Il Sarmento di ieri e di oggi – Il Sarmento incanta davvero. Incanta

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San Giorgio Lucano, 12 giugno 2018 Santuario Maria SS. degli Angeli, ore 17 – Iniziativa di promozione territoriale Sarmento.

Intervento di Annibale Formica

“Una proposta di Agenda per la Strategia dello Sviluppo Locale”

 Il Sarmento di ieri e di oggi – Il Sarmento incanta davvero. Incanta

sarmento

con i suoi luoghi e i suoi paesaggi,

con la sua natura e la sua storia,

con le emozioni e i ricordi del nostro vissuto di comunità,

con il suo stesso nome “Sarmento”: il ramo lungo e sottile della vite.

 

Incanta con le luci, gli odori, i sapori, i suoni, i silenzi, gli spazi.

Sul Sarmento, ognuno della mia generazione ha una storia da raccontare ed è sempre una storia di identificazione.
“Ci sembrava, noi ragazzi di montagna, mai usciti dal paesino arbëreshë, dove eravamo nati e cresciuti, di essere al mare, a scrutare nuovi orizzonti e il segno di un luogo del mondo dove la civiltà non era solo quella contadina e pastorale; dov’era la civiltà moderna, la prima civiltà, per noi, delle macchine.

Sopra l’argine scorreva la strada statale 92 per Terranova di Pollino; di lì passava … la corriera e … di lì passava il mondo del nuovo, dell’altro, dell’altrove” .
Stare lì destava … fantasia e speranza, con il “fischio del treno” dentro i sogni di generazioni …”

Era, anche, una vera miniera di pietre,
quelle pietre che, nelle giornate dei temporali estivi, rotolavano rumorosamente dentro al greto.
Pietre … che portavano con se le storie del loro cammino; pietre con il racconto, dentro di se, del loro percorso.

… Sulle spiagge del litorale jonico, dove infine approdano, si formano veri giacimenti di preziosi monili, prodotti da un designer naturale con le mani dell’acqua.

Lì dove il Sarmento confluisce nel Sinni c’è il paesaggio letterario di Isabella Morra.
Sulla rupe che si affaccia a strapiombo sulle acque di quel tratto di fiume, appare il Castello dell’antica Favale, oggi Valsinni.

“Dalle mura di quel Castello gridava disperata, più di cinquecento anni fa, Isabella Morra, uccisa a pugnalate dai fratelli, che le hanno tolto l’amore per la vita, per la natura osservata dalla sua prigionia e per la poesia, nella quale riversava il suo lamento, il suo dolore: «…torbido Siri, del mio mal superbo, or ch’io sento da presso il fin amaro, fa tu noto il mio duolo… ».

In poco più di una trentina di chilometri del percorso del Sarmento, che inizia sotto Serra di Crispo, a 2053 m.s.l.sm., e confluisce nel fiume Sinni a Valsinni, si passa da un paesaggio altomontano di rocce dolomitiche ad un paesaggio collinare mediterraneo di macchie e di argille.

È il tratto distintivo di un “paesaggio identitario” nel quale vivono infinite identità e diversità, naturali e culturali.
Ci si trova davanti ad uno scenario punteggiato da:

il sito archeologico di Monte Coppolo e i ruderi di un’acropoli del IV secolo a.C. (Lagaria, edificata da Epeo – secondo Lorenzo Quilici),

il Castello di Valsinni,

le grotte di San Giorgio Lucano,

 il feudo dello Stato di Noia,

il sito archeologico della cinta fortificata della città lucana, del IV sec. a.C., sul Monte Castello di Cersosimo,

la minoranza etnico-linguistica arbëreshe delle comunità di SanCostantino e di San Paolo Albanese,

la ginestra,

la peonia peregrina del Monte Carnara (banxhurna),

i ruderi dei mulini ad acqua e delle fornaci per la produzione della calce,

la grande pietraia e il fiume sotterraneo del Sarmento,

le “balze” della Timpa del Calorio,

le rocce laviche di Timpa Pietrasasso e di Timpa delle Murge,

la Gola della Garavina;

l’associazione abete-faggio di Cugno Cumone,

i circhi glaciali e gli accumuli morenici dei Piani del Pollino,

il pino loricato, simbolo del Parco.

Ma c’è di più.

Ci sono i terreni collinari e montani, dove la natura e l’uomo intrecciano i loro destini, creando una campagna e un paesaggio agrario, oggi sempre più densi di amenità e di attrattive.

