La prece del precario di Gino Costanza

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Gino Costanza

La prece del precario 

Con questa lirica, l’Autore ripropone un problema sociale assai avvertito da tutti, la mancanza di lavoro che costringe molti giovani all’inattività, al sentirsi un peso per la famiglia, a sentirsi quasi inutili, a volte sulla soglia del baratro. L’Autore, con sensibilità poetica, in questa preghiera pone l’accento su un aspetto caratteristico  del precario: la speranza di recuperare la dignità che solo il lavoro può conferire.Oggi essere senza lavoro costituisce un’offesa enorme alla persona: Troppo spesso, la disoccupazione è vissuta come un disonore, un’onta sociale, che può portare anche a gesti disperati…

Giovanni Fortunato

Seguono 4 haikù in cui è possibile cogliere l’attenta osservazione della natura: L’Autore, dalla finestra della sua casa, si affaccia su un giardino, microcosmo entro il quale intrattiene un dialogo d’amore e di stupore, manifestazioni immediate del suo animo poetico.

Giovanni Fortunato

 

Prece del Precario

 

Signore, sono un precario,

invoco la tua misericordia.

Signore, non ti chiedo che scenda

di nuovo la manna dal cielo!

Non ti chiedo favori particolari,

non ti chiedo d’essere raccomandato,

non ti chiedo d’essere segnalato.

 

Signore, sto bene in salute,

ho le carte in regola.

Signore, sono un povero cristo, ricco di fede.

Gravo sui miei genitori,

che sono pazienti e mi capiscono.

Appaio un mediocre,

ma ho tanta voglia di smuovere il        [ mondo,

di rendermi attivo con proficuità.

Signore, anch’io ho il dono della pazienza,

ma guai al momento della                    [ disperazione.

Signore, sono sensibile e fragile,

ad un passo dall’imponderabile.

Signore, sono un precario, invoco il tuo aiuto.

Non farmi perdere la salute,

non farmi perdere la testa,

non farmi perdere la fiducia

nelle mie risorse inespresse.

Sostienimi nella questua

d’uno spazio nel consorzio degli          [ operosi.

Signore, sono un precario, invoco il tuo          [ perdono;

con tutti i miei limiti e le mie pecche,

sono un essere umano in cerca di        [ lavoro,

in cerca di riscatto,

in cerca di libertà,

in cerca della mia dignità,

in questo mondo che non va.

Signore, sono un precario, dammi la forza

di credere che c’è ancora bisogno di    [ me.

Grazie, Signore, per l’ascolto attento

del grido di un precario stanco,

che vive d’ansiosa attesa.

haikù

(Bolle)

Rivedo l’iride

in bolle di sapone

che si dissolvono.

 

(Il primo)

 

Il primo maggio.

Api operose ronzano

su cassie (acacie) aulenti.

 

(Magnolia)

 

Al sol si desta

la magnolia e aspetta

piccioni in festa.

 

(Mandorlo)

 

Mandorlo in fiore

a branche tese annuncia

la primavera.

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