Alcide De Gasperi, l’uomo della Ricostruzione

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Fu un uomo evangelico – ma non bigotto – e nel medesimo tempo laico fino in fondo.
Non arrossì quando a Parigi comparve come sconfitto dinnanzi agli Alleati radunati per il “diktat”, ma difese la dignità nazionale. Non volle stravincere, quando il 18 aprile 1948 il suo partito ottenne la maggioranza assoluta in Parlamento.
Era italiano, ma l’Italia non era ancora fatta e pertanto nacque suddito dell’impero austro-ungarico. Nel periodo degli studi universitari, a Vienna e ad Insbruck, fu leader del movimento studentesco e protagonista delle lotte degli studenti italiani, che miravano ad ottenere una facoltà di diritto in lingua italiana.

Don Camillo Perrone

Al ritorno a Trento fu giornalista, direttore di La Voce Cattolica. Fu in quel periodo che subì gli attacchi dalle pagine di un giornale da un giovane pubblicista romagnolo che in seguito avrebbe fatto parlare di sé: Benito Mussolini.
Dopo la prima guerra mondiale fu tra i fondatori del Partito Popolare e nelle elezioni del 15 maggio 1921 fu eletto deputato nel parlamento italiano, nelle liste del P.P.I. per le Valli di Fiemme e Fassa. Nel 1922 sposò Francesca Romani, da cui ebbe quattro figlie.
In pieno periodo fascista, alla partenza di Don Sturzo per l’esilio, De Gasperi lo sostituì nel gravoso ruolo di capo del partito popolare e fu tra i protagonisti del cosiddetto Aventino dei parlamentari oppositori del regime, all’indomani dell’assassinio di Giacomo Matteotti.
All’inasprirsi della dittatura fascista la sua situazione divenne sempre più delicata e subì una decisa persecuzione politica, per tentato espatrio clandestino, a quattro anni di detenzione, poi ridotti a dure, scontati in parte a Regina Coeli e successivamente, per motivi di salute, in una clinica romana. Uscito dal carcere non sapeva come mandare avanti la sua famiglia e visse insieme ai suoi cari un duro periodo di indigenza.

Alcide De Gasperi

Successivamente, fu assunto nella biblioteca vaticana come impiegato provvisorio, grazie all’interessamento dei pochi amici che gli erano rimasti vicini, in particolare del suo amico sacerdote dei tempi giovanili, Celestino Endrici, divenuto vescovo di Trento. Nel trentuno Mussolini tentò di farlo licenziare, ma fortunatamente fu ferma l’opposizione di Pio XI. Nel luglio del 1943 capì che il regime era alla fine ed iniziò a scrivere il programma della ricostruzione, che egli intendeva prima di tutto dal punto di vista morale ed ideale e poi materiale.
Al termine della seconda guerra mondiale fondò la D.C. (Democrazia Cristiana), e ne divenne segretario.
Nel governo Bonomi, che succedette al primo governo dell’Italia libera, il governo Badoglio, De Gasperi, come segretario della Democrazia Cristiana, fu ministro senza portafoglio, poi nel secondo governo Bonomi, nel dicembre del 1944, fu nominato ministro degli esteri. Soprassediamo su altri eventi che portarono alla caduta definitiva del regime fascista. De Gasperi aveva dietro di sé un’eredità estremamente ricca, ma anche molto frenante e pesante. Proveniva dall’impero austro-ungarico, era stato studente in Austria, deputato a Vienna e Innsbruck, carcerato insieme a Cesari Battisti in quest’ultima città, dopo i tumulti studenteschi a favore della libertà delle popolazioni italiane dell’Impero.
L’inquadratura centroeuropea della sua personalità, dei suoi studi, la disciplina di vita, furono la sua forza anche nelle circostanze più drammatiche. Questa disciplina mancava a molti uomini politici italiani, e così lui fu favorito nei loro confronti.

