Giorgio La Pira, a 40 ani dalla sua morte

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Figura poliedrica, specchio di giustizia, testimone di carità, servo di Dio. E’ proprio lui il siciliano Giorgio La Pira che nel 1946 è eletto alla Costituente, dove dà un contributo decisivo alla stesura dei primi articoli della Costituzione. Rieletto deputato, è ministro del Lavoro con Fanfani. Nel 1951 è sindaco di Firenze, carica che ricopre, salvo brevi interruzioni fino al 1965. Difende con energia i più deboli, i senza casa, i diritti dei lavoratori. Promuove i “Convegni per la pace e la civiltà cristiana” e i “Colloqui mediterranei” per la riconciliazione tra le religioni della “famiglia di Abramo”.
Nel 1959, primo politico occidentale a superare la “cortina di ferro”, si reca in Russia, creando un ponte di preghiera, unità e pace tra Oriente e Occidente. Muore a Firenze il 5 novembre 1977 .

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A sei anni dalla morte gli vennero riconosciute le virtù eroiche e la fama di santità che portarono l’arcivescovo di Firenze, Silvano Piovanelli, a presentare, nel 1983 la richiesta per introdurre la causa di beatificazione. Non era strano incontrarlo per le strade di Firenze con le tasche nell’impermeabile piene di fogliettini che la povera gente gli consegnava per chiedergli di essere aiutata. A chi gli obiettava che non era giusto utilizzare i fondi del Comune per fare la carità, La Pira rispondeva: “Non è carità. E’ giustizia!”. Ancora prima di ricoprire le cariche dello Stato utilizzava il suo stipendio di docente universitario per alleviare le difficoltà economiche di qualche povero sventurato e una volta, a chi lo aveva fermato per chiedere un aiuto, rispose: “E tu il 29 del mese vieni? Dovevi venire il 27 (giorno in cui si ritirava la paga). Ormai ho dato via tutto!”. Tanti sono gli episodi che raccontano l’onestà e il senso dello Stato vissuti dall’illustre Sindaco di Firenze, sempre ancorato agli ideali di fede cristiana. Con lui si spense una luce ricca di riflessi evangelici. Uomo di granitica coerenza, ha vissuto integralmente il suo impegno politico, culturale, sociale, ecclesiale, sempre sorretto da principi evangelici. Dio è stato sempre per lui  “la stella polare”: ha sempre orientato tutti i suoi pensieri e i suoi atti nel seguire il Vangelo.

Giorgio La Pira

Siamo al termine dell’anno 1977, mentre spunta l’anno 1978, che sarà anno pieno di scenari e scossoni epocali: la cattura e l’uccisione di Aldo Moro e della sua scorta, la morte di Papa Montini, l’ascesa al soglio pontificio del Papa del sorriso, cioè Giovanni Paolo I, il suo breve pontificato e la successiva elevazione poi di Giovanni Paolo II alla cattedra di Pietro, di colui che affermò nei riguardi di Giorgio La Pira: “Fedele al Magistero della Chiesa, ebbe il senso della laicità autentica e della giusta autonomia dei fedeli nell’ambito delle realtà secolari. Intese la funzione pubblica come servizio al bene comune, sottratto ai condizionamenti del potere ed alla ricerca del prestigio o dell’interesse personale”.
Meditino, meditino i politici su questo elogio storico!
Altri eventi in quegli anni: la caduta dell’URSS, lo sgretolarsi del Patto di Varsavia, il crollo del Muro di Berlino, la riunificazione tedesca, sono fatti straordinari generatori di un vero e proprio sconvolgimento, mentre nel Bel Paese scoppia la famigerata Tangentopoli, la corruzione, vero bubbone della vita sociale e politica.

Giorgio La Pira si oppone energicamente alle ingiustizie, ai disordini morali, alla corruzione.
Terminata la seconda guerra mondiale, La Pira – insieme a Moro e Togliatti, e ad altri nomi illustri – fu nominato membro della commissione che avrebbe dovuto formulare i principi fondamentali della Costituzione italiana. La Pira si preparò a questo particolare momento storico per l’Italia con grandissima e scrupolosa serietà che lo portò a studiare per mesi quasi tutte le Costituzioni presenti nel mondo. Il lavoro svolto da Giorgio La Pira, in quella particolare circostanza, si rivelò fondamentale per i tantissimi aspetti e le novità che avrebbero cambiato il corso della storia italiana, e anche per la stipula dei rapporti tra Stato e Chiesa. Ci chiediamo, con struggente rammarico: che cosa sarebbe oggi la politica italiana e l’Italia stessa se l’esempio di questo “santo politico” avesse fatto scuola?
Il sindaco Giorgio La Pira disse, nel 1955, al segretario nazionale della DC (un partito in quegli anni anchilosato nelle vecchie correnti, nelle stantie divisioni, nelle oligarchie sempre immobili): “Fino a quando mi lasciate a questo posto, mi opporrò con energia massima a tutti i soprusi dei ricchi e dei potenti. Non lascerò senza difesa la parte debole della città: chiusura di fabbriche, licenziamenti e sfratti troveranno in me una diga non facilmente abbattibile. Il pane (quindi il lavoro) è sacro, la casa è sacra. Non si tocca né l’una né l’altra. Questo non è Marxismo, è Vangelo”. Riflettano bene tutti i sindaci su quanto riportato.
A questo punto diciamo che i poveri sono la proposta forte che Dio fa alla società, ma specialmente alla nostra Chiesa affinchè essa cresca nell’amore e nella fedeltà,
perché “una Chiesa senza la carità non esiste”, pronta comunque, come l’ha spronata Francesco, “a risalire alla cause delle povertà, per cercare di rimuoverle; a prevenire l’emarginazione; a incidere sui meccanismi che generano ingiustizia; a operare contro ogni struttura di peccato”. Insomma: letti e minestre calde, certo, ma anche denuncia e azione sociale. Solidarietà e profezia.
A proposito teniamo presente la carità di Papa Francesco: per condividere l’amore del Papa verso i poveri, conoscenza e promozione delle possibilità cooperativistiche, riscoperta dell’impegno politico come carità.
L’opera di La Pira quale sindaco fiorentino è punteggiata da notevoli realizzazioni amministrative e straordinarie iniziative di carattere politico e sociale. Sotto la sua amministrazione, vengono ricostruiti i ponti Alle Grazie, Vespucci e Santa Trinità distrutti dalla guerra; viene creato il quartiere-satellite dell’Isolotto; si gettano le basi per il quartiere di Sorgane; si costruiscono, in varie zone della periferia, moltissime case popolari; si riedifica il nuovo Teatro Comunale; si realizza la Centrale del Latte; viene nuovamente pavimentato il Centro Storico. Con la collaborazione dell’on.Nicola Pistelli, Firenze viene dotata di un numero di scuole tale da ritardare di almeno vent’anni la crisi dell’edilizia scolastica in città. Nello stesso tempo, La Pira conduce una coraggiosa lotta in favore dei lavoratori. Famosa la strenua difesa dell’occupazione per i duemila operai delle officine Pignone, poi della Galileo e delle Cure.

Oggi davvero è l’ora dei laici cristiani, ai quali è richiesta di essere fermento di vita nuova, lievito di santificazione per rinnovare l’umanità nella luce del Vangelo.
Nella prospettiva di un rilancio della promozione dell’uomo e delle ragioni del bene comune, risalta la necessità di una nuova coscienza morale nell’impegno sociale e politico.
Le prossime elezioni devono restituirci una classe dirigente preparata, matura e con seria capacità di ascolto e di comunicazione in grado di realizzare un programma convincente e di spiegare a un Paese prostrato da anni di crisi perché lo fa, ancorando le scelte e visioni a precisi e saldi valori di riferimento. A noi elettori, probabilmente prima del previsto, toccherà il non facile compito di individuarla.
Purtroppo un certo sfilacciamento del tessuto sociale rischia di generare derive verso atteggiamenti di individualismo radicale. Stiamo attenti!! Intanto occorre promuovere un cambio di cultura, di mentalità che ci faccia passare dall’individualismo alla comunione, creando una nuova coscienza collettiva che recuperi il senso sociale dell’esistenza.
Dietro gli esempi e ammonimenti di Giorgio La Pira teniamoci lontani dall’egoismo ributtante, dal secolarismo, dall’indifferenza religiosa e dal relativismo morale.
Il cammino di rinnovamento della nostra Chiesa deve intraprendere con coraggio la via concreta della fraternità. E’ la via della comunione, della comune responsabilità, della comune ricerca dei metodi, del comune impiego dei mezzi per il raggiungimento del bene socio-economico-morale-politico di ogni individuo e della intera società.

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