Paolo Benvegnù e Marina Rei chiudono il XX Vulcanica Live Festival – Intervista al cantautore lombardo

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“se sono un “lucanista” lo devo al mio maestro di Venosa”

Chiara Lostaglio

Il Vulcanica Live Festival si conclude con buon esito anche quest’anno, con la presenza di rilevanti artisti del panorama musicale nazionale, così come tutti gli altri che hanno calcato il palco del Palazzo Fortunato di Rionero in Vulture e di Monticchio, nel corso di questi vent’anni.

24 grana, Afterhours, Max Gazzè, Giovanni Allevi, Stefano Bollani, Enrico Rava, Ludovico Einaudi, Paolo Fresu, John Scofield, Danilo Rea, Cristina Donà, Vinicio Capossela, Nicola Piovani per citarne alcuni.

Per questo anniversario speciale, il festival ha ospitato nella prima serata The Personagg, vincitore dell’Italia Wave Basilicata 2008, autore di canzoni rock’n’roll, folk e punk dall’acuto sarcasmo e Lorenzo Kruger, cantante ed autore del gruppo Nobraino che si è esibito voce e piano affascinando con una performance fra teatro e musica.

Protagonisti della serata conclusiva sono stati Marina Rei e Paolo Benvegnù, introdotti dagli Epochè “Best band Arezzo Wave Basilicata” nel 2017 che si sono esibiti voce/ chitarra e violino regalando sonorità delicate dal sapore americano.

Marina Rei foto di Giovanni Marino

Canzoni contro la disattenzione” è l’originale progetto nato dalla felice collaborazione tra i due musicisti impegnati, da giugno, a portarlo in giro per l’Italia.

Un concerto che ha sedotto anche il pubblico del Vulcanica che ha ascoltato con grande interesse alcune delle loro più significative canzoni, brani inediti e pezzi rivisitati di Fabrizio De Andrè, Ivano Fossati, Paolo Conte, Lucio Dalla.

Marina Rei, polistrumentista dalla potente voce, è una performer eccezionale che si muove sul palco con disinvoltura e grinta in totale simbiosi con il suo “cavaliere dal cuore gentile” (come lo presenta lei) Paolo Benvegnù, cantautore sensibile e raffinato.

E proprio con lui ci fermiamo, a fine concerto, per scambiare delle impressioni:

Paolo Benvegnù foto di Giovanni Marino

Come nasce l’idea di questo progetto con Marina Rei?

“Quanta disattenzione c’è nel mondo, noi stessi magari siamo disattenti, allora abbiamo pensato: tu scegli le mie canzoni, io scelgo le tue e poi prendiamo dei brani in modo tale che ogni parola esploda nella sua intenzione attraverso l’armonia e la dedizione che mettiamo nel fare questo progetto che cresce di volta in volta con grande veemenza. Noi partiamo sempre un po’ intimiditi e poi la forza di questi brani concatenati l’uno all’altro ci prende in modo incredibile. Questa sera, a un certo punto, i pezzi suonavano da soli non suonavamo neanche più noi. E’ molto bello ritengo che sia una bellissima esperienza per me”

Quanto può incidere la musica d’autore oggi seconde te?

“Incide poco. Però so quanto incide per me, per Marina e per i miei compagni. Incide profondamente anche nello stato d’animo che abbiamo nel dedicarci al suonare, alla musica. Perciò per noi resistenti ha valore. Per la massa non ha valore: la musica ha soltanto valore per fare soldi e potere di presenza, siamo del resto nel momento più narcisista di tutti i tempi. In alcune frange più elevate degli Stati Uniti, nella Est Coast, questa cosa è già passata e c’è già una nuova ondata di bellezza, spero che arrivi qua presto”.

Quale suggestione vi ha dato poter suonare in questo luogo ricco di storia, il Palazzo Fortunato di Rionero in Vulture?

“La prima suggestione che mi posso permettere è che è incredibile entrare in una biblioteca e vedere degli oggetti, dei manufatti di duemilaseicento anni. Ci sono alcuni libri antichi, ma la cosa che sorprende di più sono, ad esempio, dei dadi in alabastro di origine romana o dei piccoli otri del IV secolo a. C. Io nel mio piccolo sono un meridionalista ma, soprattutto, un lucanista perché il mio maestro elementare era originario di Venosa si chiamava Giuseppe Pierri. Io vivevo a Milano e lui mi ha fatto conoscere questa terra attraverso i suoi racconti, così, appena ho potuto venirci l’ho vissuta e la vivo con grande intensità. Ogni tanto vengo qui, specialmente in questo periodo, quando i campi di grano vengono arsi ed è sempre un’emozione gigantesca. Qualche anno fa, nel 2009, suonai qui nuovamente; far parte di questa cornice con una luna così, mi sembra qualcosa scritta da Gesualdo da Venosa e non tanto da me, perciò mi faccio guidare da questo”.  

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