Memento – SI, Ius Soli 

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Lo Ius Soli è un bene per il nostro Paese oltre che essere un esempio di civiltà che l’Italia sta dando a tutta l’Europa dalla quale si pretende un giusto, progressivo coinvolgimento.

Questo è fare buona politica e non fomentare inutili allarmismi.
Ormai, ogni giorno i cittadini sono bombardati da messaggi strumentali a riguardo della questione degli stranieri. Si sta creando un miscuglio pericoloso, alimentato da una cultura della intolleranza e della paura di una “invasione” impossibile che rischia non solo di prevalere sui valori della solidarietà e di umanità ma anche di prevalere sulla verità dei fatti. Gli atteggiamenti più marcati di paura e di preoccupazione vengono ormai espressi anche dalle comunità minori nelle quali neppure si vede l’ombra di presenze significative di stranieri.

La legge sullo Ius soli non ha proprio niente a che vedere con gli sbarchi dei profughi. Riguarda invece i bambini e i ragazzi minorenni ormai stabilmente e regolarmente in Italia. Riconoscere loro la cittadinanza – a fronte del rispetto di precise condizioni, e non come erroneamente si dice “in modo automatico” – è il modo migliore per consacrare un rapporto di diritti e doveri che ormai, di fatto, li lega da anni e li legherà al nostro Paese.

Lo Ius soli ( e lo Ius Culturae, che fa parte dello stesso disegno di legge) interessa sopratutto la platea dei minori stranieri. 
I quattro articoli del ddl, che modificano l’attuale legge del 1992, sono chiarissimi e danno la visione di un diritto temperato, e non tout court, della cittadinanza sottoponendola a requisiti molto precisi e parametri che coinvolgono l’intera famiglia.
Ma queste regole di civiltà rischiano di scomparire nel frastuono delle parole dei “sovranisti” di ogni specie e nel clamore di chi denuncia disastrosi attacchi alla nostra cultura ed alla nostra identità.

Stiamo parlando di compagni di scuola ed amici dei nostri figli, che crescono con loro, hanno le stesse aspettative, speranze e le stesse passioni ma per la legge italiana sono stranieri, sono considerati estranei all’unico Paese che conoscono veramente e condannati a crescere stranieri nel loro paese, l’Italia.
Invece, hanno il diritto di essere come noi. Hanno il diritto di entrare in classe il primo giorno di scuola con i loro compagni di gioco: da cittadini italiani. Bambini nati, cresciuti e formati in Italia non possono e non debbono più crescere stranieri nel loro Paese.
Questa è uguaglianza delle opportunità.
E’ una battaglia di civiltà, una buona e giusta battaglia. Andiamo avanti, dunque, con gli occhi rivolti verso il futuro.

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