Post Elezioni:  vite parallele

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Mi permetto di dare a Di Maio un consiglio : non vestire i panni dell’eroe. Purtroppo dovrà fare uno sforzo sovrumano perchè noi siamo un popolo sempre alla ricerca  di un salvatore della Patria, di un protagonista e decisionista.
Renzi e Di Maio, per me pari sono.

Matteo Renzi

Ci ricordiamo, nel 2012, i teatri pieni e l’entusiasmo contagioso che spingeva gente che mai aveva fatto politica  ad avvicinarsi a quel giovane allora poco conosciuto, sindaco di Firenze?
Quando il PD di Bersani precipitò al 25% e tutti si affannavano a salire su quel carro renziano che appariva sempre meno piccolo e povero?
E di quando, nel 2013, alle primarie, a Renzi andò il 67% dei consensi e nella Direzione  PD 136 si contro 12 no ed, infine, dell’ormai famoso 41% alle elezioni europee, cioè 11 milioni di voti, esattamente come quelli presi ieri da Di Maio?
Un consenso che si allargava a dismisura e sembrava non finire mai fino ad auspicare stabilità e modernizzazione, insieme.
Ci ricordiamo la superbia e l’arroganza di chi si sente invincibile e non vuole che nessuno oscuri la sua persona e metta in forse il suo operato?
Ed ecco che poco a poco la rottamazione diventa semplice sostituzione e le prime sconfitte vengono derubricate ad incidenti di percorso, di scarsa importanza.
La politica, allora, cominciò a far sentire la propria voce e, soprattutto,  i suoi tempi che non sono quelli dei reality show a cui noi italiani siamo abituati. L’establishment cominciò a non poterne più di quel royal baby tanto veloce quanto caotico, tanto furbo quanto approssimativo ed i 5 stelle hanno cominciato a diventare lui e lui a diventare Bersani.  Ricordiamoci tutto questo e, soprattutto, lo ricordi bene Luigi di Maio.
Al pari di Renzi, caro Di Maio, sei figlio di un fallimento e non il padre di una visione nuova.  Ricordati che non hai vinto tu; semplicemente, ha perso Renzi.

Luigi Di Maio

Ricordati che la gente ti ha votato non per sostituire Renzi ma perchè vuole andare in pensione prima e perchè vuole, per l’ennesima volta, provare a cambiare classe dirigente per vedere se cambia qualcosa in questo Paese, anche senza capire bene cosa cambiare.
Ricordati, infine, caro Di Maio che se vuoi veramente governare non puoi prescindere  da due condizioni: dichiarare lealtà all’euro  e all’Europa;  trasformare il tuo Movimento da setta privata a normale partito sottoposto alle leggi della Repubblica.  Altrimenti, arriverà presto un altro Di Maio pure per te, come ieri è toccato a Renzi e l’altro ieri a Bersani.
Gli italiani si sono abituati a dire Ciao Ciao, forse con troppa facilità.

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