On. Peppino Molinari in ricordo di Moro: Nessuna giustificazione per i terrorismi e i terroristi

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Ricordare quello che accadde 40 anni fa con l’omicidio dell’allora presidente della DC Aldo Moro e dei cinque agenti della sua scorta Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giuliano Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino, è necessario per tenere ben presente i valori da difendere e per tenere sempre ben chiara la distinzione tra la lotta politica e gli atti criminali che, in quegli anni, non avevano nessuna ragione di esistere essendo possibile, in un paese democratico, manifestare le proprie idee e candidarsi per poterle realizzare.

Aldo Moro e Enrico Berlinguer

Devo, quindi, criticare alcuni servizi televisivi che, nel raccontare la storia del caso Moro, hanno dato ampio spazio ai brigatisti, coinvolti nel suo rapimento e uccisione. Quello che non condivido è cercare motivazioni politiche e sociali di un fenomeno tutto italiano, fatta eccezione per la Germania. Stesso discorso vale per il terrorismo nero.

Chi, come me, ha vissuto quegli anni ricorda il clima di tensione: noi giovani della Dc ai nostri cortei avevamo difficoltà anche a portare in alto le nostre bandiere e venivamo scortati per essere tutelati dalla violenza.

L’impressione che ho avuto, seguendo una trasmissione andata in onda su un canale privato, è stata di assistere ad una spiegazione romanzata, falsata di fatti su cui restano ancora zone d’ombra da illuminare e su cui gli stessi brigatisti intervistati non hanno dato spiegazioni. Mi è sembrato quasi si volesse trovare una giustificazione al terrorismo delle Br.

Mi ha colpito negativamente, poi, ascoltare le parole dei brigatisti che non sono sembrati affatto pentiti e che ancora non hanno detto chi materialmente sparò a Moro. Nelle loro parole non ho avvertito alcun rimorso.

La spiegazione della storia deve essere altra cosa rispetto alla mitizzazione o enfatizzazione di atti criminali.

Il 16 marzo deve essere un momento di riflessione e di preghiera ma allontaniamo l’idea di Br con ragioni di fondo per portare avanti le orribili stragi che hanno insanguinato l’Italia e straziato famiglie. Non esiste nessuna motivazione valida per un fenomeno criminale che usava la politica come alibi all’uso delle armi. Per i terroristi non può esserci una riabilitazione di immagine, in particolare, se non vi è da parte loro pentimento. Nonostante abbiano scontato la loro pena restano gli attori di una delle pagine più buie dell’Italia. Dovrebbero avere almeno il buon gusto di tacere. Bisognerebbe ignorarli. Certo non può essere riaccreditato un movimento armato che ha trovato un terreno fertile ma che non aveva nessuna ragione di esistere.

Commenti

  1. Ermete Nustrini ha detto:

    L’uccisione di Aldo Moro è stato un’atto criminale, efferato, in alcun modo giustificabile. A distanza di 40 anni trovo, tuttavia, giusto che si esamini in modo critico non solo le eventuali motivazioni politiche e sociali di quella tragica fase della nostra democrazia ma anche se è stato fatto tutto il possibile per salvare la vita di Moro, visto che dal sequestro alla sua esecuzione sono trascorsi oltre 50 giorni senza che lo Stato e le stesse Autorità cattoliche abbiano, di fatto e fuori dai proclami di facciata, mosso un solo dito per salvarlo. Il che non vuol dire affatto giustificazione.
    Tanto più che gli autori hanno scontato per intero la loro massima pena, indipendentemente dal loro mancato pentimento che riguarda, soltanto, la loro coscienza.
    e.nustrini.

  2. Antonio Fortunato ha detto:

    E’ necessario anche chiederci perché uno Stato democraticoe sovrano,dopo 4 processi e 3 commissioni parlamentari di inchiesta non è pervenuto ancora alla verita’ ,perché Moro (a chi dava fastidio la sua politica di avvicinamento al PCI?),perché il coinvolgimento dei servizi segreti deviati e stranieri.Il figlio di Moro,Giovanni , ha detto che la verita’ e l’unica forma di giustizia.Io penso che i depositari di molte notizie non sono piu’ tra noi.

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