un ricordo di oggi

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Ero una bambina di circa quattro anni, forse meno e ricordo che la mia zia Antonietta mi regalò uno scialletto fatto all’uncinetto tutto a quadratini colorati, bellissimo. La zia mi fece quel regalo perchè, insieme ai miei genitori, dovevo andare a Napoli per “passare” la visita per poi poter partire per il Brasile dove ci attendevano dei parenti che anni prima vi si erano trasferiti e procuravano altri capaci artigiani: quei luoghi, per sviluppare le potenzialità e adeguarsi alla modernità che decollava, richiedevano persone di talento già formate.

Flora Febbraio

Poi le cose andarono diversamente e mio padre decise di non partire. Senza contare che già quando ero in grembo di mia madre, papà si era apprestato a tale avventura per uguale proposta. Ho raccontato questa mia storia perché in questi giorni assistiamo a qualcosa che ci obbliga a riflettere, non che in precedenza non si pensasse. La mia vuole essere solo una riflessione, certamente non nei termini in cui ne veniamo colpiti e coinvolti, bensì sul disagio che viviamo costantemente e quotidianamente.

Noi italiani non siamo discriminanti, siamo accoglienti e generosi e penso di poter dire che il nostro fastidio sta proprio nell’impossibilità di poter accudire gli ospiti che bussano alla nostra porta. Naturalmente a farci arrabbiare poi sono le pretese che si avanzano, la presunzione e insieme la criminalità che si ingrassa con questa realtà. Quindi secondo me non è più tempo di buonismo.

E’ tempo di mettere le cose a posto e dare nomi appropriati a certi comportamenti. Di un po’ di capacità di ragionamento e obiettività, siamo tutti dotati. Cerchiamo di non mentire a noi stessi.

 

 

senza nome

Ti fai largo tra la folla per conquistar la rampa.

Non hai trolley con te

Ti spinge il marinaio:

– Verso il basso devi andare!-

Ti avvii, sorridi e felice pensi:- Il primo passo è fatto!-

Pregusti la speranza. Ora la stiva è piena.

Poi scatta il catenaccio, neanche più ti sposti.

Penombra quanto basta per conoscere il bottino e,

delle tue illusioni, ti scopri prigioniero.

Più tardi tutti in giostra.

Che caldo, che sconquasso! – Chi è che schiaccia?! –

Un’altra giravolta, ti trovi a testa in giù.

Sono urla, son pianti. – Chi schiaccia? –

Neanche un colpo batti, stipato e ben pressato.

Paura…Terrore…Panico…

Soffochi sommerso da altri come te.

Futuro più non c’è.

Tra pianti e sgomenti, impotente, lentamente ti spegni.

Termina qui il tuo agognato andare

Nigeriano, Somalo o Siriano?

Ignoto, nel mare riposerai.

Commenti

  1. enustrini ha detto:

    I ricordi, la celata nostalgia, il ritmo apprensivo dell’ignoto. E’ sempre un piacere la lettura di Flora Febbraio.

  2. Antonio Fortunato ha detto:

    Bellissima la poesia.Complimenti Flora.Sono d’accordo con te sul fatto di mettere le cose a posto circa gli immigrati.Ricordo nostri concittadini che ,arrivati a Napoli dopo la guerra per emigrare negli Stati Uniti d’America,dovettero ritornare al paese perché iscritti al Partito Comunista Italiano.Cosa gravissima.Noi pero’ oggi qualche cosa dobbiamo fare per non far precipitare la situazione.

  3. Flora Febbraio ha detto:

    Ringrazio dell’ attenzione ai miei pensieri. mi faro’ sentire con maggiore impegno,

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