Diritti garantiti, emergenti e urgenti

Stampa questo articolo Stampa questo articolo

Senza dubbio il 2018 è costellato di molteplici ricorrenze significative. Eccone alcune.

Il primo gennaio 1948 cioè 70 anni or sono entrò in vigore l’attuale Costituzione italiana.

Nell’autunno di 40 anni fa, cioè nel 1978, salì al Soglio Pontificio un grande leader mondiale:

Il 4 novembre 1918 cioè 100 anni fa terminò l’aspro conflitto mondiale dopo 3 anni di duri combattimenti, culminati con la vittoria dell’Italia sull’esercito austro-ungarico;

il 10 dicembre 2018 ricorre il 70° della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, approvata dall’Onu la notte del 10 dicembre 1948.


Il 70esimo anniversario della nostra Costituzione rappresenta la vittoria della libertà e l’affermazione dei diritti inviolabili. La Carta Costituzionale continua a indicare il cammino che la Repubblica percorre al servizio dei suoi cittadini e della loro convivenza.
I tre grandi filoni della cultura politica italiana, il cattolico-democratico, il social-comunista e il laico-liberale si incontravano per concepire il disegno di un grande “compromesso costituzionale”, capace di realizzare non solo una rottura di continuità con la lunga stagione del fascismo, ma anche di aprire il Paese ad una grande democrazia pluralista capace di una vera sensibilità sociale.
In questo fondamentale documento confluirono gli ideali che ispirarono tanti cittadini in Italia, tanti in esilio o confinati; la resistenza civile e militare, attiva già negli ultimi anni di guerra; la pratica della democrazia partecipata (nella riorganizzazione della scuola, del fisco, ecc.) che si sperimentò già nelle repubbliche partigiane. Dal 1922 lo Stato aveva abbandonato il potere al fascismo e questo aveva dato vita a un regime che ripudiava ogni giorno di più le forme liberali, imponendo, tra l’altro, la censura sulla stampa, promulgando le leggi razziali famigerate.
Quindi i valori su cui si fonda la società italiana sono frutto dell’impegno di generazioni di uomini e di donne di diversi orientamenti, laici e religiosi, e sono scritti nella Costituzione democratica del 1948. La Costituzione rappresenta lo spartiacque nei confronti del totalitarismo e dell’antisemitismo che ha avvelenato l’Europa del XX secolo e perseguitato il popolo ebraico e la sua cultura.

Purtroppo abbiamo registrato in questi giorni alcune manifestazioni di razzismo, antisemitismo, violenza, intolleranza, fanatismo.
Auspichiamo intanto che l’Italia disponga degli anticorpi necessari per contenere e respingere il contagio di ideologie e posizioni aberranti, condannate e superate dalla storia.
E mentre riguardo alla Costituzione mettiamo in evidenza la parte prima, che espone i diritti e i doveri dei cittadini nei loro rapporti civili (art.13-28), etico-sociali (art.29-34), economici (art.35-47) e politici (art.48-54), ugualmente diciamo che i diritti garantiti dall’ONU che difendono l’uomo, la donna, i bambini sono stati individuati dalle Nazioni Unite.

