25 Aprile e la Costituzione Italiana

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Il 25 Aprile è data “simbolo”,che si collega alla data del 2 giugno 1946, in cui gli Italiani parteciparono alle prime elezioni politiche libere, dopo la conclusione tragica del ventennio fascista. Si concludeva un periodo qualificato come “Resistenza”,in cui vanno individuate le origini della Repubblica Italiana, che si diede una “Carta Costituente”, attraverso libere elezioni politiche, a cui per la prima volta parteciparono anche le donne, elettrici e candidate.

Mario Di Nubila

Iniziò, per l’Italia, un nuovo periodo della sua storia, dopo l’armistizio firmato a Cassibile il 3-9-1943, con cui il “Regno d’Italia cessò le ostilità verso gli Alleati”. E’ la “Carta”, che nasce dalla “Resistenza”, scritta, anche, a testamento di centomila morti, con impegno unitario di molteplici e talora opposti schieramenti ed orientamenti politici, che proclamavano, tutti, un’Italia libera e unita.

E’ una giornata, allora, della memoria, che ha bisogno, però di ritrovare, ricordare e vivere i valori della Costituzione, spesso obnubilati se non ignorati, fondamento delle nostre libertà. E vale la pena ripercorrere, anche se per sintesi, l’iter di quel patrimonio di valori, affermati solennemente nella “Carta”, in vita dal 1-1-1948, con il contributo di tutte le formazioni politiche presenti nell’Assemblea Costituente eletta il 2-6-1946.

Ci appare compito, non di rilievo celebrativo, quanto di sforzo didattico-pedagogico di richiamare l’attenzione, sollecitare sensibilità, specie di giovani, a fatti ed espressioni etiche e giuridico-politiche, ad affermazioni, quali, tra le tante altre, “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali” (famiglia, scuola, formazioni politiche, sindacati, comunità varie)-art.2. – Non si può essere cittadini responsabili fino a quando non ci sia consapevolezza dei propri diritti e dei propri doveri.

Vale per tutti, ed in particolare per i giovani, ai quali manca, spesso, un benché minimo impulso educativo e formativo, se anche la scuola questa azione spesso scarsamente svolge. E’ stata insana la eliminazione dai programmi didattici di quella parte, utile ed importante, che era l’ Educazione Civica. La politica, altresì, di certo, ammalorata non stimola atteggiamenti civici e culturali nelle sue liturgie autoreferenziali, che dissuadono ed allontanano sempre più la passione e la partecipazione al bene pubblico, verso il quale gli apparati oligarchici appaiono sempre più distaccati.

Negli articoli della Costituzione c’è la traduzione, nel solenne linguaggio del diritto, del riconoscimento , attribuzione e garanzia dei diritti del cittadino sulla base dei principi di :”democrazia, sovranità popolare, di solidarietà politica, economica e sociale,”  “di pari dignità sociale ed uguaglianza, davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali “ –art.3-

Il “diritto al lavoro” (art.1).alla tutela della salute (art.32), alla istruzione (art.34), alla inviolabilità del domicilio (art.14),   della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione (art-15); libertà di circolazione in ogni parte del territorio nazionale (art.16); libertà di associazione (art.18), per citarne alcuni. A fronte della tutela di “diritti inviolabili”, la Costituzione ammonisce e solennemente afferma doveri del cittadino, che vanno dalla

“osservanza della Costituzione e delle leggi al dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’ attività o una funzione, che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (art.4).

Un riferimento specifico e significativo è da fare all’art.7, con il quale furono approvati e fatti propri dallo Stato repubblicano i Patti Lateranensi del 1929, regolanti i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa Cattolica, dopo gli anni di crisi a seguito delle vicende del 1870. E’ interessante rilevare come partiti politici, decisamente antagonisti, quali la D.C. ed il P.C.I. trovarono intesa, nonostante la forte contrapposizione politica.

Il segno di tali contrasti, che si evidenziavano, all’epoca, irriducibili, lo troviamo esasperato nel linguaggio, anche triviale, di Togliatti, segretario del P.C.I, che in un comizio nella piazza S. Giovanni di Roma, alla vigilia delle elezioni del 18-4-1948, si esprimeva verso il suo antagonista De Gasperi. Esponente di primo piano della D.C. e Presidente del Consiglio : “Cacceremo dal Parlamento a calci nel sedere il Presidente del Consiglio”!

Un’ultima notazione della Costituzione riguarda la posizione giuridica della donna, con il riconoscimento pieno della sua capacità giuridica, negata per secoli, per cui nel concetto di godimento dei diritti civili e politici non era contemplato   il “femminile”; equiparata ai minori ed ai minorati nei codici tra il 1820 e 1834,,in posizione di minorata giuridica, trasfusa anche nel codice post unitario del 1865, in situazione di minorità anche rispetto ai falliti, interdetti, condannati, che potevano, se riabilitati, recuperare i diritti di elettorato attivo e passivo: la Donna MAI! E tanto, anche dopo la beffarda attribuzione del diritto all’elettorato amministrativo del 1925 – mentre le elezioni, nel 1924, erano state soppresse !! – E tanto fino all’1 -2-1945. Quando, finalmente, alle donne è riconosciuto il pieno diritto all’elettorato attivo e passivo! Ma è l’art. 3 della Costituzione Repubblicana che riconosce ed attribuisce piena dignità giuridica e civile, che trova, ulteriormente, e per naturale conseguenza, efficacia nell’art. 29, che nell’atto giuridico solenne del matrimonio fissa la “uguaglianza morale e giuridica dei coniugi”.

Questa è, per sintesi, la nostra Costituzione, che ha quale elemento centrale il rispetto della persona umana nella sua dignità.

Potenza, 23-4-2018

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