Tradurre gli ideali autentici di promozione umana

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Dopo le complesse e tumultuose vicende che hanno accompagnato la vita sociale, economica e politica del nostro Paese, ci troviamo ora di fronte alla scadenza elettorale del 4 marzo. E’ questa un’ora delicata e determinante per la storia del nostro Paese.

don Camillo Perrone

Sono seriamente in gioco i grandi valori della vita umana, del suo ordinato sviluppo personale, familiare, sociale e religioso, dalla libertà alla giustizia, dalla garanzia per una retta educazione e un dignitoso lavoro all’ordinamento di una convivenza sicura.
A noi pare che il più urgente dovere sia quello di allontanare dal nostro spirito ogni tentazione di smarrimento e di apatia, di rassegnazione e di fatalismo, che costituirebbero il più grave pericolo nella già grave situazione del momento.
Non ci nascondiamo, le reali molteplici difficoltà, le deviazioni e gli errori; ma crediamo che, nel nostro Paese, non manchino, tuttora, ampie possibilità di ripresa e forti energie di bene, che trovano le loro radici nella fondamentale sanità di persone, di famiglie, di gruppi e movimenti, di tante istituzioni.
Pertanto, ci sembra che occorra riprendere coscienza della necessità di una responsabile partecipazione di tutti agli impegni richiesti dalla situazione.
Occorre dunque votare, scegliere. Il voto è un diritto e un dovere del cittadino. Esso è la espressione fondamentale, ma anche la più elementare partecipazione del cittadino alla vita della società organizzata nello Stato. Senza questa partecipazione di base non ne è possibile alcun’altra in sede decisionale. Senza questa espressione di volontà si rinuncia alla propria capacità di scelta. Senza scelta non c’è libertà.
Ecco perché W.Churchill soleva dire che il regime democratico, anche con tutti i suoi difetti, resta il migliore dei regimi possibili.
La partecipazione al voto quindi è un dovere giuridico e nello stesso tempo un debito cristiano. Perché? Tutta la filosofia cristiana si fonda sulla persona umana e sulla comunità: in una persona che è umana perché è libera. E libera deve essere non solo nelle scelte interiori, ma anche nei rapporti con la società nella quale si pluralizza. Per il cristiano la persona umana è principio e fine di ogni processo storico: siamo nella linea di Maritain o Mounier.                 La partecipazione del cristiano alla vita della società organizzata nello Stato è lo strumento della sua pienezza di libertà non solo dentro, ma anche fuori di sé.
Ogni voto poi può essere decisivo per il presente e il futuro dell’Italia e della nostra Basilicata.
Ci tocca ribadire che la politica è una forma di carità, perché cerca il bene di ciascuno e di tutti, il bene comune. Per noi, appartenenti all’alma Diocesi di Tursi-Lagonegro, oggi il bene comune si chiama Basilicata, si chiama Giovani. Se la politica è davvero una forma alta di carità allora chi ama soffre con chi soffre e lavora in difesa dei diritti dei più deboli.

Fa opera di giustizia: chi difende i diritti dei disoccupati, dei lavoratori, dei bambini, delle donne; il rispetto della dignità umana dei carcerati, il diritto dei terzomondiali all’accoglienza e al lavoro; chi lavora per il miglioramento delle leggi vigenti in materia sociale e riguardanti il riconoscimento dei diritti umani; chi fa opera di divulgazione dei diritti riconosciuti dalle leggi perché gli interessati ne usufruiscono; chi denuncia le violenze dei diritti umani fondamentali: la libertà di pensiero, di stampa, di religione, di associazione, il diritto alla vita, allo studio, al lavoro, alla proprietà, alla salute.
In tale contesto ossia frangente elettorale permangono sul tavolo di ognuno di noi, ma soprattutto sul tavolo dei nostri governanti, gli annosi problemi quali: spopolamento inarrestabile, disoccupazione ad alti livelli, fuga dei cervelli, denatalità e mali sociali quali l’usura, il lavoro sommerso e sottopagato, un diffuso relativismo morale … E che dire delle lungaggini burocratiche!
Eppure la nostra è una regione ricca di risorse umane, di risorse naturali (il petrolio, l’acqua, i parchi naturali, archeologici e culturali), ma ancora molto fragile nel territorio, nei rapporti socio-politici, nella trasformazione delle risorse in migliore qualità di vita per tutti.
Quanto ora descritto vale per tutto il Paese Italia. Determinare situazioni di sviluppo endogeno, date le condizioni che caratterizzano la Basilicata, non dovrebbe essere, dunque, impresa titanica: forse si dovrebbe cercare di rendere più attrattivo il territorio.
Puntiamo ora il dito sui germi velenosi esistenti nel Belpaese: corruzione, malcostume, mancanza assoluta di rispetto verso gli altri, insulti, pessima educazione, razzismo, regnano sovrani soprattutto tra i politici.
Occorre opporsi a tanta marea montante di materialismo, di edonismo e di disfattismo mettendo l’accento sull’onestà, sul rispetto della legalità e del prendersi cura del bene comune. L’egoismo e l’individualismo stanno sbriciolando l’anima del Paese.
Urge una visione della politica che non sia ingabbiata da sterili contrapposizioni ideologiche, ma che possa svilupparsi sui binari della solidarietà sociale.
I laici soprattutto cristiani non possono dunque, proprio in questo decisivo momento storico, sottrarsi alle loro responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo. Devono piuttosto testimoniare con coraggio la loro fiducia in Dio, Signore della storia, e il loro amore per l’Italia attraverso una presenza unita e coerente e un servizio onesto e disinteressato nel campo sociale e politico, sempre aperti a una sincera collaborazione con tutte le forze sane della nazione.
Si svegli la politica! La politica, se ha ancora un senso e una ragione civile, deve sollevarsi dalla palude degli slogan, delle demonizzazioni e dello scandalismo e porsi responsabilmente il problema dei problemi, che è quello di come stimolare la crescita delle imprese, l’accesso al lavoro, la tutela delle famiglie, che ancora una volta, nonostante gravi difficoltà, hanno assolto al ruolo di naturale ammortizzatore sociale.
Domina la “collera dei poveri”, esatta rappresentazione di un’Italia che, tranne poche aree di privilegio, soffre angustie e problemi che rischiano di raggiungere il livello di tollerabilità.

don Camillo Perrone

I poveri sono la proposta forte che Dio fa alla nostra Chiesa affinché essa cresca nell’amore e nella fedeltà perché una Chiesa senza la carità non esiste.
La nostra società lucana chiede alle Chiese di Basilicata l’annuncio di un pensiero preciso per superare i relativismi, certo per liberare dai dubbi, profondo per evitare la superficialità, propositivo per sostenere progetti, alto per non cedere a pragmatismi comodi ed effimeri e a particolarismi esasperati.
Il Vangelo della carità deve diventare fonte di cultura intesa come mentalità consolidata, capace di generare una prassi costante.
In conclusione, il Vangelo della carità comporta una visione della persona e dei principi etici della vita, iniziative e impegni coerenti per lo sviluppo e per l’ordinamento veramente umano della società.

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