Le bugie non giovano al cambiamento

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Il nuovo capogruppo del M5S alla Camera, on. Francesco d’Uva,  il 7/06/18  a TG24, ha testualmente dichiarato: “Diamo ogni anno 20 miliardi di euro all’Europa e ne riprendiamo soltanto dieci. Una cosa totalmente illogica e inaccettabile. C’è qualcosa che non va.”
In effetti, c’è qualcosa che non va: sono le bugie. Soprattutto se volute e cercate per sostenere il disegno che l’Europa non è un vantaggio per l’Italia.

Pieno rispetto per chi pensa, con onestà di ragionamento, che l’ Italia non abbia alcun interesse ne’ convenienza a stare in Europa ma nessun rispetto per chi si inventa cose completamente diverse dalla realtà pur di sostenere, in modo ingannevole, questo disegno.

Ma andiamo per ordine.
1 – Non è vero che diamo all’Europa 20 miliardi ogni anno;
2 – Non è vero che ne riceviamo, ogni anno,  soltanto dieci;
3 – Non è vero che perdiamo, ogni anno, 10 miliardi a stare in Europa e lasciarlo sottintendere è molto scorretto.
Sono cifre volutamente esagerate di diversi miliardi.

Nell’ultimo anno per cui si hanno dati ufficiali, il 2016, l’Italia ha versato  nelle casse di Bruxelles 13,400 miliardi  di euro.  La media degli ultimi tre anni è inferiore a 14 miliardi di euro l’anno. 
Il 30% in meno di quanto affermato dall’ On D’Uva!

Ma perché l’Italia versa tutti questi soldi all’ Unione Europea?
Tutti gli Stati dell’ Unione Europea sono infatti tenuti a contribuire al bilancio comunitario in proporzione al proprio Rnl (Reddito nazionale lordo), cioè il Pil aggiustato in base ai flussi di reddito tra Paesi.
L’Italia è il terzo Rnl nell’Unione Europea e, pertanto, il terzo contributore lordo. Questi contributi sono la fonte di finanziamento principale  dell’Unione, oltre ai dazi sulle frontiere esterne dell’Unione ed al prelievo di una parte del gettito Iva riscosso in ogni paese.
Per questo l’Europa appoggia l’aumento dell’Iva e l’Italia lo contrasta.

Questo, però,  non significa che la situazione non sia modificabile a vantaggio del proprio Paese. Ad esempio, il Regno Unito ha goduto fino ad ora di un meccanismo vantaggioso (“rebate“) che garantiva il rimborso immediato pari al 66% della differenza tra quanto dà e quanto riceve Londra da Bruxelles; differenza a carico degli altri Paesi membri, ovviamente.

Non solo, nel bilancio pluriennale 2014-2020 diversi Stati hanno ottenuto trattamenti speciali, anche se di entità ridotta rispetto al Regno Unito. Danimarca, Paesi Bassi , Svezia ed Austria beneficiano di sensibili riduzioni del proprio contributo annuo basato sul proprio Rnl.
Germania, Olanda e Svezia hanno ottenuto, anche, una riduzione del prelievo sul gettito Iva per lo stesso periodo.
Questi meccanismi di correzione hanno suscitato numerose critiche soprattutto perché rendono il sistema di finanziamento dell’ Unione più complesso, meno trasparente, meno giusto e più difficile da riformare. Proposte avanzate in passato per riformare i meccanismi ad hoc esistenti non hanno avuto alcun successo.

Quanto riceve l’Italia dalla UE?   
Sempre prendendo in esame l’anno 2016, ultimo dato ufficiale, l’Italia ha “ripreso” dall’Europa 11  miliardi e 600 , mentre negli anni precedenti sono stati di più (12 miliardi e 600 nel 2013). La media degli ultimi tre anni è comunque più vicina agli 11 miliardi e 800 ).

In ogni caso è sbagliato sottindendere che la differenza tra quanto l’Italia dà e quanto riceve dall’Unione sia di dieci miliardi. La differenza nel 2016 è stata di 1 miliardo e 800, molto ma molto inferiore di quanto sostenuto dall’ on. D’Uva (dieci miliardi).
Questo saldo negativo, tuttavia, non è di per se’ espressione di un trattamento deteriore per l’Italia rispetto a quello di Paesi considerati più avvantaggiati. Anche l’Italia, infatti, è stata capace di ottenere prima e spendere poi i fondi europei. Non è cosa di poco conto. 
La dinamica e l’accelerazione di questi accrediti dipende, però,  dalla capacità progettuale e gestionale  dei nostri operatori e dall’andamento del ciclo di programmazione; e su questo, purtroppo, concorrono in negativo le nostre lentezze burocratiche.
Ovviamente il nostro Governo potrà, come fatto da altri Paese per il precedente bilancio pluriennale 2014-2020, negoziare trattamenti di favore per il settennato 2021-2027. Ma non per “illogicità” intrinseca dei criteri europei ma sulla base di posizioni politiche e diplomatiche condivise e credibili..
L’Europa non si cambia con le bugie.

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