Sinisgalli e Lattuada

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Il grande Alberto Lattuada girò a Matera nei primi anni Cinquanta uno dei suoi capolavori “La lupa”, (tratto da Giovanni Verga), e ben prima aveva instaurato una proficua amicizia con il poeta ingegnere lucano-milanese Leonardo Sinisgalli.

Armando Lostaglio

Fu breve ma intenso il rapporto di Sinisgalli con il mondo del cinema: va ricordata anche la sua collaborazione alla sceneggiatura di un altro film ritenuto fondamentale nel cinema di Lattuada. Parliamo de Il cappotto, datato 1951, che rappresenta il riuscitissimo tentativo di coniugare la nostra tradizione di commedia italiana con un classico della letteratura umoristica russa, in tal caso Gogol. La pellicola, premiata al V Festival di Cannes, fu l’occasione per il “piccoloRenato Rascel di dimostrare la sua notevole capacità di interprete, fra il drammatico e l’ironico.

Il mondo del cinema aveva affascinato molti intellettuali in quei decenni, a partire dall’immediato dopoguerra. E così ritroviamo il poeta di Montemurro cimentarsi anche come regista.

E’ stato un percorso culturale di peculiare sensibilità quello di Leonardo Sinisgalli, riscoperto cineasta grazie a puntuali citazioni sulla rivista cinematografica Ciemme oggi Cabiria edita da Cinit (Cineforum Italiano) che ha sede a Venezia. Il poeta di Montemurro aveva infatti partecipato al progetto “Documento mensile”, ideato dall’allora futuro regista  Marco Ferreri e da Riccardo Ghione. Si trattava di un tentativo di far realizzare dei cinegiornali ai maggiori cineasti, intellettuali e poeti italiani. L’ambizioso progetto, purtroppo, (siamo nei primi anni ‘50), non prese mai corpo del tutto a causa della censura, che non decretò il visto ai cortometraggi e quindi non ne consentì la diffusione. Pertanto, i due numeri realizzati, il primo da Alberto Moravia e Vittorio De Sica, il secondo da Luchino Visconti e Carlo Levi, oltre ai singoli contributi di Guttuso, Rossellini e Sinisgalli, rimasero nel chiuso dei magazzini e non hanno mai potuto circolare in sala.

L’idea di fondo di “Documento mensile” – ci conferma il direttore di “CabiriaMarco Vanelli – era quella di paragonare il cinema alla “terza pagina” di un quotidiano, usando la cinepresa così come uno scrittore o un intellettuale avrebbe utilizzato la macchina da scrivere. Inoltre, essi avrebbero dato un maggiore contributo nel migliorare la qualità dei Cinegiornali che allora erano addirittura obbligatori prima delle proiezioni cinematografiche.

Scrisse Ghione di Sinisgalli: “Il suo pezzo era piuttosto curioso, anche se nessuno ne parla in quanto nessuno lo ha visto. Il poeta lucano era andato a Bra, in Piemonte, in un solaio di una vecchia casa ed aveva trovato una grande quantità di ricordi ottocenteschi … Sinisgalli ha usato un metodo diremmo “gozzaniano”, girando le immagini come una elegia. Alternava, nelle riprese, sei metri e tre metri di pellicola per volta… Era un tentativo di creare un “verso” cinematografico, di trovare cioè una corrispondenza con la metrica poetica. Il film di Sinisgalli si intitolava “Vita silenziosa” per la durata di due minuti”.

Questi dati li fornisce con entusiasmo e rammarico il critico Vanelli, il quale ci conferma della vivacità intellettuale di Sinisgalli anche per quel che riguarda il cinema e i contatti di alto spessore intellettuale con scrittori e registi del suo tempo. Ci ricorda infatti che con “Lezioni di geometria”, Sinisgalli è stato premiato nel 1948 alla Mostra cinematografica di Venezia, opera realizzata in collaborazione con Virgilio Sabel, con il quale nel 1950 filmerà pure Millesimo di millimetro.

Commenti

  1. Biagio ha detto:

    Sabato proietteremo 5 documentari di Sinisgalli, tra cui Lezione di geometria e millesimi di millimetro.

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