Giornate per la Vita e per la Pace

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In tempi di eclissi del valore della vita, la Chiesa annuncia e contempla il “Vangelo della Vita” dal concepimento alla morte naturale. Organizza corsi di aggiornamento e approfondimento sulle tematiche di bioetica in un dialogo e confronto tra informazione scientifica, rilevanza etica e conseguenze giuridiche.

don Camillo Perrone

La stessa Chiesa ha stabilito una giornata per la vita e per la pace, che si celebra quest’anno il 4 febbraio prossimo, in una cornice di festa, di un convegno e di una vigorosa presa di coscienza su tematiche di vibrante attualità. Il convegno di domenica 4 febbraio – promosso dalla Diocesi di Tursi-Lagonegro nell’ambito della pastorale familiare – si tiene a Francavilla in Sinni nelle ore pomeridiane.
Il tema di quest’anno è: “Il Vangelo della vita, gioia per il mondo”. Riflettori puntati sulla procreazione responsabile e artificiale, sullo statuto giuridico e antropologico dell’embrione, sulla clonazione, ecc, ma soprattutto valide testimonianze di una coppia prescelta.
Il principio da difendere è: la vita dell’uomo non è in potere dell’uomo, ma solo di Dio.
La vita umana si serve, non si opprime. La vita si difende, non si offende; si custodisce, non si demolisce. Il criterio fondamentale è la difesa e promozione del bene integrale della persona umana. Ciascun uomo, proprio a motivo del mistero del Verbo di Dio che si è fatto carne (cfr. Gv 1,45), è affidato alla sollecitudine materna della Chiesa. Perciò ogni minaccia alla dignità e alla vita dell’uomo non può non ripercuotersi nel cuore stesso della Chiesa, non può non toccarla al centro della propria fede nell’incarnazione redentrice del Figlio di Dio, non può non coinvolgerla nella sua missione di annunciare il Vangelo della vita in tutto il mondo e ad ogni creatura (cfr. Mc 16.15).

Oggi questo annuncio si fa particolarmente urgente per l’impressionante moltiplicarsi ed acutizzarsi delle minacce alla vita delle persone e dei popoli, soprattutto quando essa è debole e indifesa. Alle antiche dolorose piaghe della miseria, della fame, delle malattie endemiche, della violenza e delle guerre, se ne aggiungono altre, dalle modalità inedite e dalle dimensioni inquietanti.
Tutto ciò che è contro la vita stessa, tutto ciò che viola l’integrità della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte al corpo e alla mente, gli sforzi per violentare l’intimo dello spirito; tutto ciò che offende la dignità umana, come le condizioni infraumane della vita, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni, la schiavitù, il mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni di lavoro con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e non come persone libere e responsabili.
Quindi interroghiamoci: come è possibile parlare di dignità di ogni persona umana, quando si permette che si uccide la più debole e la più innocente? In nome di quale giustizia si opera fra le persone la più ingiusta delle discriminazioni dichiarandone alcune degne di essere difese, mentre ad altre questa dignità è negata? Quale ragione è qui messa in atto, se anche per motivi utilitaristici o edonistici si permette l’eliminazione di un innocente?
Ci sembra che tutto il fermento in atto attorno alla “questione morale” sia provocato da un’esigenza profonda del nostro popolo per la giustizia e la pace. Non può esistere una pace senza giustizia, né una giustizia senza la pace.
Quante ingiustizie e disonestà, quante denunce ogni giorno contro organi dello Stato e privati cittadini, contro società ed enti vari, contro politici, amministratori, commercianti ed industriali! Quante rapine e rapimenti, quante vendette, quanti delitti!
E’ stato inaugurato il nuovo anno giudiziario: è emerso che sono sempre più in aumento i femminicidi e in genere le violenze, stalking, baby gang, gli illeciti ambientali, le estorsioni e l’usura. L’usura è una drammatica piaga sociale che ferisce la dignità inviolabile della persona umana.
Diciamo poi che bisogna decidersi di ripartire dagli ultimi, che sono il segno drammatico della crisi attuale. Fino a quando non prenderemo atto del dramma di chi ancora chiede il riconoscimento effettivo della propria famiglia, non metteremo le premesse necessarie ad un nuovo cambiamento sociale. Gli impegni prioritari sono quelli che riguardano la gente tuttora priva dell’essenziale: la salute, la casa, il lavoro, il salario familiare, l’accesso alla cultura, la partecipazione. Bisogna, inoltre, esaminare seriamente le situazioni degli emarginati, che il nostro sistema di vita ignora e perfino coltiva: dagli anziani agli handicappati, dai tossicodipendenti ai dimessi dalle carceri o dagli ospedali psichiatrici. Perché crescere ancora la folla di nuovi poveri? Perché ad una emarginazione clamorosa risponde così poco la società attuale? Ci rivolgiamo ora ai politici candidati alle prossime elezioni generali affinchè si impegnino a realizzare quella giustizia che si può considerare banco di prova della democrazia, che occorre tener presente che la giustizia è importante ma non basta.
C’è bisogno di una carità che arrivi dove anche la politica più giusta non può spingersi. Per questo vogliano lavorare insieme a tante altre associazioni ed organizzazioni che garantiscono contributi insostituibili alla costruzione di un Paese più giusto, dove tutti si possa vivere meglio.
La strada maestra del servizio, della solidarietà e dell’unità esclude a ogni livello, nella società, nell’economia e nella politica, la logica perversa della sopraffazione.
E’ la strada della solidarietà che pone i talenti e le risorse degli uni a servizio degli altri.
E’ la strada dell’unità, di quella unità organica che, lungi dal mortificare l’originalità e la responsabilità di ciascuno, si costruisce gettando ponti tra le diversità, creando convergenze sempre più ampie nell’accoglienza della verità, in un orizzonte di tolleranza, di fraternità, di pace.
In conclusione, i politici prendano a cuore la tutela della vita di ogni persona, dal concepimento fino al termine della morte naturale, la famiglia secondo il dettato dell’articolo 29 della Costituzione, sempre meno tutelata e sempre più sola nel far crescere i bambini e nel curare i più anziani, uno stato sociale che non lasci indietro nessuno, che ricominci ad includere i più poveri ed i più esclusi, la promozione delle persone, dei talenti, del lavoro e delle imprese, puntare a una innovazione tecnologica che sia vero fattore di sviluppo personale e sociale, un sistema socio-sanitario integrato, che metta al centro la persona e non scarichi sulle famiglie i problemi più spinosi: un sistema pienamente umano ed efficiente.
Alla Chiesa, Madre e Maestra dei popoli, spetta il diritto e il dovere di giudicare della moralità e della giustizia di tutti gli atti umani, d’insegnare e far rispettare tanto nella vita privata quanto nella vita pubblica le virtù naturali, l’onestà dei cittadini, l’equità delle leggi e delle istituzioni, l’osservanza dei doveri e il rispetto dei diritti tanto nei sudditi quanto nei governanti, per la vita e per la pace degli individui e dell’intera società umana.

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