Verso la prima Giornata Mondiale dei Poveri

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Il Papa, nel Messaggio per la prima Giornata Mondiale dei Poveri che si celebra il 19 novembre, richiama molti temi sensibili già trattati nei documenti del suo Magistero sulla povertà.

don Camillo Perrone

In primis ricorda che i poveri sono persone da incontrare, accogliere, amare. Davanti ai tanti volti della povertà, il Papa chiede di non restare inerti e rassegnati, ma di “rispondere con una nuova visione della vita e della società”. E’ dunque un appello a contribuire in modo efficace al cambiamento della storia, generando e promuovendo un vero sviluppo. Bergoglio non usa mezzi termini, condannando “la ricchezza sfacciata che si accumula nella mani di pochi privilegiati e spesso si accompagna all’illegalità e allo sfruttamento”. Tutti dobbiamo fare qualcosa perché le cose cambino “non si può restare inerti – ha detto Francesco – e tanto meno rassegnati”.

Insomma, come recita il titolo del messaggio, “Non amiamo a parole ma con i fatti”. Il papa chiede gesti concreti, per esempio – questo è il suo invito – a far sedere i poveri alla nostra tavola, farli accomodare nelle nostre case. Anche il Pontefice lo farà: il 19 novembre, ha invitato a pranzo in Vaticano 500 persone, uomini e donne che non hanno nulla ma che non hanno mai smesso di valere molto. Non sono scarti ed è necessario mostrarglielo.
C’è una crisi economica profonda: in Italia sono sette milioni e 200mila le persone che vivono in famiglie in gravi difficoltà economiche. Un livello, dice l’Istat, pari all’11,9% della popolazione. Si tratta di persone – spiega l’istituto di ricerca – che non possono permettersi un pasto proteico a base di carne o pesce ogni due giorni e neppure di riscaldare la casa adeguatamente. Non possono affrontare spese impreviste né concedersi una settimana di vacanza. Ci chiediamo: Paolo Gentiloni aumenterà le risorse per contrastare la povertà?
E ci sono molte altre forme di povertà: ad esempio povertà di salute (i malati mentali, i malati terminali, non vedenti, audiolesi, ecc ecc), povertà di equilibrio psichico, povertà di beni sociali. Ci sono i tossicodipendenti, gli immigrati, barboni, stranieri (profughi rifugiati, clandestini), anziani soli, dimessi da ospedali psichiatrici, persone immigrate in cerca di prima occupazione o con occupazione saltuaria, dimessi dal carcere, etilisti, minori fuggiti da casa, sfrattati, persone non residenti in attesa di ricovero ospedaliero, giovani disoccupati, prostitute, omosessuali, nomadi, ragazze madri.
Il Papa, nel Messaggio per la Giornata, ci esorta a “creare momenti di incontri e di amicizia, di solidarietà e di aiuto concreto” (n.7). La nostra Diocesi di Tursi-Lagonegro – su invito e per interessamento di S.E.Mons.Vincenzo Orofino – ha organizzato una settimana di riflessione che dovrà formulare gesti concreti a favore dei poveri. In alcune località più facilmente accessibili (Tursi, Policoro, Lagonegro, Francavilla sul Sinni, Senise, Lauria) da illustri conferenzieri vengono trattati temi di grande attualità quali: il caporalato, la ludopatia e le altre dipendenze, le diverse abilità, l’immigrazione, la stessa crisi economica. Tutto culminerà col pranzo di solidarietà che sarà consumato a Lauria Superiore dopo la S.Messa presieduta da
S.E.Mons.Vincenzo Orofino. Effettivamente la Diocesi di Tursi-Lagonegro per rendere concreto quello che è un programma pastorale (racchiusa nella lettera che Mons. Orofino ha scritto ai fedeli della diocesi dal titolo “Al fine di edificare il Corpo di Cristo”) nei mesi scorsi ha promosso una serie di iniziative come quella della mensa dei poveri e altri gesti.
Insomma una fede che si deve incarnare nel vissuto di ciascun fedele, per essere concretamente quella che il Papa chiama “Una Chiesa in uscita e missionaria”.
Queste iniziative programmate ora vengono illustrate a ogni comunità parrocchiale e alle persone sensibili ai temi su descritti. E’ opportuno però farle conoscere a tutti i fedeli non solo per orientarli ad armonizzare con la vita la fede, la speranza e la carità, ma soprattutto per evidenziare che la “scelta preferenziale dei poveri” è veramente “una esigenza del Vangelo di Carità” da incarnare nell’esperienza quotidiana del nostro vivere di cittadini e di fedeli.
Occorre contribuire al cambiamento delle dinamiche sociali ed economiche, anche battendosi per strumenti concreti di inserimento. Quindi ogni comunità si faccia carico, in spirito di partecipazione, testimonianza della carità e condivisione, della povertà del suo territorio. Che sia cioè una comunità dove scelta dei poveri significa dare dignità al povero, riconoscendone la centralità come persona collocata nel contesto della società e della comunità cristiana. Inoltre non si facciano pagare ai poveri gli effetti dell’instabilità politica.
In casa lucana permangono gravi problemi concernenti gli ammortizzatori sociali, gli investimenti, la disoccupazione, lo spopolamento biblico.
I poveri ci interrogano. E davvero ci sono uomini e donne che si pongono davanti all’altro per farsi prossimo: umanità, dedizione, povertà diventano forza di cambiamento, segno di solidarietà per gli emarginati, per le famiglie, per i minori in difficoltà e quant’altri sono svantaggiati protagonisti della propria emancipazione. La povertà “ci interpella ogni giorno con i suoi mille volti segnati dal dolore, dall’emarginazione, dal sopruso, dalla guerra, dalla mancanza di lavoro”. In una società spesso ebbra di consumo e di piacere, di abbondanza e di lusso, di apparenza e narcisismo, esistono emergenze socio-umanitarie e caritative che reclamano una mobilitazione generale.

Ogni indifferenza è delitto quasi imperdonabile.
Ci rivolgiamo anche a laici animatori che stando nel mondo imprimono un’azione di orientamento agli eventi della storia perché tutto abbia un’anima: le famiglie, i gruppi, i movimenti, le associazioni, le strutture, le istituzioni, un’anima in grado di trasmettere benessere e di contagiare i disperati della vita con un supplemento di speranza, lieti non di vincere ma di convincere, non di imporre ma di proporre la bellezza della vita quando è illuminata da Cristo.

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