Ricostruire il tessuto sociale

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Finalmente l’Italia ha un Governo, dopo quasi tre mesi di estenuanti tentativi e conciliaboli.
La conclusione di un periodo difficile, con la composizione di un nuovo governo, richiama tutti a un senso di responsabilità nelle parole e nei fatti, sempre tenendo conto del rispetto delle persone e del bene comune.
In questo momento difficile servono parole di concordia e di dialogo per abbattere i muri di inimicizia e per superare lo spirito di divisione che sembra diffondersi nel Paese.

don Camillo Perrone

Noi tutti, clero e laici cattolici, abbiamo il compito, per primi, di pacificare gli animi e di dare dei segnali concreti di speranza attraverso un linguaggio sobrio e consapevole.
E oggi, tutti assieme, con carità e con senso del dovere, possiamo scrivere la prima pagina, forse la più importante. Nel nome dell’Italia dell’unità del Paese.
C’è una società da pacificare. C’è una speranza da ricostruire. C’è un Paese da ricucire e c’è un Carta costituzionale bella e cara, con i suoi valori di lavoro, famiglia, giustizia, solidarietà, rispetto, educazione, merito. Con il valore essenziale della pace, senza la quale tutto è perduto: in casa nostra come in Europa, dove l’Europa, con le sue istituzioni, rimane orizzonte da riscoprire proprio per poter abitare davvero la casa.
Non valori astratti, ma una mappa alla quale ancorarsi concretamente per poter rispondere non soltanto alle ambizioni delle forze politiche, ma ai bisogni fondamentali della gente, a partire da quanti sono più in difficoltà.
La Chiesa è pronta a fare la sua parte e a sostenere un programma di Governo che lavori per gli interessi di tutto il popolo italiano. Un programma che, per dirla con le parole di Alcide De Gasperi, abbia a cuore “i milioni di poveri che reclamano un’opera di redenzione sociale; i milioni del ceto medio che mantengono a fatica, nelle accresciute esigenze, il decoro della vita; i milioni di giovani contesi e straziati da opposte fazioni. Ci vuole più amore, più fraternità”.
Ripetiamo; c’è un tessuto umano da ritessere in tutta la società civile italiana in nome della pace civile e sociale. C’è un’umanità italiana che non dobbiamo perdere o lasciar stravolgere da odi o razzismi, ma incrementare e trasmettere ai nostri figli.
C’è rabbia nel Paese: sembra smarrita la speranza di un futuro migliore. Tante sono le difficoltà, soprattutto delle fasce più deboli e anche di quello che un tempo si chiamava il ceto medio. Non vanno sottovalutate. La risposta è una politica seria, che affronti queste problematiche, che favorisca la crescita economica e accresca le possibilità di lavoro, specie per i giovani.

L’origine dei nostri problemi non è certo la presenza degli immigrati: un tema molto enfatizzato, che va ricondotto alle sue dimensioni reali. E rinnoviamo l’appello di Don Luigi Sturzo a “tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria”. E’ infatti eticamente doveroso lavorare per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale.

Mons. Orofino Vincenzo

L’associazionismo cattolico nella recente tornata elettorale è praticamente scomparso dal Parlamento. Come valutare questa assenza?
E che futuro può profilarsi? A proposito nella nostra Diocesi di Tursi-Lagonegro, il cui Vescovo è S.E.Mons.Vincenzo Orofino, è giunta al secondo anno la scuola di formazione all’impegno sociale e politico, istituita dal predetto Presule.
Mettiamo in evidenza che l’impegno all’azione sociale e politica dei cattolici si radica nella fede e viene svolto al servizio del Paese. Fede e laicità è binomio costante. Tre sono i filoni:

l’approfondimento della dottrina sociale della Chiesa (tutta una tematica che si sta riproponendo);

il discernimento del contesto (quella conoscenza della realtà alla luce della parola di Dio);

la competenza specifica nei settori in cui si vuole rendere testimonianza.

Anche nella nostra Basilicata, dove più numerosi sono gli elementi che condizionano, rallentano e rattristano il cammino culturale, sociale, economico, la Chiesa deve far sentire la sua responsabilità e incidente presenza, sia attraverso i suoi ministri, sia attraverso i battezzati: questi opereranno in autonoma responsabilità, da soli o consociati nei gruppi di ogni tipo.
Urge ricostruire il tessuto umano di tanti ambienti sociali, lacerato da tensioni e contrapposizioni. Ha scritto il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti:

“E’ infatti eticamente doveroso lavorare per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale”.

