Verso le urne: le promesse dei politici

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Porte aperte alla campagna elettorale per le prossime elezioni di primavera, campagna elettorale che si annunzia senza esclusione di colpi.
L’analisi dei programmi e la frammentazione interna alle forze politiche portano a chiederci: cosa distinguerà un Governo da un altro?

Il nuovo Governo, secondo noi, si caratterizzerà tra europeisti e sovranisti. Sul nuovo Governo influirà la qualità dei candidati, i contenuti contro gli slogan, i fatti contro le false verità, lo spirito riformatore contro i populismi.
Il secondo punto è sulle conseguenze della nuova legge elettorale. E’ una nuova regola del gioco, frutto di una precisa scelta politica: sostituire il sistema maggioritario e introdurre (di nuovo) il sistema proporzionale. Quali effetti avrà sul futuro Governo? La legge lo indebolisce, mentre rafforza i gruppi parlamentari: permette alle “coalizioni elettorali” di scomporsi e diventare “coalizioni di Governo”.

Se nessuna coalizione otterrà la maggioranza, potrebbe essere necessario un Governo istituzionale. Gentiloni-bis che ha fatto bene, gode di un alto consenso sociale e non dispiace all’area moderata di centrodestra. Non va scartata l’ipotesi di un esecutivo tecnico del presidente. Il destino del Governo è nelle mani dell’elettorato moderato del Grande Centro (cui appartiene soprattutto il mondo cattolico), minacciato al suo interno solo dagli astensionisti.
Purtroppo al riguardo in questi ultimi anni abbiamo visto aumentare sempre di più il numero dei cittadini che si rifiutano di andare a votare. Mentre la classe politica e gli stessi sindacati, in blocco, sono divenuti oggetti di disprezzo. La società, con i suoi poteri istituzionali, appare come estraniata dalle aspettative e dalle questioni poste dalla vita quotidiana. Col risultato che ognuno cerca solo di ricavare il maggiore vantaggio per sé. Non ci sono guide sicure a cui affidarsi, e il mondo va cercando la stabilità perduta. Non è la prima volta che un popolo si sente allo sbando.
La politica rivendica tutta una serie di interventi, per esempio per quanto riguarda l’occupazione, pensioni, il ReI, bonus sociali…; però nel Paese reale di nuovi posti di lavoro se ne vedono pochi. Il quadro diventa più preoccupante quando le persone, le famiglie, le categorie sociali, le popolazioni residenti in un territorio si sentono concretamente minacciate o in difficoltà nei loro bisogni o interessi primari. Infatti un Paese dove i bambini muoiono di freddo, un Paese che ignora un morto su un marciapiede, un Paese dove impera la vuota burocrazia, la perenne disoccupazione, la violenza, lo spaccio di droga, la prostituzione coatta, l’abbandono dell’infanzia e degli anziani, l’usura, la mentalità razzista, l’omertà e così via – tutti segni di un mondo profondamente ingiusto ed egoista – non può e non deve farci perdere il senso di quella conquista che è il valore massimo della “persona”.
Questa, sacra e inviolabile, spesso è cosificata ovvero banalizzata. Non si pensa agli insopprimibili diritti connessi e rivolti a essa. Ogni individuo e ogni categoria di persone ha diritto alla tutela giuridica dei propri diritti con imparziale giustizia, con celerità e umanità. Le vittime della legge sono cocente umiliazione della giustizia.
C’è il diritto a leggi giuste, le quali devono tutelare e proclamare i diritti e i doveri di tutti. C’è il diritto alla sicurezza sociale e all’assistenza, le quali aiutano il cittadino a crescere, a sentirsi responsabile e così attivo, anche a favore dei suoi simili. Così egli matura la capacità di assicurare anche agli altri i medesimi diritti, che sente in tal modo essere suoi doveri.

