La VII^ Festa Nazionale della Montagna sul Pollino 60 anni fa

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Dopo la seconda guerra mondiale l’attenzione dei governanti si è rivolta all’importanza dell’agricoltura e della selvicoltura per l’economia delle zone e non soltanto montuose.
Ma innanzitutto vogliamo qui ricordare un grande deputato, l’on. Paolo Bonomi, che ha speso la sua vita fondandola sulla speranza, sul coraggio, sull’intraprendenza a servizio di quella che nel dopoguerra era la classe più povera del Paese, quella dei contadini.
Appunto verso la fine del secondo conflitto mondiale Bonomi fondò la Confederazione Nazionale dei Coltivatori Diretti che oggi è una grande forza sociale. Grazie a lui l’agricoltura italiana è diventata leader a livello internazionale, conseguendo primati sul piano qualitativo, ambientale e sanitario; nel 1950 è approvata la legge di riforma agraria. Ricordiamo le casse mutue, strutture efficienti al servizio degli agricoltori, per merito di Paolo Bonomi.
Ma veniamo ai nostri problemi agro-forestali calabro-lucani.

Con la Festa Nazionale della Montagna  (24 agosto 1958 sul Pollino), si manifestò la volontà di affrontare, dopo secoli di abbandono, i problemi di queste popolazioni che speravano di poter migliorare il loro modo di vivere, di operare e associarsi al progresso della Nazione.
Appariva necessario, quindi, che l’economia di queste genti si modernizzasse nella scelta delle colture con l’avvicendamento, nella concimazione dei terreni, nei sistemi di lavorazione.
Anche l’attività armentizia doveva essere rinnovata: mandrie e greggi di migliaia di capi di bestiame allo stato brado, dovevano essere sostituite da aziende di piccole greggi e mandrie nel piano sub-montano con movimenti verticali del bestiame, per sfruttare i pascoli dei declivi, le praterie dei pianori montani.
Le numerose sorgenti utili per la costruzione di abbeveratoi, i ricoveri per il bestiame, il rifugio per il personale e l’apertura di stradine di penetrazione avrebbero contribuito al miglioramento.
L’attività armentizia doveva essere orientata, con la formazione di cooperative, al migliore allevamento e sfruttamento del bestiame per la fornitura di carne e al moderno sfruttamento del latte e di tutti i prodotti caseari da commerciare.
La Festa della Montagna voleva e doveva essere la premessa di una programmazione avente la finalità di presentare e di far conoscere e di valorizzare, e nello stesso tempo tutelare il patrimonio boschivo e paesaggistico, le bellezze naturali ineguagliabili del massiccio del Pollino, che si distende dall’uno all’altro mare, seguendo la linea dei paralleli, e l’inizio della rinascita economica, industriale, turistica e sociale delle genti lucane e calabresi.
L’economia di queste popolazioni, che era sempre preminentemente agricolo-pastorale, doveva modernizzarsi e integrarsi sia nella scelta delle colture con l’avvicendamento e sia nei sistemi di lavorazione e di concimazione dei terreni, lasciando al pascolo e ai foraggi quelli instabili o poco produttivi.
Dallo svolgimento della settima Festa Nazionale della Montagna (24 agosto 1958) sul Pollino sono trascorsi 60 anni, ma per le popolazioni interessate – secondo alcuni giudizi – poco è stato realizzato.
L’area del Lagonegrese e del Pollino vivono una fase di grave crisi, determinata dalla mancanza di serie prospettive di sviluppo e di lavoro.

Monte Pollino – Piano Gaudolino

Siamo purtroppo il Sud del Sud della Basilicata (come osava dire sempre il compianto Vincenzo D’Albo). Un’area marginale della Basilicata, con potenzialità tutte attestate sul versante ambientale, storico, culturale, enogastronomico, collocata in gran parte nel Parco del Pollino che non ha prodotto tutto quello che avrebbe potuto produrre.
Intanto piccole cooperative, giovani imprenditori, iniziative nate e funzionanti quasi per miracolo in questi anni, chiedono oggi di essere sostenute per dare concretezza e visibilità al Parco del Pollino. I cittadini vogliono riscattare il proprio futuro.

