La passione per la Pace, il diritto alla Pace

Stampa questo articolo Stampa questo articolo

La passione per la pace è un compito comunitario ed universale cui nessuno può sfuggire ritenendo che il proprio contributo non abbia alcuna incidenza sui fatti, ritenendo incolmabile la distanza tra l’acquisizione dell’idea di fare e la possibilità di determinare eventi positivi.

Don Camillo Perrone

Le occasioni di partecipare all’opera di pace vanno cercate, create; già ce ne sono molte e decisive; libere istituzioni sociali e politiche, le grandi corporazioni, i piccoli gruppi, i movimenti, i centri di cultura e di opinioni. Tutti i luoghi dove si “maturano” proposte, giudizi e norme del diritto alla vita, del diritto alla libertà.
Mai come oggi i popoli sentono nel fondo della coscienza il grido di “guerra alla guerra” e mai come oggi il Papa è un pellegrino della Pace che percorre il mondo per spendere la Parola della Pace, e mai come oggi la Chiesa è una comunità di Pace. E’ una comunità di pace che vuole “costruire” il passaggio da una pace tutelata con le armi ad una pace fondata su rapporti di fiducia.
Giustizia, saggezza, umanità, domandano che venga arrestata la corsa agli armamenti, che si riducano simultaneamente e reciprocamente gli armamenti già esistenti, si mettano al bando le armi nucleari e si pervenga finalmente al disarmo integrato da controlli efficaci.


E’ una prova della “buona volontà” che assieme bisogna vincere; la prova della “buona volontà” che lentamente deve far breccia nelle politiche di potenza, nei regimi che opprimono, nelle guerriglie pilotate, nei rigidi rapporti tra confinanti di razze e fedi diverse.
La prova di una conversione ad una mentalità nuova da portare alla base dei rapporti tra gli uomini, centrata sull’amore verso gli altri e nel rispetto della libertà e della giustizia per tutti.
La vera pace è la serenità del cuore, l’armonia della famiglia, il buon rapporto di vicinato, la solidarietà e la giustizia dell’ambiente di lavoro, la gioia condivisa nel tempo libero, il rispetto delle leggi dello Stato, la collaborazione dei popoli, la fraternità delle razze, lo sviluppo armonioso di tutta l’umanità.
Ogni uomo ha diritto alla pace, perché è creatura e figlio di Dio, Signore della pace. La pace è una catena di diritti, ma ogni suo anello è prima un dovere. “Non parlare mai di pace se non sei disposto a salire sulla croce, come Gesù Cristo” (Gandhi).
Intanto il panorama internazionale è un cielo con molte nubi, e con diverse tempeste già in corso. Accanto a quelli più tradizionali, c’è ora qualche nuovo versante a segnalare situazioni di allarme sul fronte della pace. Nella già vasta area di crisi ha fatto irruzione la Corea del Nord, finora una minaccia lontana e impalpabile, diventata all’improvviso vicina e concreta. I “venti di guerra” si alimentano a vicenda e non può sorprendere che lo scenario dei contendenti si allarghi ogni giorno di più, dilatando al tempo stesso i rischi e le paure.
Incombe una minaccia nucleare che rappresenta un serio pericolo per tutta l’umanità: lo afferma con amarezza Papa Francesco, mentre il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, condanna con grande fermezza il lancio effettuato qualche giorno fa dalla Repubblica Democratica Popolare di Corea – di un missile balistico che ha raggiunto la zona economica esclusiva del Giappone. “Si tratta dell’ennesima chiara violazione di molteplici risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – afferma in una nota il ministro Alfano – , di una seria minaccia alla stabilità regionale nonché alla pace e alla sicurezza internazionale”.


La terza guerra mondiale che si combatte “a pezzi”, non è solo un’efficace espressione di Papa Francesco, ma una verità storica che coglie, con realismo fotografico, la difficile realtà del momento. Non a caso l’espressione del Papa ha lasciato, anzi ha colto il segno. La pace sta al cuore degli uomini di pace e Francesco l’ha posta nel cuore di un pontificato che ha fatto della misericordia il suo incrollabile architrave. E la misericordia, soprattutto nel groviglio che oggi l’insidia, è la prima via verso la pace; la strada maestra che porta lontano e la sola capace di voltare le spalle a tutto ciò che la minaccia. Nel segno della pace e della solidarietà – uno dei suoi aspetti più significativi – è anche il viaggio di Francesco in Asia.
Bergoglio recentemente ha visitato Myanmar e Bangladesh per una pace fondata sul rispetto della dignità e dei diritti di ogni membro della società, sul rispetto di ogni gruppo etnico e della sua identità sul rispetto dello stato di diritto e di un ordine democratico che consenta a ciascun individuo e a ogni gruppo – nessuno escluso – di offrire il suo legittimo contributo al bene comune. Myanmar vive un delicato processo di democratizzazione.
La discriminazione dei gruppi minoritari per etnia e religione continua a essere un male acuto, sovrapposto a interessi economici. Il doloroso caso dei Rohingya: mezzo milione di sfollati, il processo di pace ristagna. Per mezzo secolo il Myanmar e la sua gente sono stati vittime dell’oppressione di uno dei regimi militari più brutali e misteriosi della terra.
Il Papa ha inteso aiutare le persone del posto a capire meglio cosa sia la Chiesa, chi sia un Papa: il messaggio di Cristo e del Vicario di Cristo è di amore e di pace.
Non è superfluo poi dire che di fronte al dramma dei rifugiati nella nostra penisola, anzi in ogni parte del globo, la Chiesa segue una linea chiara e semplice, al di là di ogni polemica. E’ una posizione che esprime tutte le realtà del cattolicesimo e – direi – di un popolo, per cui non si può respingere chi arriva nel nostro Paese, proveniente da guerra e persecuzione. Non muri, ma ponti. Solo la solidarietà ha futuro. Uomini e donne, diversi per mille motivi, si affacciano da tempo alle nostre soglie e chiedono, spesso costretti da necessità inderogabili. E’ un’occasione propizia, anche per il prete, per ampliare confini frequentemente troppo angusti, per guardare all’altro, chiunque esso sia, come a colui che porta con sé valori, doni e ricchezze differenti; con il desiderio di averlo non rivale, ma fratello.
Non meno l’Italia da tempo vive una stagione di grande lacerazione morale, economica, sociale e politica. In questo periodo pre-elettorale molto effervescente l’avversario politico non lo si contesta più; lo si demolisce, lo si criminalizza. Il dibattito pubblico è sempre più aggressivo.
Per concludere, è necessario formare i giovani ai valori etici di onestà, integrità e solidarietà umana per dare più forza alla democrazia. Necessita spezzare la logica di un sistema culturale univoco e perverso, di cui si subiscono tutte le contraddizioni e le perversioni, proponendo un’alternativa credibile che riaffermi i valori evangelici della fraternità, della carità, della comprensione, del dialogo e della concordia finalizzata al bene comune, al rispetto dei diritti di ogni uomo. E’ sempre vero e di grande attualità l’assioma “opus iustitiae pax” cioè la pace è opera e frutto della giustizia accompagnata dall’amore fraterno.

 

Commenta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi