Incredulità e rabbia per un’estate tragica

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Archiviato il mese di agosto, anomalo e funesto, via ai commenti.
Sono molteplici le paure, le ansie e le preoccupazioni che contraddistinguono l’esistenza d’ogni essere umano: stati d’animo che si differenziano per il numero, per la natura e per l’intensità, a seconda delle diverse condizioni di vita del singolo individuo e, anche, della sua maggiore o minore fragilità psicologica.
Si tratta di paure di più ampio respiro come, ad esempio, quella della guerra, delle malattie o del futuro, ma anche di vere e proprie fobie, come quelle per l’aereo o per i luoghi chiusi, sempre per rimanere nell’ambito dei casi più frequenti.

Don_Camillo_Perrone

In queste ultime settimane, tuttavia, l’innegabile inquietudine, che spesso caratterizza il cammino dell’uomo, si è inevitabilmente manifestata – soprattutto agli occhi di noi italiani – nei volti smarriti e affranti della gente di Amatrice, degli altri centri cioè dei paesi dell’Italia centrale, provati da terribili terremoti e da un continuo sciame sismico.
Poi l’esplosione che ha fatto crollare il ponte dell’autostrada di Borgo Panigale.
Inoltre la tragica escursione (quegli allarmi inascoltati!): sorpresi dal torrente 10 vittime in Calabria – Parco del Pollino. Ma soprattutto tener viva la memoria nonché l’attenzione sulla tragedia di Genova.
Incredulità, rabbia, dolore, tristezza. Ma anche orgoglio e voglia di rialzarsi. Sono questi i sentimenti più diffusi tra i genovesi, a circa 30 giorni dalla catastrofe del ponte Morandi. Tantissimi i messaggi di incoraggiamento e di speranza, lasciati anche in altre lingue, arabo compreso, dai turisti che passavano per la piazza. Ecco il messaggio di Mattarella:

“Si dovrà ricercare con forza e vigore l’accertamento delle responsabilità di questo crollo e di questa tragedia inaccettabile”, ha detto il capo dello Stato ricordando che “quanto accaduto impone una verifica accurata sulle cause del crollo, oltre a un impegno unitario sul fronte della sicurezza dei trasporti”.

Ci troviamo con situazioni di dolore e di difficoltà molto gravi.
E’ questa l’ora in cui la speranza deve prendere vigore nella coscienza del nostro popolo. E’ fondata sulla fede in Cristo. Una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di muovere la storia.

Il cristiano non può rinunciare a sognare che il mondo cambi in meglio. E’ ragionevole sognarlo, perché alla radice di questa certezza c’è la convinzione che Cristo è l’inizio del mondo nuovo, che Francesco così sintetizza:

“La sua risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. E’ una forza senza uguali. Nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo”.

In proposito il cristiano è ottimista. Non perché sfugge la realtà, ma perché la sa cogliere. E la realtà è questa: Dio guida oggi, come ha guidato ieri, e come guiderà domani, la storia: quella quotidiana di ciascuno di noi.
Nel cuore del cristiano allora non c’è posto per il fatalismo o per la rassegnazione. C’è posto per la speranza sorretta da una fede adamantina. Ma c’è un assioma latino che recita: “ Melius cavere quam pavere” cioè “Meglio essere cauti, prudenti, che paurosi”. Affiorano quindi queste urgenze: attenzione rigorosa, controllo, vigilanza, discernimento, trasparenza, saper ponderare tutto in rapporto a quelle cose che si vogliono realizzare. Inoltre: prevenzione a tutti i livelli, mappatura delle criticità, messa in sicurezza e quant’altro.

Genova ponte Morandi

Effettivamente ciascuno deve assumere coraggiosamente le sue responsabilità e svegliare e stimolare le responsabilità solidari di tutta la Nazione, che deve sentirsi coinvolta nel dramma della gente, della classe politica che governa e amministra, delle agenzie culturali, delle forze sociali, degli operatori economici, che son chiamati a elaborare e attuare un valido programma per la ricostruzione e lo sviluppo.
Innanzitutto, mettere in sicurezza gli edifici pubblici, a partire da quelli strategici, oltre i ponti, i viadotti e le infrastrutture strategiche. In Italia sono tantissimi gli edifici pubblici non a norma. L’Italia intera è ad alto rischio, proprio perché è geologicamente giovane e di frontiera. Non ci sono aree totalmente esenti. La politica ha le sue colpe per il passato e ancora più grandi responsabilità per il futuro. Però bisogna avere l’onestà di riconoscere che esistono colpe e responsabilità diffuse. Per essere efficace la ricostruzione che verrà dovrà essere anche ricostruzione di un senso civico smarrito o forse assopito.
Genova ha pianto, unita, per le vittime italiane e straniere. E unita chiede di rialzarsi, di continuare a sperare. E dal capoluogo ligure ci trasferiamo alla nostra cara Basilicata alle prese con tematiche e problematiche socio-poltiche ed economiche mastodontiche e abbastanza notorie. Opportunamente S.E. Mons.Vincenzo Orofino, Vescovo di Tursi-Lagonegro ecco cosa suggerisce:

“Il popolo lucano ha bisogno di un sussulto di orgoglio, di un rinnovato fervore di partecipazione sociale e culturale, di un più vivace e democratico confronto politico, di amministratori più illuminati…
C’è bisogno di una Chiesa più profetica, più propositiva e più capace di coinvolgersi con la vita concreta delle persone. C’è bisogno di adulti (operai, imprenditori, economisti, sindacalisti, sacerdoti, insegnanti, politici, etc…) che sappiano educare i giovani ad affrontare nel modo giusto il problema del lavoro introducendoli alla pratica e al senso del lavoro, attraverso un’adeguata educazione all’iniziativa privata, all’impegno personale, alla fatica, al sacrificio, all’esercizio della volontà, alla giusta competizione, al valore del merito, alla collaborazione e alla condivisione delle fatiche e dei risultati, alla solidarietà”.

In conclusione le tragedie immani sopra descritte sono però per tutti un forte richiamo alla conversione. Improvvisamente con i ponti, i viadotti e gli edifici sono crollati tanti miti del nostro tempo: il benessere a ogni costo, il consumismo, la ricerca della sicurezza. E’ emerso il valore essenziale: l’uomo nella sua nudità, nella sua vita, l’uomo che deve essere rispettato, amato, salvato, promosso. Non si può ritornare alle disinvolte, pigre ed egoistiche abitudini di prima, ma occorre un serio rinnovamento nella vita privata e familiare, nel costume civile. La ricostruzione sarà possibile solo se ci si impegna sinceramente a rispettare le irrinunciabili esigenze di una quotidiana moralità civile.

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