” Dirty wars” – le guerre sporche.

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Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?(G.Leopardi)

Ancor non sei stanca di mirar, impassibile, questo spettacolo osceno di guerre sporche di  cui sappiamo solo, con assoluta certezza, che il prezzo più alto sarà pagato dalle stesse donne, gli stessi bambini, gli stessi uomini che da decenni, a decine di milioni, hanno pagato e tutt’ora pagano con la loro vita  le “sporche guerre” che insanguinano gran parte del nostro mondo?
Dove, tutti noi, siamo inermi ed incapaci di fermare questo massacro, sol perché conviene ai potenti del nostro pianeta.

Dall’agosto del 1945, con la distruzione di Hiroshima e poi nel 1949 con l’esplosione del primo ordigno nucleare sovietico, che riportò equilibrio nella reciproca politica di  annientamento, le guerre, quelle formali, legali, non ci sono più. Nessuna grande potenza ha più dichiarato formalmente guerra a nessun altra nazione.

Sembrava che l’ombrello atomico fosse il toccasana per assicurare la pace al mondo intero. Invece, è proprio sotto questa apparente protezione sono cresciute a dismisura le “sporche guerre” (“dirty wars“), diffondendosi come funghi velenosi.
Tutti, le  potenze maggiori e minori, i grandi interessi economici, gli odi regionali e, soprattutto, quelli religiosi hanno continuato a combattersi nascondendosi dietro guerre definite ipocritamente “a bassa intensità“, “asimmetriche” o, addirittura “per procura”  (“proxy war“).

La Siria è soltanto l’ultima e la più visibile evoluzione della guerra, nell’era nucleare. Dove Russia, Usa  Iran, Turchia, Arabia Saudita ed Israele rappresentano l’apoteosi di questo sudiciume bellico

Quante sono le vittime di queste “piccole” guerre micidiali?. Alcuni ricercatori parlano di 30 milioni di morti; un totale da conflitto mondiale.
Nessuno potrà mai fare un conto preciso.
Ai bambini asfissiati dalle bombe e dai gas, alle donne dilaniate nei mercati di Bagdad si debbono aggiungere i numerosi morti dell’indotto: profughi, migranti della disperazione, annegati o stroncati dalla fame.

Se è impossibile fare un censimento di questo cimitero globale è, invece, possibile fare l’appello di tutte le Nazioni dove queste guerre sono state combattute e lo sono ancora. Solo rileggendo fino in fondo l’intera lista si potrà capire l’enormità di questa piccola Grande Guerra mondiale che si trascina dal 1945  e sempre si riproduce, senza interruzione di continuità.

Sono 43, un quinto delle Nazioni rappresentate all’ONU,  le nazioni ad essere state travolte da guerre che definiamo, con spudorata ipocrisia, “sporche” perché non sono chiare le ragioni  e tanto meno le intenzioni.
In molti casi le ragioni sono note, in altri, invece, sono avviluppate e legate a manovre di interessi locali, in altre ancora camuffate da pretesti religiosi  o dalla propaganda di dovere “esportare la democrazia“, come dichiarò G.W. Busch, nel 2013, per giustificare la disintegrazione dell’Iraq.

Cosa possiamo fare per fermare questo massacro?  Assolutamente niente.
Non c’è un minimo spazio per alcun ottimismo o speranza.
Fino a quando le piccole guerre sporche resteranno un tributo di sangue che il resto del mondo è costretto a pagare per alimentare l’enorme complesso militare-industriale delle grandi Nazioni e per evitare una nuova Grande Guerra Mondiale, ma questa volta nucleare, sarà impossibile mettere la parola fine.
Lo stesso Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con i continui reciproci veti delle singole potenze, è privo di ogni possibile autorità di intervento.

Tanto più che le sporche guerre hanno il pregio di fare spettacolo, pur osceno e ripugnante che sia. E’ il caso del Presidente USA che non trova di meglio che lodare, con un tweet, le sue bombe che cadranno sulla Siria, come “nice, new and smart” (bellezza, novità ed intelligenza).
Come un bambino di settant’anni con il suo game a portata di smartphone o come un imbonitore che sa bene quello che dice, ma, seppur ripugnante, lo dice lo stesso per tenere la scena.

In quelle terre martoriate  “..: forse in qual forma, in quale stato che sia, dentro covile o cuna, è funesto a chi nasce il dì natale.”

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