Frequentando i comuni ci si accorge che i giovani hanno voglia di restare nei luoghi di residenza, dopo anni di emigrazione che ha falcidiato intere generazioni. Il numero crescente di posti letto, la ristorazione e la qualità dei servizi offerti nei centri abitati dimostrano come il Pollino sia ormai meta consolidata per turisti provenienti non solo da tutte le regioni d’Italia, ma anche da molte nazioni europee ed extra-europee.
Il Pollino è un complesso orografico di notevole importanza: con la sua natura primigenia, con le sue testimonianze floristiche e faunistiche rare ed eccezionali rappresenta un inestimabile patrimonio. Un posto di terapia che tonifica, con un clima mite e stimolante, una vera oasi dello spirito. I luoghi naturali, coperte di vaste faggete, di neve, formati di rocce dolomitiche, di accumuli morenici, di circhi glaciali, punteggiati di timpe, di grotte, si arricchiscono di pittoreschi centri storici molto suggestivi.
Quindi la natura e la cultura del Pollino, il quadro globale e unitario del suo patrimonio fisico ed umano, multiforme e complesso, vasto e diverso, spaziano da valori naturalistici, geomorfologici, vegetazionali, botanici, faunistici, a valori paesaggistici, storici, archeologici, etnici, antropologici, culturali, scientifici, unici ed irripetibili.
Il Pollino è un vero e proprio “oro verde” ovvero un “polmone verde”. La parte di natura più “prestigiosa” e più rinomata è fatta di rocce dolomitiche, di bastioni calcarei, di pareti di faglia di origine tettonica, di dirupi, di gole profondissime, di grotte carsiche, di timpe di origine vulcanica, di inghiottitoi, di pianori, di prati, di pascoli di alta quota, di accumuli morenici, di circhi glaciali, di massi erratici, fragorose cascate, suggestive aree calanchive, profonde valli, immensi letti fluviali percorsi soltanto da sottili vene d’acqua, veri e propri mari di ciottoli che costituiscono un paesaggio di incomparabile bellezza.
A proposito occorre promuovere attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica, anche interdisciplinare, nonché attività ricreative compatibili; occorre difendere e ricostituire gli equilibri idraulici e idrogeologici; ma soprattutto applicare metodi di gestione e di restauro ambientale idonei a realizzare una integrazione tra uomo e ambiente naturale. La realtà vera dell’area Sud lucana (anzi del Sud d’Italia) ha bisogno di una terapia d’urto, cioè sostanziale ed autentica, non ausiliatica, che le dia guarigione, sviluppo integrale, cioè valorizzazione piena, socio-economica e turistica.
Ribadiamo le istanze dell’area Sud lucana: forestazione, pulitura dei boschi, intensa prevenzione contro gli incendi boschivi e contro i frequenti dissesti idrogeologici, soppressione limitata di cinghiali che imperversano ovunque con danni all’agricoltura; miglioramento della qualità della vita, la riduzione della disoccupazione e dell’emigrazione, l’ottimizzazione delle risorse, lo sviluppo di una economia diversificata, la promozione culturale, ricreativa, sportiva; buona occupazione in settori di grande resilienza come l’agricoltura, dotata di enormi potenzialità inespresse ma ancora attraversata da fenomeni di sfruttamento e caporalato.
Proteggere le aziende agricole, spesso danneggiate da calamità naturali con indennizzi adeguati e politiche mirate. Occorrono investimenti produttivi, specialmente nelle aree sottoutilizzate. Va aperto uno spazio strutturato in cui governo, sindacato e impresa operino insieme su interventi di sistema capaci di sbloccare occupazione.

on. Paolo Bonomi

A proposito raccomandiamo la valorizzazione e promozione dei prodotti di qualità certificati del Pollino: ad es. i fagioli bianchi e la melanzana rossa di Rotonda, la patata bianca di S.Severino Lucano, i peperoni di Senise, il sambuco di Chiaromonte, i funghi e i tartufi della valle del Serapotamo, il Grottino di Roccanova, i fagioli di Sarconi, i formaggi prelibati di Moliterno.
Siamo convinti che la qualità dei prodotti e la cultura del territorio sono profondamente legati, e contribuiscono anche allo sviluppo del turismo e dell’agriturismo.
In conclusione occorre rilanciare le politiche per l’incentivazione della cultura imprenditoriale e la formazione professionale. Il Pollino, un’area interna, anemizzata delle proprie forze giovani, minimizzata nei suoi valori, non è più disposto a tollerare un certo immobilismo e la mera sopravvivenza. Occorre dotare il territorio di strumenti adeguati alle dinamiche del mercato che privilegino la sinergia tra soggetti pubblici e privati e iniziative di sistema. Ribadiamo ancora una volta lo sviluppo globale che immetta il Pollino fra i grandi circuiti del Paese. Lo sviluppo delle aree interne deve essere un impegno prioritario per la Regione e per lo stesso Ente Parco del Pollino.
Le aree interne vanno aiutate verso uno sviluppo congeniale alle risorse presenti sul territorio: dal turismo alla zootecnia, all’agricoltura, all’artigianato, alla piccola industria e al turismo.

Commenti

  1. Antonio Fortunato ha detto:

    Ricordo anch’io quella festa:ero ragazzino.Devo dire con tutta franchezza che molti problemi di allora non si sono risolti,anzi si sono aggravati.Ma come si potevano risolvere con ministri come Bonomi e i governi DC se ,come sempre,gli scandali in agricoltura e non solo erano a portata di mano?Don Camillo,ricordate lo scandalo della Federconsorzi nel 1963,Ministro Bonomi?Sparirono mille miliardi di lire dalle casse del Tesoro che finirono alla Coldiretti di Bonomi e alla Democrazia Cristiana.Infatti,dopo la denuncia di Manlio Rossi-Doria e il grande attacco di Giancarlo Pajetta del Partito Comunista Italiano Bonomi non venne piu’ nominato ministro e Mariano Rumor ammise lo scandalo nei governi successivi.Nessuno ha pagato.Ecco perché oggi questi partiti sono stati spazzati via.Ecco perché la Chiesa che benediceva la Coldiretti ha perduto credibilita’:è stata sempre legata al potere.Ripeto ancora una volta:la storia va detta tutta.Anche se a volta fa male.

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