Peppino Pangaro: “un grande maestro, un uomo coraggioso”.

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All’età di 89 anni è venuto a mancare, in Salerno, all’affetto della sua consorte e dei familiari l’insegnante Giuseppe Pangaro di Francavilla sul Sinni.

L’ex alunno Antonio Fortunato ha ricordato la figura del maestro, dell’uomo e la figura di marito esemplare nella Chiesa di San Giacomo in Lauria Inferiore in occasione dei funerali che si sono celebrati il giorno 13 febbraio alle ore 11,00.

Ricordare la figura del mio caro maestro delle scuole elementari davanti al suo feretro è un compito difficile; ma dati i rapporti di amicizia, di stima, di condivisione di molti aspetti della vita politica e sociale, voglio comunque cogliere in questa triste circostanza l’opportunità di testimoniare alle nuove generazioni e rievocare a quanti ebbero modo di conoscerlo la figura di un bravissimo insegnante per la ricerca continua di nuove metodologie didattiche, l’attaccamento al dovere, l’amore che trasmetteva agli alunni per l’ambiente, la natura e il senso di appartenenza al paese, al rispetto delle proprie tradizioni e origini; la figura di un uomo di cultura con un profondo e innato senso dell’impegno politico-sociale e umanitario; la figura di un marito esemplare che ha saputo mettere la famiglia nella giusta e dovuta considerazione.

Dopo le scuole elementari frequentate nel paese, ha studiato a Lagonegro e Salerno per le scuole superiori con molti sacrifici personali e della famiglia, riportando sempre un buon profitto.

ruderi Certosa di S. Nicola – Francavilla

All’epoca, è bene ricordarlo, i ragazzi che avevano buone capacità e non avevano mezzi economici sufficienti non potevano frequentare le scuole superiori.

Dai nostri paesi andavano a studiare nei centri urbani e nei migliori collegi solamente i figli dei notabili e dei benestanti: questi rampolli dovevano costituire poi la futura classe dirigente nei paesi.

Incominciò a insegnare nelle frazioni di Francavilla. Io sono stato  privilegiato di averlo avuto come maestro, allora c’era il maestro unico, che io rimpiango. Per noi alunni andare a scuola era un piacere frequentare un ambiente gioioso. E sì, perché con il maestro imparavamo facendo, giocando, visitando ed esplorando. Mettemmo in atto un allevamento sperimentale del baco da seta che implicava un insegnamento interdisciplinare; con una piccola tipografia a caratteri mobili stampammo un giornalino scolastico, il filugello, appunto, che scambiavamo con i ragazzi di Vergiate e Lesmo (Varese e Monza), che facevano la nostra stessa esperienza e con i quali avevamo intessuto una corrispondenza scritta.

ins. Giuseppe Pangaro

Visitammo la Certosa di San Nicola, il Convento, da dove trasse origine il nostro paese Francavilla sul Sinni, il territorio (fiumi, torrenti e boschi) le botteghe degli artigiani. Svolgemmo tante altre attività inerenti alla storia e alla tradizione locale. Va da sé che alla base già sapevamo leggere e far di conti e non solo, avevamo acquisito tante e tante competenze. Come uomo di cultura e professionista aveva già fatto da giovane una scelta di vita abbracciando gli ideali del socialismo e la causa dei più deboli in un periodo storico molto difficile in cui in Italia e nella Basilicata dominava la Democrazia Cristiana.

Coloro i quali lottavano per un cambiamento dovevano avere molto coraggio e mettere in conto anche un’eventuale rappresaglia da parte del potere dominante.

Ciò nonostante, nel 1954, il giovane insegnante socialista Giuseppe Pangaro forte e saldo nei suoi principi capeggiò la lista social comunista con operai artigiani e braccianti agricoli a Francavilla contro avversari agguerriti della Democrazia Cristiana capeggiati dal defunto Mario Ferrara. Era molto amareggiato perché in quell’occasione molti giovani colleghi professionisti non seguirono il suo esempio e salirono sul carro dei vincitori. Negli ultimi anni della sua esistenza, deluso dai governi in carica si è sempre schierato con i progressisti con le forze politiche innovative nutrendo simpatia per il Movimento 5 Stelle e la politica della decrescita felice. Desiderava, sognava in sostanza un Mondo con meno diseguaglianze. È stato un uomo sempre con la schiena dritta, rispettoso dei valori dell’onestà del senso dello Stato e della cosa Pubblica. Aveva un grande attaccamento alla famiglia e un amore profondo per te, cara Filomena, per cui, a quanto mi riferì rinunciò anche a una carriera nell’insegnamento in Argentina.

Si sa dove si nasce ma non si sa dove si muove, recita un vecchio detto. E tu caro maestro sei morto lontano dalla tua Francavilla che portavi sempre nel cuore e nei tuoi pensieri. A tal punto che hai scritto un libro sul nostro paese riportando considerazioni e osservazioni su fatti, persone e luoghi del paese e che purtroppo non hai potuto pubblicare. Ricordo il tuo ultimo viaggio a Francavilla, sei stato a casa mia e hai voluto fare un’altra visita al Convento di San Nicola per rivedere i luoghi anche della tua infanzia.

Maestro, ti ho voluto ricordare così com’eri riportando i tratti salienti della tua persona, da cui dobbiamo trarre esempio per i valori a cui ti sei sempre ispirato. Ora Riposa in Pace.

Filomena carissima e familiari tutti vi sono vicino in questo brutto momento sicuro anche di interpretare il sentimento comune dei tanti alunni, amici e compagni del paese. Un abbraccio caro signor maestro dal tuo affezionatissimo alunno Antonio Fortunato.

Commenti

  1. Filippo Di Giacomo ha detto:

    È stato davvero un maestro esemplare nel senso più nobile della parola: impegnato costantemente nell’azione educativa, convinto com’era, che bisognava liberare le migliori energie del bambino attraverso nuove tecniche didattiche. Cosa che mise in pratica egregiamente. L’uso del giornale di classe (Il Filugello, per esempio) e del ciclostile, facevano parte di quel progetto di rinnovamento della Scuola Italiana, legata ancora a vecchi e stantii schemi didattici che mortificavano l’apprendimento da parte degli alunni (parliamo degli anni ’50 del Novecento). Non casualmente, Peppino era membro, è bene ricordarlo, del M.C.E. (Movimento di Cooperazione Educativa) il cui fondatore fu quel grande Maestro di nome Bruno Ciari che , per puro caso, ebbi la fortuna di conoscere. Una volta gliene parlai e se ne mostrò entusiasta. Cosa dire dell’uomo? Umile e discreto con tutti, eppure tenace e attivo nel Sociale e in Politica, sempre a favore dei più deboli: un vero socialista. Ne conserverò sempre un indimenticabile ricordo. Alla moglie e ai familiari tutti, vadano i sensi delle mie più profonde condoglianze. Filippo Di Giacomo

  2. Flora Febbraio ha detto:

    Desidero unire il mio ricordo al ricordo di quanti lo conobbero e lo stimarono. Io lo conobbi come scolara e capii subito che la sua didattica aveva qualcosa di gran lunga in piu’ rispetto ad altri pur bravi insegnanti dell’epoca, tant’è che spesso al mattino , quando entravo nell’atrio della vecchia scuola denominata “asila vecchia”, avrei voluto entrare nell’aula in cui insegnava il maestro PEPPE PANGARO. Ebbi ragione del mio percepire, quando giovane maestrina mi cimentavo nella preparazione al concorso magistrale e, attraverso lo studio dei pedagogisti più all’avanguardia, , riconoscevo i tratti dell’insegnamento del caro maestro Peppe. Il suo ricordo rimarrà indelebile con il giornalino “il filugello”, l’allevamento dei bachi da seta, la stampa…A Filomena va il mio più affettuoso saluto e un abbraccio. Flora Febbraio.

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