La dignità della persona umana

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Don Camillo Perrone

Se leggiamo con attenzione i primi quattro articoli della Costituzione, vi troviamo il fondamento dei principi del servizio sociale: la centralità e la dignità della persona, la solidarietà su cui si basa la convivenza sociale, il principio dell’eguaglianza, il principio della responsabilità sociale. Oggi più che mai occorre che ciascuno contribuisca al bene comune e all’edificazione di una società che ponga al centro la persona umana.
A questo punto ci chiediamo: nella corsa asmatica verso le elezioni politiche di primavera i politici si prefiggono in primis il bene comune come un aiuto premuroso verso i cittadini, esercitato con spirito di servizio, sempre rispettando la dignità della persona?

Questa purtroppo è spesso banalizzata, cosificata e vilipesa.
E’ bene allora sapere che la dignità della persona umana proviene dalla stessa natura dell’uomo, creata da Dio: l’essere intelligente, libero, responsabile delle proprie azioni; figlio di Dio, redento da Cristo, destinato a partecipare alla vita stessa di Dio nella beatitudine eterna.

Mons. Filippo Santoro Vescovo di Taranto

È su questa dignità che sono basati tutti i diritti fondamentali che ogni uomo ha al mantenimento e sviluppo della vita corporale e intellettuale – alla libertà di professare la religione – alla buona fama – all’istruzione, a formarsi una famiglia ed educare i figli – ad avere un conveniente lavoro giustamente retribuito – ad essere aiutato nelle avverse contingenze come la malattia e la vecchiaia.

Riconoscere rispettare e difendere questi diritti è dovere della società e degli individui. Bisogna però che il dinamismo con cui ai nostri giorni tali diritti vengono promossi ovunque, sia impregnato dello spirito del Vangelo e protetto contro ogni specie di falsa autonomia, come sarebbe il pensare che tali diritti siano salvi solo quando s’è sciolti da ogni norma di legge divina. Per questa strada infatti, la dignità della persona umana nonché salvarsi, va distrutta.
Rimane valido l’obiettivo di realizzare un ordine morale, sociale e politico in cui l’uomo sia il centro e il fine; creare una società che misura la sua validità dalla capacità di aiutare l’uomo a crescere in umanità, promuovendo valori umani più alti; privilegiare i problemi della giustizia e della solidarietà sul piano nazionale ed internazionale (quanto mai attuale mentre il mondo riscopre l’orrore della guerra!) superando egoismi di classe, di gruppo, di partito e rimuovendo le cause strutturali delle ingiustizie, dell’oppressione e del sottosviluppo; vivere l’impegno politico non come ricerca di interessi particolari o come strumento di soddisfazione delle proprie ambizioni, ma come servizio alla comunità civile e quindi con profondo senso di responsabilità, con dedizione e sacrificio personale e con profonda onestà.
In tale contesto – premessa – si situa il convegno plenario (con parroci e laici) fissato per l’11 novembre prossimo a Francavilla in Sinni (CineTeatro Columbia), indetto da Sua Eccellenza Mons.Vincenzo Orofino Vescovo della vasta Diocesi di Tursi-Lagonegro.
Inizia una vera scuola di cristianesimo per tutti ed è il primo evento di Dottrina sociale della Chiesa.

CineTeatro Columbia – Francavilla in Sinni

Relatore sarà S.E.Mons. Filippo Santoro Arcivescovo Metropolita di Taranto, Presidente della Commissione per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Conferenza Episcopale Italiana.

Il tema che suddetto Presule tratterà è: la dignità della persona umana, principio permanente della dottrina sociale della Chiesa.
Fra gli altri (e saranno molti) interverranno l’On. Enrico Letta, l’On. Maurizio Lupi con i loro specifici apporti.
Una politica per la persona e per la società trova il suo criterio basilare nel perseguimento del bene comune, come bene di tutti gli uomini e di tutto l’uomo, bene offerto e garantito alla libera e responsabile accoglienza delle persone, sia singole che associate: «La comunità politica – leggiamo nella Costituzione Gaudium et spes – esiste proprio in funzione di quel bene comune, nel quale essa trova piena giustificazione e significato e dal quale ricava il suo ordinamento giuridico, originario e proprio.

Il bene comune si concreta nell’insieme di quelle condizioni della vita sociale, con le quali gli uomini, le famiglie e le associazioni possono ottenere il conseguimento più pieno della propria perfezione».

Mons. Orofino Vincenzo

Quindi una politica per la persona e per la società trova la sua linea costante di cammino nella difesa e nella promozione della giustizia, intesa come «virtù» alla quale tutti devono essere educati e come «forza» morale che sostiene l’impegno a favorire i diritti e i doveri di tutti e di ciascuno, sulla base della dignità personale dell’essere umano.
In un periodo di incertezza politica, sociale ed economica, chi ha responsabilità pubbliche deve sentire, promuovere e testimoniare l’esigenza di diventare quasi un presidio per le categorie più deboli; soprattutto verso coloro che, senza loro colpa, mancano di stabilità e sicurezza nel lavoro. Diciamo poi che la nostra è una società che si sta rassegnando al degrado civile e all’assenza di etica nella vita pubblica. E intende relegare la religione nell’ambito privato, senza alcun riflesso nella vita sociale.

Le nuove generazioni soprattutto hanno imparato a fare a meno di Dio. Assieme al Paese, così tanto frammentato, anche le coscienze si vanno sbriciolando. Insensibili albene comunee sorde alla solidarietà con le “periferie esistenziali”: dagli ultimi di casa nostra a quelli dell’altra sponda del Mediterraneo. Eppure, il mondo non potrà essere migliore, ricordava già Benedetto XVI, “se Dio non trova un posto anche nella sfera pubblica.”
Dunque fede in Dio e operare: c’è una missione che richiede, prima di tutto, coerenza di vita. “Non basta essere credenti, occorre essere credibili”, ha lasciato scritto il giudice Livatino, ucciso dalla mafia.
Siamo convinti che l’Italia potrà riprendersi se anche noi credenti assumiamo i problemi dei giovani che non trovano lavoro, dell’immigrato, dei poveri e delle famiglie. Nel turbine di insicurezza, di egoismo e soprattutto di povertà e controsensi che avviluppa il mondo trascinandolo alla catastrofe, brillano alcuni bagliori di speranza.
In sintesi si esige un lavoro degno, perché la dignità della persona si realizza nella relazione affettiva, nella famiglia, nei rapporti con gli altri, ma anche nella costruzione della propria vita attraverso il lavoro. Il lavoro degno non è solo questione di giusta retribuzione, ma un lavoro che non schiavizza e non è un idolo, che fa venir fuori i talenti di ognuno, che favorisce l’inserimento nella comunità, che si apre alla società, alle necessità degli altri, al bene di tutti. Il lavoro come compimento della persona e delle sue esigenze fondamentali.
Il lavoro davvero si configura quale strumento di dignità.

Commenti

  1. enustrini ha detto:

    E’ molto facile amare l’umanità. Molto più difficile è amare il prossimo.

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