Una bella ripulita etica per salvare l’Italia

Stampa questo articolo Stampa questo articolo

Ogni giorno, attraverso i mass-media, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula.

A sentire i mass-media, sarebbe da credere che la nostra società stia vivendo una regressione in termini di de-civilizzazione, di imbarbarimento dei costumi e dei rapporti relazionali, da destare non poche preoccupazioni per una pacifica convivenza futura.

don Camillo Perrone

La violenza, il terrorismo, la corruzione, l’immoralità dilagante, gli attentati più gravi contro la libertà, contro la giustizia, contro la vita stanno a significare ciò che ci può dare una società disumanizzata e pregna di materialismo pratico.                                                                                    L’uomo è soprattutto condizionato oggi da una atmosfera materialistica dalla quale non riesce a liberarsi. Il “ciclone dell’odio e della morte’’, pare si sia particolarmente abbattuto sul mondo. Orbene per salvare questo mondo e la nostra cara Italia diamoci tutti una bella ripulita etica. Dirò di più: urge accettare, anzi vivere l’esortazione apostolica di Papa Francesco sulla chiamata alla santità, in opposizione allo sbandamento religioso e morale. Riguardo alla santità Bergoglio si preoccupa di liberarla da ogni rivestimento fittizio affinché risplenda agli occhi del mondo come espressione completa di umanità. Praticamente si tratta di accettare ogni giorno la via del vangelo nonostante ci procuri problemi e questo è santità, la quale non è un monopolio degli ecclesiastici ed è vita, gioia e salvezza.

Certo non è comodo ascoltare Gesù. Spesso egli si esprime con un linguaggio anticonformista come il suo pensiero e i suoi atti, e scuote la gente con frasi-urto che dapprima lasciano sbalorditi (anche scandalizzati) per poi spingere alla scoperta di verità nuove e salvifiche; quindi è un Cristo scomodo, che snida i tuoi segreti egoismi e le tue subdole complicità con il male in te e fuori di te. Un Cristo che passa per il mondo facendo del bene a tutti, un Cristo che denuncia l’ipocrisia e il conformismo, l’alienazione di una religione ridotta a un rito vuoto, dissociata dalla vita, ma soprattutto un Cristo che <<fa>>, che dà la vita per gli altri, per tutti indistintamente e che ti spinge a fare altrettanto, un Cristo liberatore, un Cristo uomo nuovo, che vuol fare di te un uomo nuovo.                                                                 

La santità non conosce l’usura del tempo. La bimillenaria storia della chiesa infatti è costellata di tanti e tanti eroi ovvero campioni della fede cristiana in ogni settore della vita sociale e in ogni tempo.
I Santi non sono supereroi ma persone normali con difetti e le difficoltà di tutti. A fare la differenza è che hanno accettato la volontà di Dio e l’hanno realizzata nella vita quotidiana. Lo scrive il Papa nell’Esortazione apostolica “Gaudete et exsultate” (Gioite ed esultate) sottolineando che la santità è un obiettivo alla portata di tutti, da cui nessuno è escluso.

Un itinerario che passa attraverso la coinvolgente ma difficile strada delle beatitudini, definite carta d’identità del cristiano. Occorre cioè imparare a essere poveri nel cuore, a reagire con umile mitezza alle offese, a piangere agli altri, ad avere fame e sete di giustizia, a guardare e agire con misericordia, a mantenere il cuore pulito da tutto ciò che sporca l’amore, a seminare pace, ad accettare ogni giorno la strada del Vangelo nonostante ci procuri problemi. Una via complicata, quella indicata dal Papa che però regala gioia e si manifesta nel buon umore: potremmo addurre tanti e tanti esempi.

Purtroppo esistono false concezioni riguardo alla santità e ai santi.

La pietà popolare ha ridotto i santi, talvolta, a persone non umane, inarrivabili e inimitabili, ad esseri sdolcinati, angelicati e innocui, ad oggetti di un culto che sa piuttosto di clientelismo. Invece sono dei veri giganti della storia, soprattutto se paragonati ai piccoli della politica, dell’industria, dello spettacolo, dello sport. Ogni santo è un esempio, un pioniere, un messaggero, una vera tenerezza di Dio per l’uomo. Ogni santo è un canale di comunicazione tra l’umanità e il cielo, è una finestra spalancata sull’aldilà attraverso la quale intravedere ciò che è invisibile, sfiorare ciò che è irraggiungibile percepire ciò che è incomprensibile, credere ciò che incredibile.

Peccato che la maggior parte dei cristiani non legga qualche vita dei santi!

Troverebbe in essa grandi motivi di rafforzamento della propria fede.
Non si nasce santi, né lo si diventa in un giorno. Come per divenire <<campioni>> nel campo umano si richiedono esercizi su esercizi, così per divenire campioni della fede si richiede un costante impegno per assomigliare sempre di più all’amabile Salvatore Gesù.
Questi silenziosi campioni spirituali sono stati sempre numerosi nei 2000 anni della storia della Chiesa e le danno uno splendore molto bello, anche se offuscato da tanti, che tradiscono la loro vocazione universale alla santità.


Il messaggio di Francesco è chiaro: ci si può santificare nel lavoro, in famiglia e in tutte le relazioni interpersonali.
Non è un obiettivo esclusivo di preti, suore e frati. Riguarda tutti.Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono Santo”, si legge nel libro del Levitico. La santità è una meta per uomini e donne, per genitori e figli, per datori di lavoro e dipendenti, per sani e malati, per giovani e anziani. Per politici, economisti, militari. Ciascuno a suo modo.

Papa Francesco dice che è un appello, un invito, la chiamata rivolta da Dio a ogni persona, senza distinzioni, “con i suoi rischi, le sue sfide e le sue opportunità”.
Se cerchiamo la santità gradita agli occhi di Dio, scrive Francesco, nelle Beatitudini troviamo una regola di comportamento: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
In conclusione, il Signore non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente.
Siamo chiamati, secondo le parole di Paolo VI,

a dare alla vita cristiana una espressione autentica, coerente, interiore, piena, capace di rinnovare la faccia della terra nello Spirito di Cristo, mirando ad un rinnovamento interiore, ad una conversione dei sentimenti personali, ad un rifacimento delle nostre mentalità, con la deplorazione delle nostre mancanze di fronte a Dio e verso la società degli uomini”. (Discorso del 20 giugno 1973).

Commenta

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi