Il lessico popolare di don Perrone

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La purezza letteraria dell’idioma nazionale progredita negli ultimi due secoli ha oscurato le libere espressioni dialettali nelle varie aree linguistiche del Paese. Già dal tempo dei moti carbonari s’è ritenuto che la fusione delle parlate locali in un comune linguaggio dovesse favorire l’unità d’Italia, divisa e separata non solo nei territori, quanto, soprattutto nelle etnie e nelle appartenenze locali.

don Camillo Perrone

Nella riforma gentiliana della scuola s’è insistito prevalentemente sulla struttura formale della parola, al punto tale che zelanti protagonisti dell’insegnamento hanno cacciato di casa il dialetto ed introdotto la sola grammatica scritta, ancorata al principio dell’obbligo e dell’esclusività. Non sono lontani i ricordi di scolari ed alunni allontanati dal sapere perché colpevoli di errori ortografici di segni evidenziati con la dannata matita rosso-blu. Il dialetto, così, è stato messo in pensione dopo secoli di uso comune.

C’è voluto del bello e del buono dei critici per risuscitarlo dai bassifondi delle relazioni popolari, dove era confinato. Oggi, per fortuna, gode di una ben gestita rivalutazione, che studiosi di ogni parte hanno provveduto a sostenere, sfidando l’ira colta di accademie e notabilati elettivi. Quanto hanno fatto corona le relazioni domestiche e le informali tenute pubbliche della gente comune! Essa ha ignorato gli appelli al descrittivo novellistico ed ha continuato a conservare la genuinità delle espressioni particolari.

A tali intenti contribuisce la recente pubblicazione di un saggio dal lessico popolare in uso nell’area del Parco Nazionale del Pollino, ad opera del suo epigono e cantore, dal titolo
Il dialetto di San Severino Lucano e l’attività giornalistica di Don Camillo Perrone”.
Il testo è composto di 208 pagine; è 17x24cm; edito in dicembre 2017 e stampato dalla tipografia Zaccara di Lagonegro.

L’autore muove dalle parole più ricorrenti nella conversazione per raggiungere quelle forse obliate o sottratte alla fruizione da un trattamento corrivo. Senza indulgere troppo alla loro etimologia che risente ancora dei passi del calpestio di dominatori, dà di esse il significato parallelo assunto in successione da interventi di rimozione o sostituzione.

S. Severino L.

Il volume è dotato di molte foto a colori fuori testo riprese dall’archivio personale di possesso catalogato nella crescente numerazione di oltre mille soggetti. Sono foto di persone, di luoghi della memoria, di immense distese di quella campagna verde che accoglie i lavori dell’operoso contado alle prese con i cicli della natura e delle stagioni nelle varie celebrazioni comunitarie. Gli orizzonti panoramici fanno da cornice all’agricoltura locale e a quanti in essa svolgono i lavori di trazione e sviluppo. Lo stesso abitato cittadino ne esce valorizzato nel nitore delle sue case e nel tracciato dei numerosi vicoli intercomunicanti.

Una vera pluralità di elementi, che si alternano e avvicendano in successione dinamica tra il verde dei vicini boschi e una tavolozza di colori distribuiti sui portali domestici e le botteghe artigiane in piena evidenza del commercio dei prodotti locali. Benefico il senso del reale, che puntualmente l’ecclesiastico coglie per offrirlo a concittadini e visitatori quale fiore da raccogliere e custodire nel ricordo dei giorni e delle ore trascorse in solidarietà.

E’ da decenni che il Perrone si prodiga per il riscatto e la promozione socio-religiosa del suo malioso borgo montano, emergente da un po’ di anni sulle creste della conoscenza al pari di quelle che si innalzano al cielo terso dello spazio circostante. Sono le finalità che egli si propone e fa conoscere ai destinatari delle tante sue pubblicazioni, nell’unico intento di elevare il tono partecipativo della sua gente e di un territorio lanciato a migliore propagazione del flusso turistico in continua crescita sia nei contenuti valoriali quanto in quelli caratteriali.

Anche la trasmissione della fede inizia con il linguaggio del dialetto nell’intimità della famiglia, che, prima di scendere in comunità e presentare il frutto dei propri natali, mostra il percorso di santità proprio della chiesa domestica, come recentemente affermato dal noto personaggio della predicazione cristiana. “Una fede cristiana e una dottrina sociale di alto profilo che aspettano solo di essere tradotti in fatti”. (pag.185).

Sac.Don Aldo Viviano

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