Annibale Formica

È l’ambiente coltivato da quella mano ispirata dalla antichissima sapienza contadina del posto, dove l’uomo, docile e conciliante con la natura, è ancora presente con i suoi tradizionali lavori; mantiene ancora la sua dimora abituale; e, fino a qualche decennio fa, solcava i suoi aridi campi con l’aratro tirato dai buoi; coltivava i suoi terreni con i vecchi attrezzi dell’agricoltura di pura sussistenza familiare; pascolava le sue greggi; intagliava pezzi di legno per gli utensili domestici e intrecciava cesti di selci; seminava, mieteva e trebbiava; faceva il pane in casa nel forno a legna; festeggiava, suonando la zampogna, la surdulina o l’organetto e danzando la tradizionale tarantella descritta dal viaggiatore Norman Douglas: «l’uomo volteggia con atteggiamenti fauneschi di invito e schioccar di dita,mentre la donna sfugge all’invito con occhi bassi».

2. Il paesaggio identitario è la parola chiave

Tutti i caratteri territoriali, gli stessi caratteri fisici sono elementi culturali creati, forgiati, segnati dal lavoro dell’uomo e dalla sua “sapienza” produttiva.
Sono, cioè, testimonianze di maestrie, di arte spontanea, di arte povera, di arte relazionale e di “saperi” utili non solo alla conoscenza, ma anche alla sperimentazione e alla innovazione.

È il “Paesaggio Identitario”, antropizzato e, perciò, caratterizzato da una intensa interazione tra la natura e uomo; carico, cioè, di memorie, di significati e di manifestazioni identitarie percepibili.

Alla base del suo significato è posta “la particolare fisionomia di un territorio determinata dalle sue caratteristiche fisiche, antropiche, biologiche ed etniche”, tenendo, però, conto dell’osservatore e del modo in cui il paesaggio stesso viene visto, percepito e vissuto.

È un “prodotto sociale”, che la Convenzione europea del paesaggio ha inteso valorizzare non solo come “bellezza naturale”, ma anche come “bene culturale” a carattere identitario, ovvero frutto di una cultura materiale che si manifesta attraverso gli aspetti naturali e le attività, i manufatti e gli oggetti della vita quotidiana delle popolazioni.

Sono componenti essenziali del paesaggio identitario, perciò, tutti quegli elementi della cultura materiale che legano la natura all’uomo, alla sua immaginazione, alla sua creatività, alla socialità degli oggetti.

Conosco il paesaggio identitario del Sarmento; appartiene alla mia esperienza umana, sociale e culturale; mi appassiona molto e seguo quotidianamente il suo conservarsi ed evolversi.
Cammino speso lungo i tratturi, i viottoli, i terreni della nostra campagna ricca, ancora, di biodiversità agricola ed agroalimentare.

Sono tutti luoghi di mirabile sintesi tra ecologia, economia e cultura materiale; sono “documenti storici”, per i quali l’ecomuseo del Parco può diventare un’importante strumento di tutela e di valorizzazione; un laboratorio, dove sperimentare il futuro della comunità, fondato sulla tradizione; e dove, la comunità stessa si prende cura del proprio territorio”.

Si tratta di una concezione moderna del patrimonio culturale, di un affrancamento dai concetti estetici di allargamento agli aspetti sociali, con l’inclusione di paradigmi ambientali, culturali ed economici e di progetti di sviluppo locale.

Monte Pollino – Piano Gaudolino

3. La proposta di un’Agenda per la Strategia dell’Area Interna

Con un territorio di 25.000 ettari, dove vivono meno di 5.000 abitanti, mentre la valle del Sarmento racconta il paesaggio identitario e la sua “ruralità”, fatta da una densità di popolazione, che va dai 9 abitanti per kmq di San Paolo Albanese ai 30 abitanti per kmq di San Giorgio Lucano (rispetto ai 200 abitanti per kmq dell’Italia), noi continuiamo ad immaginare il futuro.

Con il Progetto Aree Interne possiamo, infatti, puntare ad implementare la Strategia dell’Area Interna con un’agenda di interventi di sviluppo locale, all’insegna di:

la qualità,

le eccellenze,

le esperienze “vive” e

le “capacità di fare” delle persone.

                                                                                                                                                                        In questa piccola enclave dell’antico Stato di Noia, nel versante nord- orientale del Parco Nazionale del Pollino, sono tutelati e vengono forniti servizi ecosistemici (l’aria, l’acqua, il suolo, foreste, …) a molta parte della comunità zonale, regionale ed oltre.

Il paesaggio identitario e la “ruralità” di questa enclave fanno da presidio naturale e territoriale di un vasto comprensorio che si estende al mar Jonio e al Metapontino.

