La strategia nazionale per le aree interne, strumento dello sviluppo locale. La Regione Basilicata tarda ad elaborare una sua strategia.

Stampa questo articolo Stampa questo articolo

Una riunione promossa a Senise il 24.11.2017 dall’AssociazioneVoci del Pollino”, guidata da Annibale Formica, già Sindaco di San Paolo Albanese e storico Direttore dell’ Ente Parco Nazionale del Pollino, ha riaperto, dopo anni di torpore e di assenza della politica, il dibattito circa il destino di un’area marginale e decentrata della Regione Basilicata, il Medio-Sinni-Pollino-Sarmento-Mercure, sempre più a rischio di spopolamento demografico e di perdita delle “condizioni di cittadinanza”.

Antonio Amatucci

In assenza di un dibattito politico e di prospettive programmatiche elaborate dal programmatore regionale, con i partiti relegati a ratificare decisioni non partecipate, frutto spesso dell’estemporaneità di una oligarchia disinformata e disinteressata alle reali condizioni socio-economiche delle aree più marginalizzate della regione, i territori cercano di organizzarsi e propongono “idee di sviluppo”, insieme agli organi istituzionali locali, per coinvolgere i rappresentanti delle istituzioni regionali, affinché invertano il modo di far politica ed elaborino una strategia di sviluppo ed un progetto per le aree interne, condivisi dal basso, “in grado di arrestare l’abbandono dei paesi e dei territori , attraverso un’azione di sviluppo locale e, contestualmente, iniziative   di miglioramento e di potenziamento dei “servizi di cittadinanza”.

Lo sforzo compiuto dall’AssociazioneVoci del Pollino”, in collaborazione con l’Unione dei Comuni della Valle del Sinni e l’Unione dei Comuni della Val Sarmento, con il coinvolgimento dell’Area Programma del Lagonegrese, è considerevole e merita apprezzamento per la metodologia instaurata, per la visione realistica delle criticità territoriali, nonché per gli obiettivi e le finalità prefissi, sostanzialmente riconducibili “alla tutela, la valorizzazione e la fruizione del “paesaggio identitario”, la sperimentazione di forme di tutela attiva del patrimonio naturale e culturale, la rilettura della tradizione, lo stimolo ed il protagonismo degli abitanti, la visione integrata del territorio, lo sviluppo delle conoscenze dei caratteri, dei significati e dei valori naturali, culturali e scientifici del patrimonio”. In fondo, ciò che il territorio sollecita è la riapertura di un dialogo tra cittadini e potere politico centrale, una maggiore attenzione verso un’area marginale e disattesa dalle politiche centralistiche della Regione Basilicata e scelte strategiche condivise, che arrestino il fenomeno dello spopolamento, la migrazione intellettuale e giovanile, il depauperamento delle notevoli risorse che il territorio offre.

Monte Pollino “il pino loricato”

Purtroppo le legittime richieste dei territori incontrano alcuni limiti, che solo la Regione può rimuovere, sposando una nuova strategia di sviluppo, dandosi essa stessa per prima obiettivi, finalità e programmazione congruenti con le sue peculiarità e le sue risorse, indirizzando ed utilizzando programmi nazionali ed europei a tale disegno strategico. Mancano, infatti, strumenti di programmazione regionale di medio e lungo termine, mancano gli strumenti di pianificazione regionale, che consentano la realizzazione di azioni infrastrutturali e non, in un regime di compatibilità giuridica (a tal proposito sarebbe utile far luce sulla mancata adozione da parte della Regione del Piano del Parco del Pollino, essendo l’area oggetto di studio ricompresa nel Parco Nazionale del Pollino), manca l’organicità di una visione “identitaria” della regione, che sembra affidare il suo futuro più ad azioni sollecitate dall’esterno (vedi i programmi europei), piuttosto che ricondurre tali programmi nell’ambito di una propria articolata ed autonoma visione dello sviluppo.

Eppure il futuro della Basilicata “interna” non può essere un tema periferico nel dibattito pubblico, perché in quest’area i beni pubblici sono spesso poco funzionali ed inutilizzati, le scuole si svuotano, lo spopolamento non è solo una nefasta prospettiva, ma un processo quasi inarrestabile, la migrazione intellettuale e giovanile rafforza una visione pessimistica circa il futuro di questi territori.

La Strategia Nazionale delle aree interne, promossa nel 2014 dall’allora Ministro Barca, è una risposta seria a tale problematica, perché punta ad una logica di riequilibrio e di promozione dello sviluppo e del lavoro.    Il problema reale in questi territori è anche quello di implementare le occasioni di lavoro e di mettere in piedi politiche di attrazione per vecchi e nuovi abitanti. Bisogna, cioè, invertire le politiche finora perseguite, mettendo in piedi politiche che mettano al centro i giovani, la formazione mirata, favorire l’accesso al credito, mantenere vivo il legame con la comunità dei giovani che affrontano gli studi lontano.

Annibale Formica

Bisogna, infine restituire ai cittadinila sovranità”, di cui, in presenza di deficit di rappresentanza, i cittadini si sentono espropriati. Saprà la Regione Basilicata cogliere tale opportunità?

Noi speriamo di si, ma ci vuole una inversione delle politiche e della metodologia utilizzata, indulgendo di più all’ascolto dei bisogni e delle criticità, per poi risolverli, piuttosto a proclami ed auto celebrazioni che non portano alcun vantaggio, né risolvono i tanti problemi sinteticamente qui rappresentati.

Commenta

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi