso d’opera e in seguito una manutenzione onerosa. La corruzione a sua volta consente la vittoria dei peggiori, porta i costi a livelli spropositati, senza uguali in Europa, e conduce a realizzare opere inutili.
A questo punto io dico con forza: sia lontano dal Bel Paese tutto ciò che può deturparlo. L’Italia – almeno nel passato – era chiamata il giardino d’Europa. E che dire della nostra Basilicata tanto attraente per la bellezza e varietà dei paesaggi? Caratteristici e ricchi di interesse sono i centri della regione, che posti quasi sempre in cima ai monti e dominati da resti di antichi castelli, conservano gli aspetti più singolari della loro storia millenaria.
E intorno a questi pittoreschi paesi sorgono avanzi archeologici e monumenti artistici di notevole importanza che attestano le origini preistoriche della civiltà lucana, che permettono di avvicinarsi alla grande cultura della Magna Grecia, che testimoniano il passaggio nella regione di numerose dominazioni straniere e l’eredità di usi e costumi che queste le hanno lasciato. E’ un patrimonio culturale, storico e paesaggistico difficilmente riscontrabile in altre contrade. Quali tesori di conoscenze, di intuizioni, di esperienze espressi nella letteratura, nell’arte, nella poesia, nella musica, nelle iniziative umanitarie, nelle istituzioni giuridiche e in tutto quel tessuto vivo di usi e costumi che forma l’anima più vera del popolo!
In questo momento storico quasi di grande riscatto – pensando e gioendo essendo stata scelta come capitale europea della cultura 2019 Matera – affermiamo che la cultura del nostro popolo è patrimonio di tutti che va preservato e accresciuto in un quadro di libertà e pluralismo.
Abbandonare alla degradazione il patrimonio architettonico dei nostri centri urbani che rivelano forme e stile di epoche diverse e a seconda delle dominazioni, con le loro strutture e con le loro viuzze in forte pendenza a cui è strettamente legata la storia secolare di gente povera ma laboriosa, non salvaguardare e valorizzare il patrimonio di arte popolare, di cultura contadina, pastorale e artigianale, di tradizioni, di costumi, di religione, di folclore di queste popolazioni che in tanti secoli hanno dato con i loro figli un contributo eccezionale alla cultura, alla scienza, alla letteratura, all’arte, all’economia, alla politica, alla libertà, alla democrazia, insomma alla storia e al progresso dell’umanità, significa compiere opera deleteria.

Noepoli

In conclusione e praticamente si richiede una strategia di intervento globale efficace, da parte delle istituzioni pubbliche e private, dell’Università, dei ministeri vari, degli istituti scolastici, cui fanno capo la cultura, l’istruzione, per la ricerca e tutela del patrimonio antropologico e civico che potrebbe anche concludersi con l’avvio di un museo della civiltà contadina. Si rende necessaria la ricerca di opere di interesse storico, architettonico, artistico e ambientale per creare e ben sviluppare archivi storici, biblioteche, musei e pinacoteche, tutto finalizzato alla tutela di opere culturali assai interessanti. Occorrono azioni mirate per la tutela e la valorizzazione dell’itinerario dei castelli lucani e dei borghi antichi, dell’itinerario delle varie fortificazioni, della memoria storica, nonché dei casali di campagna, delle masserie, delle memorie d’epoca. Tutto deve diventare altrettanto punto di forza del turismo culturale lucano. Il bene culturale, come prodotto di un popolo in determinati contesti e periodi storici, trascende il valore materiale anche se artistico e rappresenta pregnanti significati e simboli di un luminoso passato per i posteri.
Seminare il sapere per coltivare un futuro migliore significa insegnare ad ogni individuo a riconoscere ed abbracciare valori universali come la solidarietà, la fratellanza, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore.

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