P.D.: Debacle?

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Si poteva, anche, prevedere una sconfitta elettorale del PD, ma non nella dimensione, in cui si è concretizzata! E qui non vale piangervi sopra, quanto valutare, con coraggio, la possibilità di rimontare, nel tempo, la vistosamente drammatica lezione dell’elettorato. Cercare di analizzare le cause di tale disfatta non è vano esercizio per esorcizzare o recriminare, quanto valutare, con la profondità di una intensa delusione e rammarico partecipativo, la individuazione di cause, possibili, che hanno determinato il distacco di tanta gente dal Partito e la deriva verso allettamenti populistici e demagogici.

Un arretramento, che ha determinato una ridislocazione dell’elettorato PD, che bisogna capire, non ignorare, fingendo di non vederlo. Una disaffezione, che ha investito, intanto, un quinto della coalizione Bersani del 2013, che si è astenuto dal voto, secondo sondaggi, credibili, e che attendeva segnali dalla dirigenza politica PD. La quale dirigenza porta con sé cause di quella disaffezione, anche emotiva, per atteggiamenti, spesso, di arroganza, di distacco, di superbia, di decisa censura. L’inclusione politica, e non solo, avviene anche nel rapporto dialogico con gli “altri”, con l’uso più del “noi” che non dell’ “io”.

E’ mancata una capacità espansiva, ancora più grave se è stata per colpevole “distrazione” verso la gente ed il proprio elettorato, in specie, che ha reagito con rabbia, con l’abbandono e la interruzione del senso del rapporto di appartenenza. Certo l’allontanamento dal P.D. ha anche cause in problemi non risolti, di mancanza di lavoro, quindi di disoccupazione giovanile, e non solo, di precarietà, quindi malessere diffuso, di disagi sociali, di aggravamento di disuguaglianze sociali, di cui il P.D. non è apparso, spesso, portatore ed interprete.

Mario Di Nubila

Non si può non sottolineare che l’azione degli ultimi governi nazionali, in particolare, a guida PD, hanno inciso sui livelli produttivi ed occupazionali, anche in termini significativi, ma questi miglioramenti hanno, per altro verso, evidenziato un arretramento, ancora, dei ceti e soggetti più deboli! Evidenti contraddizioni, che hanno aumentato  divari tra chi ha e chi non ha!

Le incursioni, martellanti, di Lega e M5Stelle, di populismo hanno trovato terreni fertili nei “bisogno”: “precarietà”, “sicurezza”, promesse senza alcun ritegno di ragionevolezza hanno causato “attrazioni” e incoraggiato propensione alla disaffezione e rivolta, che si sono espresse con l’astensione e/o il voto contro! Significativa l’astensione e il voto dei giovani oltre che di lavoratori autonomi, operai, casalinghe, ceti medi.

Si conclude, commenta un autorevole osservatore, la seconda repubblica tra i lazzi ironico-drammatici, con linguaggio sboccato e triviale, che parte dal “vaffa”, di un comico! E’ beffardo, ma è così! Un partito di massa, che si riduce a partito personale, tra guerre di posizionamenti personali di singoli, con atteggiamenti e comportamenti egoistici, che si muovono, senza remora alcuna, in “cerchi magici”,non sono esempi incoraggianti, portano ad isolamenti dal popolo, vero, ed a disaffezione. L’auspicio, forte, che si esprime, con accorato incoraggiamento, è che si ritrovi il senso del bene comune e del senso di servizio alla gente con umiltà, passione e consapevolezza di responsabilità, che è inscindibile dall’assunzione di conferimento di un mandato politico istituzionale, di alto valore rappresentativo. Non ci vogliono eroismi e ripetiamo con Brecht: “Fortunato quel popolo, che non ha bisogno di eroi”. La fase attuale, che deve pure trovare soluzioni democratiche di guida del Paese, va certamente seguita senza prove muscolari, ma con la consapevolezza, per il P.D., della necessità ricostruttiva e coinvolgente, al fine anche, di evitare ulteriori tentazioni di “smottamenti” verso attrazioni di potere, perché è sempre attuale quanto affermava, maliziosamente, Ennio Flaiano, per il quale “lo sport più praticato dagli Italiani è di correre in soccorso del vincitore” o di far propria la fiaba di Andersen dei “Vestiti dell’imperatore”.

Mario Di Nubila

Il P.D. può, e deve, recuperare la “sua” gente, con atti di umiltà, assumendo comportamenti consapevoli di bene o, almeno” di interesse, comune. L’incontro tra la cultura cattolica democratica e quella socialista riformista, che evidentemente non ha completato il processo di integrazione, non può morire, e deve recuperare, rafforzandolo. La speranza è di “non abbaiare alla luna”!                                  

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