L’Insulto diretto da Ziad Doueiri

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La guerra civile in Libano nel 1990 si è conclusa senza vincitori né vinti: l’amnistia generale si è trasformata in una sorta di amnesia generale…Tutti assolti, dunque”. E’ quanto in sintesi, durante la conferenza stampa all’ultima Mostra del Cinema di Venezia (settembre 2017), ha evidenziato il regista libanese Ziad Doueiri, dopo aver presentato alla stampa (in concorso) il suo sorprendente film L’insulto. In molti davamo per vincitore del Leone d’Oro, ma ha vinto meritatamente (solo) la Coppa Volpi il protagonista del film, Kamel El Basha, affermato attore di teatro e per la prima volta sullo schermo.

Armando Lostaglio

Si dava per vincente questo film in quanto esprime, con il racconto della quotidianità in quel tormentato Paese, quanto spesso la storia contemporanea e soprattutto la cronaca, liquidano con approssimazione e strumentale genericità. Ma Doueiri no, con coraggio non declina verso questa o quella ragione in contesa, e con uno stile tutto suo che solo raramente annuisce ai serial giudiziari americani. E’ perspicace nella sua sceneggiatura ferrea, senza mai cadere nel retorico.                                                                                        Siamo nella Beirut di oggi, capitale del Libano popolato da 6 milioni di cittadini dove Cristiani maroniti, musulmani e decine di altre religioni convivono con i circa 600mila profughi palestinesi. E dove vige un clima politico incerto e spesso instabile. Scontri cruenti ed ostilità dal 1975 al ’78 e, successivamente dal 1982 al ’90, hanno devastato il tessuto sociale del Libano, divenuto campo di battaglia nel conflitto tra i palestinesi dell’OLP e lo Stato di Israele. Ed ancora l’occupazione siriana alla fine degli anni Ottanta, gli scontri tra sunniti e sciiti e la guerra del 2006 con Israele.

Quarant’anni di tensioni ed antiche ruggini tangibili anche nella vita comune, nelle città, laddove la sceneggiatura sa analizzare la Storia contemporanea, ritraendo sprazzi di umanità. Siamo in un condominio, dunque, dove per un lavoretto eseguito male in appartamento, scoppia un diverbio che degenera in gravi insulti fra un cristiano maronita ed un palestinese. Sono persone ben stimate ma che un banale scontro trasforma in sgarbati protagonisti di una storia che si espande a dismisura, complici le drammatiche situazioni personali e soprattutto un ambiente sempre in disaccordo. Fino ad arrivare a collisioni collettive e quindi udienze in tribunale. E qui sarà la svolta, il colpo di regia che lascia i protagonisti scrutarsi nel profondo, recuperando in positivo autocoscienza e condanna della “banalità del male”. Non era facile entrare nei meriti giudiziari e psicologici insieme: il regista Doueiri coinvolge lo spettatore con una equa tensione ed una incalzante ansia di non giudizio. La storia degli uomini è anche e soprattutto storia di solitudini, che un Potere abietto riesce a dilaniare per interessi altri. Non enuncia chimere il film, ma consente di percepire come si può approdare a riconoscere l’uomo nel suo antagonista, nell’altro più in generale.                                                                  

Straordinari sono i due attori: Adel Karam e Kamel El-Basha, in un film che il pubblico in Libano, nonostante un certo dissenso politico, sta premiando. Il regista ha subìto persino un breve arresto al rientro da Venezia. E l’Italia è il primo paese in Occidente che fa circolare L’Insulto.

Il prossimo 18 gennaio – ore 19:00 – sarà proiettato al Cinema Lovaglio di Venosa, (ed in replica alle ore 21:00 come il giorno) nella rassegna “Scenari di vita”, condiviso dal CineClub “Vittorio De SicaCinit e BasilicataCinema, per la Mostra CinEtica 2018; introdotto dal commento critico di Armando Lostaglio, sarà presente il medico libanese Georges Edmondo Almaz, che parlerà del Libano di oggi e da testimone degli eventi dei decenni scorsi.

 

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