Qui, da anni, si svolgono attività escursionistiche nelle campagne, lungo antichi tratturi, alla ricerca di antichi frutti, di antichi semi, di antiche

Monte pollino e Serra del Prete

specie vegetali e animali, di emergenze, di luoghi, di punti panoramici, di vedute, di suoni o di silenzi.
Qui, da anni, si organizzano visite guidate alla ricerca dello “spirito del luogo” nei centri storici, nelle architetture spontanee, nei musei, nelle botteghe artigiane, nei laboratori di strumenti musicali, nelle feste tradizionali, nelle relazioni sociali, nei linguaggi, nelle abitudini delle popolazioni locali.

Si valorizzano i prodotti tipici, il cibo locale, tradizionale, naturale, genuino, i suoi sapori e i suoi odori.

Si difende la scuola come “vissuto” della comunità e come presidio strategico del territorio, contro la spoliazione del servizio più vitale per la sopravvivenza delle popolazioni, che abitano nei nostri piccoli comuni, e dei loro ultimi spazi di aggregazione.

Si lavora a recuperare, completare, migliorare, riutilizzare, curare, far funzionare gli spazi, i luoghi, le strutture e le infrastrutture pubbliche esistenti, inutilizzate, abbandonate e fruirne.

Si mantengono “vive” le “buone pratiche”, già presenti nell’area, nella:

manutenzione del territorio,

agricoltura e zootecnia,

gastronomia,

attività turistica ed agrituristica,

guida alle escursioni.

 

L’agenda degli interventi di sviluppo locale prevede azioni di:

conservazione,

tutela e valorizzazione,

incentivazione e supporto tecnico,

promozione e gestione

nell’ambito un distretto economico-produttivo, incentrato sulle persone che sono “capaci di fare” e che già operano ne:

la pastorizia,

la biodiversità,

i prodotti agroalimentari tradizionali,

il cibo,

gli itinerari escursionistici,

le visite guidate alla ricerca dello “spirito del luogo”,

la rigenerazione dei luoghi e delle strutture pubbliche in disuso (es.: il Centro Visite “Porta del Pollino” di San Giorgio Lucano),

i geositi (es.: il Geoparco, patrimonio dell’umanità ell’Unesco),

le conoscenze scientifiche (es.: il pino loricato di 1230 anni),

la trasformazione della ginestra,

i musei,

i siti archeologici,

le grotte di San Giorgio,

le zampogne e gli strumenti musicali tradizionali,

il centro studi e documentazione dello Stato di Noia,

i riti arborei,

le feste, le manifestazioni tradizionali,

l’arte contemporanea,

le lingue minoritarie,

il polo scolastico.

Di vitale importanza per l’intera Strategia, è, tra i servizi essenziali nella Istruzione, è la realizzazione di un “Polo Scolastico” in forma di un “Asilo di istruzione”, di un “Asilo formativo”, alla maniera, già avviate in altre Aree Interne, degli “Asili dell’Appennino” del Basso Pesarese ed Anconetano e delle “Dimore della creatività” delle Alte Marche, per:

potenziare alcune competenze didattiche;

 inserire nuovi percorsi di studi rispondenti alle vocazioni territoriali;

potenziare i laboratori e gli indirizzi a forte specializzazione produttiva;

promuovere servizi di orientamento

che agiscano sul tema delle “transizioni”, valorizzando il racconto di un’area economica e delle sue potenzialità e promuovendo l’imprenditorialità;

  •   dar vita alla filiera cognitiva;

  •   insegnare le parlate locali, i dialetti, le lingue madri,

    le lingue minoritarie, la ricerca storica delle comunità locali, la cultura materiale;

     

  •   rafforzare ulteriormente le competenze nelle lingue straniere;
  •   svolgere attività di educazione permanente e di formazione degli adulti, in particolare degli operatori culturali e degli educatori delle comunità, come leva per effettuare indagini antropologiche, per comprendere tutti gli aspetti profondi della cultura locale e per stimolare la volontà di partecipazione ai processi di innovazione e, quindi, di creatività.

     

     

    Perché lo sviluppo locale sia reale e sia effettivamente finalizzato alla promozione umana, civile e culturale degli abitanti del posto, è necessario ed irrinunciabile pertanto, organizzare l’animazione socio-culturale e la partecipazione, quali azioni, strumenti, modalità e momenti essenziali per lo sviluppo locale.

Sono i principi regolatori irrinunciabili per “rendere le popolazioni e le istituzioni locali protagoniste dei processi economici, sociali, territoriali ed ambientali, che riguardano loro stesse, non «sopra e prima», ma «dentro e durante» i processi stessi”.

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