Alcide De Gasperi

L’incontro con Don Sturzo segnò un momento decisivo. La cultura del grande sacerdote, la cultura dell’incontro, il riformismo coraggioso, la concezione di una democrazia sostanziale, pluralistica e solidale sono ancora oggi un valido strumento per superare la grave crisi politica attuale.
L’Italia che De Gasperi prese in mano era un Paese letteralmente a pezzi con masse di profughi senza casa e senza lavoro. Cercò aiuto finanziario in America e ottenne per il suo Paese un prestito di 50 milioni di dollari. Restituì all’Italia, la nazione che insieme alla Germania nazista aveva causato la guerra, dignità internazionale: il discorso alla conferenza di pace di Parigi, il 10 agosto 1946, è intriso di dignità, di valori ideali e morali e di fiducia nella capacità dei suoi connazionali di risollevarsi e di collaborare alla costruzione di un mondo più giusto e più umano.
Alla politica interna, fatta di ricostruzione delle case, delle istituzioni e della democrazia, affiancò una politica estera con grandi e difficili scelte di campo. Il 18 aprile 1948, nelle elezioni più drammatiche della storia italiana, al termine di una campagna elettorale infuocata, ottenne per il suo partito la maggioranza assoluta dei voti, ma sorprendendo tutti, decise di chiamare al governo, fedele alla sua linea di mediazione e di dialogo, altri partiti di centro. Si può veramente dire che nel momento più difficile della sua storia, dopo il disastro della seconda guerra mondiale, l’Italia ebbe la fortuna di avere al suo servizio un grande statista, che, facendo leva sulla dignità e sulla forza morale, quando non era rimasto ormai alcun punto d’appoggio, in otto anni di governo, risollevò il Paese, rifondò la sua vita economica e avviò il processo di unità europea.
Mediatore e pronto al compromesso nella soluzione dei problemi concreti, come deve essere un grande politico, era fermissimo sui principi e mai agì per calcoli di convenienza personale, poiché concepiva la politica come alto servizio verso lo Stato.

Alcide De Gasperi

Racconta la figlia Maria Romana, che la figlia suora, Lucia, gli mandava dei bigliettini di meditazione, tratte dalla Bibbia o da libri di Santi, che egli leggeva prima di una difficile seduta parlamentare o una riunione del Consiglio dei Ministri, per trarne un conforto spirituale o l’ispirazione per le difficili decisioni che si trovava a dover assumere.
Cristiano tutto d’un pezzo, uomo di granitica coerenza, ha vissuto integralmente il suo impegno politico, sociale, caritativo, culturale ed ecclesiale. Dio è sempre stato per lui  “la stella polare” che ha sempre orientato tutti i suoi pensieri ed atti nella vita. La fede nel Dio vivente detronizza tutti gli idoli e li riduce al rango di strumenti, e perciò libera l’uomo da ogni padrone.
Oggi non è facile essere testimoni della propria fede. C’è una vera persuasione a ridurre la propria fede a fatto non solo personale, ma nascosto; talvolta anzi pare che si guardi al credente come ad un minus habens, ad un minorato psichico, se non spirituale. La stessa presenza nelle realtà pubbliche e sociali è derisa e ostacolata, soprattutto in questo nostro vecchio e sazio Occidente.
Proprio oggi “dum Romae consulitur…” l’Italia si trova irretita in un groviglio di problemi politici e partitici impellenti come quello relativo agli incontri al Quirinale per quanto riguarda la formazione del nuovo governo. A Mattarella la quadratura del cerchio.

Adenauer – De Gasperi – Shuman

Comunque il cardinale Gualtiero Bassetti della Cei sollecita un progetto-Paese:  Si governi con la pazienza ostinata e sagace del contadino, nell’interesse del bene comune e dei territori”.
Sull’esempio e sugli ammonimenti del grande statista trentino Alcide De Gasperi, la Chiesa è pronta a fare la sua parte e a sostenere un programma di governo che, qualunque sarà la maggioranza, lavori per gli interessi di tutto il popolo italiano. Un programma che, per dirla con le parole di Alcide De Gasperi, abbia a cuore “i milioni di poveri che reclamano un’opera di redenzione sociale; i milioni del ceto medio che mantengono a fatica, nelle cresciute esigenze, il decoro della vita; i milioni di giovani contesi e straziati da opposte fazioni. Ci vuole più amore, più fraternità”.
De Gasperi ci insegna che non è utopia per il cristiano servire con amore e per amore, che è possibile non arrendersi alla logica e alle lusinghe del potere e vincere le tentazioni non meno deleterie di un certo orchestrato efficientismo di maniere tanto caro, nel nostro mondo di oggi, a gruppi e gruppuscoli di varia estrazione.

 

Commenti

  1. Antonio Fortunato ha detto:

    Per la verita’ storica bisogna riportare pure il viaggio negli Stati Uniti d’America.Qui De Gasperi ha preso ordine dagli americani di cacciare i comunisti dal governo rompendo quello che fu l’ unita’ antifascista del popolo italiano.Da allora la storia ha preso un altro corso.La guerra fredda .
    L’Italia,la politica italiana,secondo me avrebbero determinato un mondo diverso,un mondo migliore avvicinando le due potenze vincitrici sul Nazismo.E’chiaro che la storia non si puo’ fare con i se e i ma.

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