Il guaio ora è che i potenti di questa terra li calpestano, i mass media (TV, Radio e Stampa) li ignorano, gli analfabeti non li conoscono e il mondo va avanti come sempre: nell’egoismo, nelle emarginazioni, nelle ingiustizie, nelle guerre, nella sofferenza degli umili. Purtroppo, soprattutto nell’Occidente, vi sono numerosi equivoci sul significato dei diritti umani e dei doveri ad essi correlati. Non di rado i diritti sono confusi con esacerbate manifestazioni di autonomia della persona, che diventa autoreferenziale, non più aperta all’incontro con Dio e con gli altri, ma ripiegata su se stessa nel tentativo di soddisfare i propri bisogni. Per essere autentica, la difesa dei diritti deve, al contrario, considerare l’uomo nella sua integralità personale e comunitaria.
Nel nostro Paese poi viviamo momenti difficili, tormentati da tensioni sociali, notiamo l’appannarsi dei valori di tolleranza, di solidarietà, soprattutto verso i più deboli, i disoccupati, i drogati, verso quelli che hanno diverso colore di pelle.
Che Paese stiamo lasciando ai nostri figli? Non basta lamentarsi o scaricare le colpe solo sugli altri. Né possiamo disprezzare i politici e poi comportarci come loro.
E stigmatizziamo l’Italia dei privilegi e dei privilegiati: per alcuni i diritti acquisiti sono intoccabili. Il peccato si chiama oggi, come ieri, oppressione dei deboli, egoismo ributtante di chi vuole tenere tutto per sé, ricerca spregiudicata del proprio tornaconto, molestie sessuali, femminicidi e avvilente corruzione.
Il materialismo e l’edonismo stanno schiacciando la creatura umana che è alla ricerca della sua genuina identità. Che fare? Chi ci salverà? Lo diciamo subito. E’ Lui: Gesù benedetto, il Salvatore. Non ci può salvare l’abilità dei politici, l’eloquenza degli oratori, l’oro dei banchieri e neppure la spada dei soldati, ma Dio solo può salvarci, solo Lui può ridare fiducia e speranza alle istituzioni e all’ambiente in cui vive l’uomo tanto bisognoso dei nostri giorni. E dopo esserci soffermati sui diritti proclamati e garantiti dalla Costituzione e dall’ONU in questo contesto sconcertante i nostri riflettori sono ora puntati sui nostri fratelli migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace.
E’ importante riflettere sulle reazioni negative, a volte discriminatorie e xenofobe, che l’accoglienza suscita in Paesi di antica tradizione cristiana, ha affermato Bergoglio. Occorre superare i pregiudizi e i timori legati a una scarsa conoscenza del fenomeno migratorio per approfondire la riflessione teologica sulle migrazioni come segno dei tempi: tutto visto in una prospettiva di giustizia, di corresponsabilità globale e di comunione nella diversità culturale. A proposito, la Chiesa ha sempre contemplato nei migranti l’immagine di Cristo. Quattro le pietre miliari: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.
Continua Bergoglio: “Con spirito di misericordia, abbracciamo tutti coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame o che sono costretti a lasciare le loro terre a causa di discriminazioni, persecuzioni, povertà e degrado ambientale”.
In conclusione riportiamo quanto sottolineano sia la Costituzione italiana (Art.10) sia i diritti dell’uomo (art.14) riguardo al diritto di asilo.
Persecuzioni e conflitti armati costringono milioni di persone ad abbandonare le proprie terre di origine senza più potervi ritornare. Sono i migranti forzati: rifugiati, sfollati, richiedenti asilo, apolidi. Queste popolazioni in fuga necessitano di una protezione internazionale che sia capace di assicurare una risposta rapida, efficace e coordinata alle emergenze, ma che sia anche in grado di garantire che il diritto posto a tutela di queste popolazioni, sia effettivamente applicato. Il diritto di asilo deve significare diritto di libertà, di sicurezza, di protezione e di solidarietà al di là di ogni confine. Dare asilo è dare umana protezione.

don Camillo Perrone

Al presente in Italia è dovere di tutti i cristiani laici – non solo della gerarchia ecclesiastica – rimettere in discussione il clima culturale dominante e se esso non è conforme né al Vangelo né alla Dottrina della Chiesa impegnarsi a cambiarlo. Non si tratta essere di destra o di sinistra, si tratta del fatto che esistono verità e valori di fondo di cui i credenti devono essere fermamente convinti e dai quali non si può prescindere. La dottrina del Vangelo è una dottrina di lealtà e di schiettezza, di giustizia e di carità, di disinteresse e di sacrificio, di mitezza, di pazienza e soprattutto di coerenza e rettitudine. Lo ricordino i politici cattolici che nella passata XVII legislatura ancora una volta si sono dimostrati divisi e dunque non determinanti. Il loro peso, al massimo, è stato quello di fare da argine alla deriva laicista e libertaria. Un po’ poco.
Il Vangelo condanna quindi ogni combinazione machiavellica, le ingiustizie di qualsiasi genere, l’uso di mezzi illeciti e disonesti, il ricorso alla forza bruta e alla violenza per raggiungere i propri ideali. Nella prospettiva di un rilancio della promozione dell’uomo e delle ragioni del bene comune, risalta la necessità di una nuova coscienza morale nell’impegno sociale e politico, dell’urgenza di una profonda coscienza etica, facendo sempre riferimento a quell’afflato etico del Vangelo capace di sprigionare giustizia e quindi rispetto massimo dei diritti di ogni uomo.

Commenta

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi