COMUNI: i soldi ci sono, i cantieri no.

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Nel rapporto dell’Ufficio Valutazioni Impatto Ambientale del Senato, in corso di pubblicazione, si rileva la denuncia che oltre un terzo di tutte le gare di appalto, con finanziamento pubblico-privato, si perde per strada e nessuno ne sa più nulla. Più esattamente, 48 miliardi di euro su 137 impegnati negli ultimi quindici anni per infrastrutture, non è stato speso per annullamento o revoca delle gare dichiarate irregolari.
Ma la notizia che più colpisce è che questa mortalità diventa ancora più alta al Sud, toccando il 55%, dove invece ci sarebbe più bisogno di opere pubbliche realizzate!
Il rapporto riferisce, infine, in modo impietoso, che dietro l’irregolarità delle gare, che porta il più delle volte alla loro soppressione, c’è sempre più frequente l’incapacità delle amministrazioni appaltanti, soprattutto i Comuni, di progettare, gestire e controllare l’affidamenti dei lavori.

Questa dettagliata denuncia del Rapporto ci offre lo spunto per estendere il discorso alla natura dell’appalto pubblico, alle sue complessità e, soprattutto, cos’è che spinge verso il popolare “campa cavallo“, facendo così aumentare  a dismisura le negatività, da un lato, del conflitto di competenze e, dall’altro, della corruzione.
Infatti, se un terzo delle opere non si fa per incapacità amministrativa e conseguente annullamento delle gare, quelle che restano in piedi vanno avanti a passo di lumaca : tra l’apertura della gara e l’aggiudicazione passano in media 150 giorni che diventano 230 per i bandi sopra i 5 miliardi di euro.
L’ultimo DEF (documento di economia e finanza) ci dice che in Italia, per completare un’opera, su venti infrastrutture strategiche di trasporto, il tempo medio totale supera i 15 anni (!) e i primi dieci anni trascorrono tra progettazioni, autorizzazioni varie e contenziosi, ancor prima dell’inizio dei lavori.

Municipio Senise Pz

Un esempio recente, Sicilia. Nel 2015 la Regione ha stanziato quasi due miliardi per la realizzazione di 28 opere di depurazione delle acque e reti idriche. Sono già trascorsi due anni ma la fase di progettazione è ferma  e nessuno dei Comuni inadempienti sa dove mettere le mani per avviare queste necessarie opere di depurazione.
Ma è solo un esempio. Se a queste carenze amministrative si aggiunge la farraginosità di norme ed adempimenti nonchè la montagna di contenziosi, si può ben comprendere perchè le risorse per opere pubbliche crescono (più 23% nel 2017 !) ma la spesa effettiva scende.
In altre parole, i soldi finalmente ci sono, i cantieri no !

Una riprova, se ce ne fosse bisogno : il team di esperti di Palazzo Chigi (Italia Sicura) ha candidamente riportato che soltanto 870 delle 9.530 opere progettate dai Comuni contro il dissesto idrogeologico degli ultimi anni ha dietro di se un vero e proprio progetto per essere, quindi, cantierabile. Il restante (cioè il 90%) è una inutile perdita di tempo per incapacità dei Comuni. Molti Comuni hanno solo un dipendente destinato all’Ufficio Tecnico ed alcuni neppure uno.

Municipio di Francavilla in Sinni

Ma i problemi degli appalti non riguardano solo la progettazione ma anche le fasi successive: la stipula dei contratti, i contenziosi, l’esecuzione dei lavori ed il loro puntuale monitoraggio. Problemi, senza alcun dubbio, difficili  tanto da obbligare la pubblica amministrazione a ricorrere a contratti complessi come il “partenariato” (PPP), con il quale si concede a un’impresa privata la realizzazione di una certa opera (scuola, impianto sportivo, etc) oppure l’offerta della gestione di un servizio (rifiuti, pulizia delle starde, etc) a fronte di un canone o una tariffa.
E’ un tipo di contratto che ha fatto fortuna nella pubblica amministrazione perchè ha consentito a molti Comuni di iniziare la costruzione di infrastrutture sicuramente non consentite dai propri conti. I bandi effettuati con questo speciale e senza dubbio geniale strumento, si sono decuplicati passando, in quindici anni, da 300 a 3.000 l’anno.
Ma non tutto è facile e positivo come sembra. La complessità di questo nuovo strumento contrattuale ha esposto i Comuni ad un maggior rischio di fallimento delle gare facendo aumentare la mortalità, soprattutto nelle grandi opere strategiche, ad oltre il 40% e trasformando in cantiere vero e proprio solo il 28% dei bandi.
Tre sono le principali tipologie di rischio nei rapporti di PPP:

  1. il rischio di costruzione, legato ai ritardi nella consegna,ai costi addizionali, agli standard inadeguati; 
  2. il rischio di disponibilità,legato alla performance dei servizi che il partner privato deve rendere; 
  3. il rischio di domanda, legato ai diversi volumi di domanda del servizio che il partner privato deve soddisfare.

Nell’ordinamento italiano, a differenza di altri Stati europei, non esiste una normativa specifica per il partenariato pubblico-privato e questo crea non poche difficoltà.

Come si vede, non solo carenze tecniche dei Comuni ma anche scarsa chiarezza delle regole. Due limiti, questi, che hanno inevitabilmente portato a creare ondate di contestazioni con conseguenti anni persi nel continuo rimpallo tra Tar e Consiglio di Stato.
Ai cittadini non resta altro che sperare in una difficile crescita della capacità dei Comuni di saper fare gli appalti.

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