Paolo VI°, i quindici anni di un grande Papa

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L’arcivescovo di Milano Cardinale Giovanni Battista Montini venne eletto papa in un brevissimo conclave che si svolse tra il 19 e il 21 giugno 1963.
Giovanni XXIII aveva rotto il ghiaccio viaggiando fino a Loreto, ma Paolo VI allargò questo aspetto itinerante del servizio papale, che rispondeva alle esigenze di un mondo caratterizzato dalla mobilità.
I suoi interventi nei lavori conciliari furono volti a ottenere il massimo di unanimità possibile. E’ stato detto che Paolo VI ha fatto di tutto per creare condizioni che consentissero l’accordo più ampio possibile. Molti suoi gesti indicano la preferenza per un esercizio partecipato del potere, una grande attenzione ai diritti delle persone.

don camillo Perrone

Tangibile nel pontificato di Paolo è il ministero della pace che si fonda nel costante richiamo di conciliazione verso lo strazio dei conflitti nazionali, razziali, territoriali, locali, regionali, nei Paesi insanguinati ed ovunque ove la violenza, il terrorismo, il razzismo, la emarginazione, la oppressione siano in atto.
In questo ministero di pace iscriviamo gli interventi per la giustizia urgente verso i popoli del sottosviluppo che gridano verso i popoli del privilegio; iscriviamo gli appelli e gli interventi per i Paesi della fame o l’assistenza nelle calamità che affliggono il genere umano.
Il magistero di pace si esprime con la presenza attiva della Santa Sede negli organismi internazionali, rivendicati come istituzioni di progresso e di incontro, da animare oltre che difendere, perché punto di dialogo.
Magistero di pace per riportare il mondo profano ad una religione che si direbbe estranea e contraddetta da tante voci della cultura dominante dell’ambiente e del costume. Paolo VI apprezza e onora il mondo moderno nel suo sviluppo umano, ma vuole operare perché esso trovi il supporto dei veri valori minacciati di essere distrutti. Ma in modo speciale questo magistero di pace si esprime verso la comunità ecclesiale, perché sia una e non divisa,
in comunione e non in contraddizione, in obbedienza e non in insorgenza a l’unione dei fedeli. Perché non sia vano nome, si deve fondare soltanto nella verità, nella carità, nell’obbedienza.
Ma non sarebbe completa l’immagine dello stile di papa Montini, se non si ricordasse l’appello con cui si rivolse a coloro che tenevano prigioniero l’amico carissimo Aldo Moro e più ancora l’accorata preghiera intorno ai suoi funerali. In queste espressioni, che venivano dal fondo del suo cuore, si rivelava il grado di amore e di sofferenza a cui questo affetto amicale lo induceva.
Appunto 40 anni fa, il 21 aprile 1978, il Papa volle scrivere agli “uomini delle Brigate Rosse”: un’implorazione, rimasta inascoltata, perché Moro fosse restituito “alla libertà, alla famiglia, alla vita civile”. “Vi prego in ginocchio – supplicò Paolo VI – liberate l’On.Aldo Moro, semplicemente, senza condizioni”. Parole misurate una per una, che il Papa scrisse di suo pugno.
Fu il primo Papa a visitare le Chiese particolari sparse nel mondo con una duplice attenzione per il dialogo ecumenico ed inter-religioso e per gli ultimi. Fu il primo Papa alle Nazioni Unite, dove chiese al mondo un impegno per i Paesi in via di sviluppo, il disarmo, la lotta alla fame e la cessazione dei conflitti ed un concreto adoperarsi per un umanesimo planetario, capace di edificare l’unica vera civiltà degna dell’uomo: la civiltà dell’amore.

Volle significare attenzione per i popoli nomadi, per gli operai, gli orfani, i carcerati, gli sfruttati.
Il suo magistero fu sempre di grande spessore evangelico, cattolico e umano. Montini ha saputo annunciare Gesù all’uomo del Novecento con il giusto linguaggio non solo nella forma ma nel senso pieno della Parola incarnata. E’ stato un santo autentico: la sua dottrina e la sua condotta erano Vangelo trasparente.
Papa Montini è stato un esempio di fortezza e umiltà: un’armonia fra la serenità della fede, la tenacia negli intenti di bene e la preghiera e la sollecitudine per il prossimo. Tutto questo sfociava e si esaltava nella carità, vertice della perfezione cristiana. E’ stato il Papa delle grandi azioni pedagogiche di carità, compresi i viaggi apostolici – per l’instaurazione del suo sogno evangelico della “civiltà dell’amore” – e dei continui gesti di sollecitudine fraterna.
Così Paolo VI nella “populorum progressio” con un senso di grande concretezza a proposito dello sviluppo disse:

“Lo sviluppo vero è il passaggio per ciascuno e per tutti da condizioni meno umane a condizioni più umane”.