Abbiamo come italiani, un destino comune.
Il bene comune nasce dalla nostra capacità di rendere socialmente visibile il contenuto morale della fede. Dinanzi alla progressiva perdita dell’idealismo cristiano e della sua incidenza nel reale, noi crediamo che niente rimanga più rivoluzionario e potente del pensiero cristiano per vivere le trasformazioni in atto.
In occasione del V Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, Papa Francesco ha rimarcato tutto ciò con grande forza, tessendo l’elogio dell’umanesimo cristiano e chiedendo agli italiani, come cittadini e credenti, di dare nuovo slancio alla laicità cristiana:

“Non esiste umanesimo autentico che non contempli l’amore come vincolo tra gli esseri umani, sia esso di natura interpersonale, intima, sociale, politica o intellettuale. Su questo si fonda la necessità del dialogo e dell’incontro per costruire insieme con gli altri la società civile”.

“La comunità politica – leggiamo nella Costituzione Gaudium et spesesiste proprio in funzione di quel bene comune, nel quale essa trova piena giustificazione e significato e dal quale ricava il suo ordinamento giuridico, originario e proprio. Il bene comune si concreta nell’insieme di quelle condizioni della vita sociale, con le quali gli uomini, le famiglie e le associazioni possono ottenere il conseguimento più pieno della propria perfezione”.
E ora a voi nuovi sindaci lucani, eletti nella tornata elettorale del 10 giugno, vogliamo ricordare che è richiesta la conoscenza piena dei problemi dei vostri Comuni, la fedeltà alle responsabilità, lo sviluppo della comunità. La vostra disponibilità al servizio deve trovare piena corrispondenza nei cittadini. Piena trasparenza nella programmazione e nella contabilità. La valorizzazione degli enti intermedi può garantire le migliori risposte allo sviluppo del territorio.
Rispettate le leggi a garanzia del vostro operato, programmate nel rispetto dei segni dei tempi, ascoltate e interpretate le istanze della base democratica, scoprite le necessità di chi non ha voce, abbiate una predilezione per i poveri, anticipate le domande di quanti sono colpiti da sofferenze varie.

Alcide De Gasperi

Orbene stile e mezzo per il realizzarsi di una politica che intenda mirare al vero sviluppo umano è la solidarietà: questa sollecita la partecipazione attiva e responsabile di tutti alla vita politica, dei singoli cittadini ai gruppi vari, dai sindacati ai partiti: insieme, tutti e ciascuno, siamo destinatari e protagonisti della politica.
Soprattutto, per quanto riguarda la nostra Basilicata, occorre promuovere l’educazione permanente e capillare dei fedeli delle nostre comunità alla solidarietà e mirare a fare della solidarietà la traduzione permanente della cultura cristiana, come coniugazione del Vangelo con la storia degli ultimi. Rapportare costantemente la fede ai comportamenti personali e alle strutture sociali, ordinandoli alla solidarietà.
E vogliamo ancora una volta ricordare a tutti le annose e molteplici emergenze lucane: disoccupazione, spopolamento, problemi ambientali connessi con la salute dei cittadini, il caporalato, l’usura e non meno poi i maltrattamenti e atti violenti verso le donne e verso i bambini.
Uno stato sociale deve coniugare diritti e doveri in vista del bene comune, la difesa del povero e il rispetto di ogni cittadino, le prestazioni ordinarie e la considerazione delle emergenze-urgenze, la priorità dei valori primari, come la vita e la salute.
In un periodo di incertezza sociale ed economica, chi ha responsabilità pubbliche deve sentire, promuovere e testimoniare l’esigenza di diventare quasi un presidio per le categorie più deboli, soprattutto verso coloro che mancano di stabilità e sicurezza nel lavoro.
E’ necessario, perciò, che essi uniscano onestà, autorevolezza e professionalità nello svolgimento dei compiti propri del loro ruolo. Ciò favorirà un reale servizio alla giustizia e alla pace e comunque al benessere di ciascuno in particolare e di tutti in generale.

Commenti

  1. Flora Febbraio ha detto:

    Reverendo don Camillo mi pregio di salutarla e ringraziarla per i suoi illuminanti articoli che leggo sempre con attenzione e dai quali traggo sempre spunti di meditazione. Anche oggi ho letto un articolo ricco, incisivo e, come sempre, dal sapore paterno che si preoccupa e nello stesso tempo stimola e sprona i suoi figli con argomenti e riferimenti convincenti. Grazie.

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