simboli storici della prima Repubblica

Ogni individuo ha diritto alla sicurezza della propria persona e alla sicurezza sociale” (Dichiarazione dell’ONU, art.3 e art.22).
Quindi gli italiani attendono una risposta convincente alle loro giuste attese. In modo particolare reclamano un’attenzione privilegiata alle fasce deboli della società; l’aumento delle pensioni minime; lo sgravio fiscale, che attualmente è ancora a livelli alti; il contenimento delle spese burocratiche; la creazione di nuovi posti di lavoro al Sud e specialmente nella nostra Basilicata, la messa in cantiere di opere pubbliche indispensabili che metterebbero in movimento nuove risorse e quindi nuovo lavoro.
E ora ci chiediamo: i risparmiatori traditi dalle banche saranno risarciti? “Il 2017 è stato un anno di grande sofferenza per i risparmiatori” spiega l’economista Luigino Bruni, “per le banche e per il Paese, che ha prodotto una maggiore consapevolezza della fragilità dell’impianto finanziario e bancario del nostro capitalismo”. Vorremo e dovremmo immaginare una gestione delle banche come fossero beni comuni, gestiti con una presenza maggiore di cittadini. L’economia deve evolvere passando da poteri nelle mani di poche persone a poteri più distribuiti a tutti i livelli.
In Italia, gli effetti delle recenti crisi continuano a mantenere ampia l’area della povertà (multidimensionale). Le politiche di settore si vanno innovando. Ma non incidono ancora come dovrebbero. Lo dimostra il Rapporto Caritas 2017.
A proposito auspichiamo tutti con molta fiducia e insistenza che il nuovo governo possa veramente affrontare in modo efficace la gravissima situazione economica e lavorativa, che grava sulla gente. C’è veramente bisogno di uscire da questa situazione di stallo pesante – causato per lo più dalla eccessiva burocrazia – che grava su tante famiglie e sui giovani in modo particolare che non riescono a entrare nel mondo del lavoro. La classe politica ci deve dimostrare che non è mossa da interessi privati, ma da un sincero spirito di servizio. Cambiare la percezione e ricostruire il rapporto di fiducia con la gente, che è alla base della democrazia, può valere anche un (robusto) taglio alla paga. Un segno, per tornare a credere nel valore della politica e dello stesso Parlamento. Abbiamo sottolineato sopra come la burocrazia ci perseguita, ma non possiamo (né vogliamo) farne a meno. Male necessario? No, bene difficile, però è necessario reagire. Pensiamo al Metapontino flagellato dodici mesi or sono da forte calamità meteo con copiosa neve, ghiaccio e bruttissime sorprese, ovvero danni ingenti. Si attendono gli indennizzi. Noi lucani viviamo in una regione che letteralmente galleggia su acqua e petrolio mentre non riesce a farne condizioni per promuovere una ripresa di equità che consenta a tutti i suoi abitanti condizioni di vita dignitosa, a partire dal lavoro; ma molti altri esempi si potrebbero addurre ed esporre.

E c’è bisogno di uomini “nuovi” in grado di coniugare risorse disponibili ed impegno, in un contesto di operatività e di serietà, di uomini “nuovi” che nell’agire politico portino un supplemento di anima e che diano certezza di trasparenza, quella trasparenza vera, efficace, che consente ad ognuno ed a tutti di leggere nelle carte, nelle azioni amministrative, abiurando la furbizia che va sempre a danno dei più deboli. Di uomini nuovi che della politica facciano un servizio e siano a servizio della comunità e che non si servano della politica per giochi di parte o interessi di bottega. Di uomini che esprimino valori veri e li vivano. Sapendoli scegliere, rifuggendo da emotività contingenti, da programmi che spesso sono formule astratte o idealeggianti; di uomini che sappiano e vogliano utilizzare per il bene comune le risorse. Mai come oggi occorrono politici che lavorino per quella solidarietà che rispetta l’altro, che esige coerenza e il mantenimento della parola data; politici che vivano e lavorino per l’unità e nell’unità, politici che sappiano fare un cambiamento radicale, un mutamento nel cuore, politici che sappiano ascoltare il grido del popolo, dell’ingiustizia, non soltanto fare propaganda. Orbene sceglierli in quella fatidica data del 4 marzo p.v. Occorre acuto discernimento. La posta è davvero importante.

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