Meno umane: le carenze di coloro che sono privati del minimo vitale e le carenze morali di coloro che sono mutilati dall’egoismo;
più umane: l’ascesa dalla miseria verso il possesso del necessario, la vittoria sui flagelli sociali, l’ampliamento delle conoscenze, l’acquisizione della cultura fino al riconoscimento da parte dell’uomo dei valori supremi.
Paolo VI quindi parla di uno sviluppo pieno e totale dell’uomo respingendo decisamente ogni forma riduttiva. Deve crescere tutto l’uomo, ogni uomo.

Papa Francesco nella sua esortazione Evangelii gaudium cita molte volte Evangelii nuntiandi e ne condivide il concetto di evangelizzazione, che Montini chiamava l’ “idea-madre” e che prevede di andare tra gli ultimi, costruire ponti tra le culture, la ricchezza e la povertà.
Con la metodologia del “dialogo della salvezza”, è stato interlocutore apprezzato da tanti laici, di diversi settori culturali, aprendo un varco nel raffronto con la modernità da cui hanno avuto inizio tutti gli sviluppi successivi.
Una linea di continuità che avrà il suo apice il 14 ottobre prossimo, quando questo grande Papa sarà proclamato santo.
Il 6 agosto di 40 anni fa egli moriva. Il Presidente della Repubblica italiana, Sandro Pertini disse:

“Abbiamo perso un Papa che aveva capito i drammi della modernità e un vero artigiano del dialogo e della pace”.

Il pontificato di Paolo VI è stato difficile e spesso doloroso, ma fecondo. L’intento di Papa Montini fu di “rinnovare, dilatare la vita della Chiesa – che tenne sempre unita – e cercare nuove vie per annunciare Cristo, secondo i fini del Concilio. Il doveroso, continuo rinnovamento cui la Chiesa è chiamata, diceva, deve identificarsi con la sua conversione ed esprimersi nella gioia dell’evangelizzazione.
Pontificato tribolato a motivo del periodo molto effervescente, avendo Montini conosciuto anche i forti rischi della modernità e della secolarizzazione; ma il Papa della fermezza e della carità non ha avuto mai indulgenza verso la mimetizzazione, anche quando servire la verità costava un grande sacrificio.
Ed effervescente è il nostro tempo. Sembra che si faccia fatica a considerarci uguali e partecipi dello stesso destino umano.

Sarebbe necessario che si moderassero i linguaggi, i proclami politici e che si comprendesse che senza un minimo di fraternità le società precipitano in baratri profondi; servirebbe una presenza più decisa dei cristiani improntata alla mitezza. Tempo effervescente il nostro: sfide cruciali, polemiche, scontri, tensioni etiche nella politica e nella società scandiscono i nostri giorni.
Italiani sempre atterriti da pubbliche tragedie (ad es.crollo di Genova), calamità, sisma e tanta insicurezza. Ora scontro tra Matera e il Governo circa la rimodulazione dei fondi.
Si soffre per periferie dimenticate circa i tagli ai progetti di riqualificazione. La norma inserita nel decreto Milleproroghe da qualche giorno fa allarmare – e discutere – sindaci e partiti di centrosinistra, mentre l’On. Antonio Tajani a Francavilla in Sinni pone l’accento sul possibile riscatto del Sud.
In conclusione Papa Montini è davvero un maestro di grande attualità a cui ispirarsi.
Serve quindi un’idea di vita buona, improntata alla dimensione della sobrietà, del vivere relazionale, del superamento dell’individualismo antagonista, referenziale e la presenza di un progetto ricostruttivo. E’ da imboccare la strada dell’unità organica che, lungi dal mortificare l’originalità e la responsabilità di ciascuno, si costruisce gettando ponti tra le diversità, creando convergenze sempre più ampie, in uno stile che sappia riconoscere la complessità dei nostri tempi e un atteggiamento di fiducia e di fratellanza fra gli uomini.

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